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tesseramento 2010 ISCRIVITI !
| . - martedì 20 luglio 2010 
Aderendo al PCL
si sottoscrivono le quattro linee di indirizzo generali riportate nella tessera:
1) L’opposizione alle classi dominanti e ai loro governi, siano essi di centrodestra o di centrosinistra;
2) La prospettiva di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici che abolisca il modo di produzione capitalistico e riorganizzi la società su basi socialiste.
3) Il collegamento costante tra gli obbiettivi di lotta immediati e la prospettiva di fondo dell’alternativa anticapitalistica.
4) La prospettiva di un’alternativa socialista internazionale, e quindi di un’organizzazione rivoluzionaria internazionale dei lavoratori.
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Coordinating Committee for the Refoundation of the Fourth International (CRFI)
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Partido Obrero (Argentina)
Worker's Party (Argentina)
http://www.po.org.ar/
Εργατικό Επαναστατικό Κόμμα (Ελλάδα)
Workers Revolutionary Party (Greece)
http://www.eek.gr/
Partito Comunista dei Lavoratori (Italia)
Communist Party of Workers (Italy)
http://www.pclavoratori.it/files/index.php
Partido de los Trabajadores (Uruguay)
Workers Party (Uruguay)
http://www.pt.org.uy/
Partido Obrero Revolucionario (Chile)
Revolutionary Worker Party (Chile)
http://www.por-chile.cl/
Opción Obrera (Venezuela)
Worker Option (Venezuela)
http://www.opcionobrera.org/
Grupo de Acción Revolucionaria (Mexico)
Revolutionary Action Group (Mexico)
http://www.grupodeaccionrevolucionaria.cjb.net/
Refoundation and Revolution Group in Solidarity (United States of America)
http://refoundation.home.igc.org/
Marxilainen Työntekijät League (Suomi)
Marxist Workers League (Finland)
http://www.mtl-fi.org
Partıto Da Causa Operarıa (Brasil)
Workers Party (Brazil)
http://www.pco.org.br/
Agrupacion Marxista Revolucionaria (Bolivia)
Revolutionary Marxist Group (Bolivia)
http://www.amr-bolivia.blogspot.com/
Revolutionary Core (Romania)
Samburile Revolutiei (România)
Devrimci İşçi Partisi Girişimi (Türkiye)
Revolutionary Workers Party Initiative (Turkey)
http://www.iscimucadelesi.net/
無產階級學會 (中國/香港)
The Proletarian Society of China is close to the CRFI (China/Hong Kong)
العمال الاشتراكي للجامعة فلسطين
הליגה הסוציאליסטית עובדים פלסטין
Socialist Workers League is close to the CRFI (Palestine)
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CRFI supports these organizations
أبناء حركة التربة فلسطين
פלשתין בני הקרקע התנועה
Harakat Abnaa elBalad (Arabic with Latin letters)
Sons of the Land Movement (Palestine)
http://www.abnaa-elbalad.org/
| Autore: |
1457314@aruba.it |
Creato: |
20/07/2010 13.14 |
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| PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI LIVORNO |
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DISPONIAMO DI BELLISSIME MAGLIETTE
CON LA FRASE STORICA DI TROTSKY

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la diossina degli inceneritori
E' il profitto la prima causa delle morti per tumore in Toscana
La Versilia è al primo posto in Toscana per mortalità da tumore. Questa terribile notizia diffusa in questi giorni dagli organi di informazione conferma ancora una volta che le condizioni dell’ ambiente e della salute in Toscana sono pessime. Ma tutto questo non è arrivato per puro caso. A Pietrasanta era in funzione fino a qualche mese fa un inceneritore di rifiuti che era una vera bomba ecologica.
La magistratura l’ ha bloccato dopo che si è scoperto che venivano falsati dati delle sostanze nocive, in particolare diossine, emesse dall’ impianto in quantità anche 17 volte superiori alla norma. Le accuse contro i gestori dell’ impianto comprendono il danneggiamento aggravato, lo sversamento di sostanze pericolose in aree verdi e residenziali, e violazione delle regolamentazioni ambientali.
Per anni gli abitanti delle zone limitrofe sono stati avvelenati. La sostanza più drammaticamente coinvolta è la diossina. Le diossine si producono e vengono emesse nella combustione di materie organiche, come risultato di una combustione incompleta. I maggiori quantitativi provengono dall’incenerimento dei rifiuti. Le diossine emesse nell’atmosfera vengono trasportate dai venti anche lontano dai luoghi di produzione e si depositano sull’erba, sul terreno e nell’acqua. La diossina è un potente promotore tumorale. Le forme di cancro maggiormente coinvolte sono i linfomi non Hodgkin, le leucemie acute, il mieloma multiplo, i tumori del seno, tumori del fegato, del retto e dei muscoli e i melanomi.
Le responsabilità politiche della Regione Toscana che ne aveva commissionato la realizzazione e dei partiti che la sostengono sono enormi e adesso si cerca di correre ai ripari mediaticamente. Iniziano le campagne di stampa che minimizzano le responsabilità politiche e nello stesso tempo si cerca la causa delle morti da tumore nello stile di vita dei cittadini toscani. Per tumori della pelle si accusa l’ abbronzatura selvaggia e lampade UV, per i tumori ai polmoni il fumo sconsiderato o diete ipercaloriche e via di questo passo.
Abbiamo sempre denunciato che il profitto e interessi politici sono contro i bisogni e la salute dei cittadini e continueremo a farlo. La giunta Rossi nella continuità degli progetti confindustriali ha già la sua risposta: al primo posto il profitto all’ ultimo l’ ambiente e la salute. Il territorio toscano oramai è quindi il terreno di conquista per questi distruttori dell’ ambiente. I progetti realizzati o in via di realizzazione parlano chiaro: Rigassificatori pericolosi e sversatori di cloro, centrali velenose all’ olio di palma, metanodotti, inceneritori alla diossina, discariche incontrollate di rifiuti speciali.
Il Partito Comunista dei Lavoratori ha nel suo programma la denuncia e la lotta contro chi colpisce l’ ambiente, il territorio e la salute dei cittadini e si batterà per respingere i programmi energetici confindustriali della giunta della Regione Toscana. Al primo posto i lavoratori, i loro bisogni e la qualità della vita in un progetto di una società diversa.
Partito Comunista dei Lavoratori Coordinamento della Toscana
Partito Comunista dei Lavoratori Sezione della Versilia
Pietrasanta, 3 Settembre 2010
INTERVISTA DI MARCO FERRANDO AL MANIFESTO
È un no la prima risposta all'invito all'unità delle sinistra d'alternative rivolta, dal manifesto, dal leader Prc Paolo Ferrero. Un no che arriva dal trozkista Marco Ferrando, leader del partito comunista dei lavoratori, che prepara per il 7 settembre a Roma un incontro internazionale sulla crisi capitalistica e, per gennaio, il congresso.
Ferrando, il suo è un no a prescindere?
Tutt'altro. A prescindere è il sì di Ferrero all'alleanza proposta da Bersani. Prescinde dalla natura del Pd e del centrosinistra con cui vuole allearsi. Ferrero e Bersani prefigurano un accordo non solo elettorale, per battere Berlusconi, ma anche programmatico. Il Prc dice che è disponibile a sottoscrivere, pur non partecipando all'eventuale governo dell'Ulivo, un programma che comprenda anche provvedimenti di giustizia sociale. In pratica si riavvia sulla strada del '96, quando sostenne il governo e si rese corresponsabile delle sue misure antipopolari. Tanto più che questa coalizione, aperta all'Udc, sarebbe anche più a destra di quel governo Prodi.
Scusi, ma questo non dipende eventualmente appunto dal programma?
Ma che programma può fare un Pd che nella sostanza sostiene Marchionne e preme sulla Cgil perché accetti il patto sociale già firmato da Cisl e Uil? E come si può pensare che poi quel partito scelga misure di svolta sociale, anche solo parziale? In più nella proposta di Ferrero c'è una contraddizione: dice no a un eventuale governo tecnico che avrebbe la stessa base parlamentare di quell'alleanza democratica a cui invece dice sì.
In sostanza, secondo lei i 'compagni' dovrebbero dire no a qualsiasi forma di alleanza con le forze della sinistra e del centro? Secondo lei in Italia non c'è nessuna emergenza democratica?
L'emergenza c'è, è nelle cose. Ma una cosa è accettare un accordo sulla base delle ragioni dei lavoratori. Un'altra è farlo solo per rientrare nel gioco delle alleanze, subordinandosi alle ragioni di Marchionne e del blocco sociale moderato rappresentato da Pd e Udc. Quindi direi che non siamo noi a dover scegliere se stare dentro quell'alleanza, anche più a destra di quelle precedenti. Al Prc e alla federazione della sinistra rilancio la proposta di un'unità d'azione a sinistra, ma su un programma anticapitalista, autonomo dal Pd, contro il centrosinistra e il centrodestra, due espressioni diverse degli stessi interessi dominanti.
Il Manifesto - 31 Agosto 2010
emergenza situanzione ambientale
LIVORNO VOCAZIONE DISCARICA ? NO !
LIVORNO VOCAZIONE ALLA VITA !
Gli amministratori di questa città ormai potrebbero definirsi come dirigenti di una maxidiscarica. Non passa giorno dove la stampa non metta in risalto lo scempio ambientale nel quale è sprofondata Livorno.
Ultima di una lunga serie, la notizia della prossima apertura di un centro raccolta di rifiuti industriali nella zona di Limoncino che va ad erodere uno dei pochi polmoni verdi confinante con il centro abitato. Sappiamo bene come vanno a finire queste operazioni: inquinamento incontrollato di sostanze tossiche, mercato incontrollato di rifiuti pericolosi, degrado della zona interessata. Questo scempio si inserisce benissimo nel mosaico di orrori che questa città è costretta a subire ogni giorno in nome del profitto.Ci dicono che tutto ciò avviene anche in nome dell’ agognata occupazione. Niente di più falso.
Intanto i bisogni di benessere,salute e qualità della vita dei cittadini di Livorno vengono sacrificati in nome dei rigassificatori, termovalorizzatori, maxi discariche, centrali a biomasse, canali scolmatori avvelenati, colate di cemento e speculazioni sul territorio. Nei quartieri popolari aumentano le malattie croniche e i tumori mentre la precarietà aumenta in ogni settore. Siamo convinti che Livorno non sia una discarica ma una città dove presto i cittadini riconquisteranno il diritto al loro futuro. Siamo convinti che questi amministratori dovranno rendere conto politicamente dello scempio del quale si sono resi responsabili in nome del profitto. Le poltrone nei palazzi del potere saranno presto erose dai loro stessi tarli.
Partito Comunista dei Lavoratori ( sezione provinciale Livorno )
Livorno, 25 Agosto 2010

opera d' arte livornese in piazza Matteotti ?
La lotta alla FIAT continua
LA FIAT FUORILEGGE VA NAZIONALIZZATA
Nell’esprimere la propria solidarietà incondizionata alla Fiom e ai lavoratori della Fiat Sata colpiti dalla repressione Fiat, il PCL avanza una considerazione di fondo. Se un’azienda che ha goduto per decenni di straordinarie regalie pubbliche, diventa fuorilegge , in spregio totale dei diritti contrattuali e costituzionali e persino delle sentenze della magistratura, il movimento operaio può e deve battersi per la sua nazionalizzazione, senza indennizzo per i grandi azionisti, e sotto il controllo dei lavoratori. Estendendo questa rivendicazione all’insieme delle fabbriche che licenziano o che violano i diritti sindacali. Non si vede perché la Fiat possa permettersi, senza scandalo, la più arrogante radicalità antioperaia, e i lavoratori non possano replicare con una radicalità uguale e contraria. Se la Fiat espropria gli operai dei loro diritti, gli operai hanno il diritto di rivendicare l’esproprio della Fiat, preparando l’occupazione degli stabilimenti.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
A 70 anni dalla morte di Trotsky
La mia fede nell’avvenire comunista del genere umano non è meno ardente, anzi è ancora più salda, che nei giorni della mia giovinezza...
Non ho bisogno di confutare ancora una volta le stupide e vili calunnie di Stalin e dei suoi agenti: non v' è una macchia sul mio onore rivoluzionario.
Né direttamente né indirettamente non sono mai sceso ad accordi, o anche solo a trattative dietro le quinte, coi nemici della classe operaia. Migliaia d’oppositori di Stalin sono cadute vittime d’accuse analoghe, e non meno false. Le nuove generazioni rivoluzionarie ne riabiliteranno l’onore politico e tratteranno i giustizieri del Cremlino come si meritano.
Ringrazio con tutto il cuore, gli amici che mi sono stati fedeli nei momenti più difficili della mia vita. Non ne nomino nessuno in particolare, perché non posso nominarli tutti. Mi ritengo tuttavia nel giusto facendo un’eccezione per la mia compagna, Natalja Ivanova Sedova. Oltre alla felicità di essere un combattente per la causa socialista, il destino mi ha dato la felicità d’essere suo marito. Durante i circa quarant’anni di vita comune, ella è rimasta per me una sorgente inesauribile d’amore, di generosità e di tenerezza. Ha molto sofferto, soprattutto nell’ultimo periodo della nostra esistenza. Mi conforta tuttavia, almeno in parte, il fatto che abbia conosciuto anche giorni felici.
Per quarantatré anni della mia vita cosciente sono rimasto un rivoluzionario; per quarantadue ho lottato sotto la bandiera del marxismo. Se dovessi ricominciare tutto dapprincipio, cercherei naturalmente di evitare questo o quell’errore, ma il corso della mia vita resterebbe sostanzialmente immutato. Morirò da rivoluzionario proletario, da marxista, da materialista dialettico, e quindi da ateo inconciliabile.
La mia fede nell’avvenire comunista del genere umano non è meno ardente, anzi è ancora più salda, che nei giorni della mia giovinezza.
Natascia si è appena avvicinata alla finestra che dà sul cortile, e l'ha aperta in modo che l’aria entri più liberamente nella mia stanza. Posso vedere la lucida striscia verde dell’erba ai piedi del muro, e il limpido cielo azzurro al disopra del muro, e sole dappertutto.
La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla da ogni male, oppressione e violenza, e goderla in tutto il suo splendore.
27 febbraio 1940
Lev Davidovič Trockij

I LAVORATORI NELLA CRISI MONDIALE
Lucas Poy (traduzione GianmarcoSatta)
LA CLASSE OPERAIA E LA CRISI MONDIALE: STATO DELLA SITUAZIONE
(13 Agosto 2010)
Diverse settimane dopo la notizia della crisi globale sono stati costretti a recuperare, in pieno XXI secolo, il linguaggio della "vecchia" lotta di classe. L'irruzione della classe operaia ha cambiato il panorama. Gli scioperi che hanno scosso il cuore industriale della Cina - e la sollevazione di massa di lavoratori tessili del Bangladesh, due settimane fa - sono gli eventi più importanti della risposta operaia alla crisi mondiale, così come mostrano l'esplosione della forza elementare del proletariato nel quadro della bancarotta del capitale. La serie di scioperi generali che hanno luogo in Europa e la risposta dei lavoratori di questo continente ai piani di aggiustamento delle imprese e dei loro governi evidenziano anche un processo di sviluppo che, con lo sciopero "selvaggio" dei lavoratori della Metro de Madrid sembra essere entrato in una nuova fase. La lotta dei lavoratori greci presenta un equilibrio molto fragile che può rompersi in qualsiasi momento come conseguenza del completo impasse economico e dei tentennamenti politici all'interno del partito di governo. Lo sviluppo diseguale della lotta dei lavoratori contro il fallimento del capitalismo in diverse parti del pianeta, mostra tutte le sfumature di una maturazione politica che è in pieno sviluppo.
Cina: nulla sarà come prima
La recente ondata di scioperi operai in Cina ha ricevuto più attenzione e più cura nella stampa finanziaria della grande borghesia internazionale che nelle pubblicazioni della sinistra, ad eccezione di Prensa Obrera. Gli apologeti del capitale non sbagliano quando avvertono l’importanza degli scioperi esplosi nel cuore industriale della Cina. La loro perspicacia si è fortemente ridotta, questo sì, quando hanno cercato di spiegare questo ascesa operaia come conseguenza del declino relativo della popolazione giovane che entra nel mercato del lavoro - prodotto delle politiche ufficiali di controllo delle nascite - dopo i piani ufficiali di "stimolo" degli ultimi anni. "Complessivamente, questi effetti hanno, per la prima volta, portato l'offerta di lavoro al di sotto della domanda" dice il Financial Times (2 / 6). Queste spiegazioni "sociologiche", al di là della loro importanza, non sono sufficienti per capire che l'elemento chiave degli scioperi in corso è l'irruzione della forza elementare delle masse che spezza tutte le strutture create per contenerla e modifica il quadro delle relazioni tra le classi.
Si tratta milioni di giovani che lavorano per imprese appaltatrici delle principali multinazionali del pianeta. Negli impianti dove si assemblano le nuovissime PlayStation 3 della Sony ed i sofisticati iPhone della "progressista" di Apple, i lavoratori eseguono turni di dodici ore, senza riuscire a sedersi o parlare tra loro, sottoposti ad un regime carcerario anche per andare al bagno. Poiché la maggior parte di loro sono immigrati dalle zone rurali, vivono in dormitori collettivi forniti dalle aziende stesse. In una di esse, la Foxconn, che è il principale produttore di elettronica al mondo, la notizia degli ultimi mesi è stata l'ondata di suicidi dei giovani dipendenti, per la disperazione dovuta a giornate di lavoro molto lunghe e monotone e all'impasse di una vita senza senso.
La crisi degli ultimi anni è stata il laboratorio accelerato in cui è maturata rapidamente l'esperienza di questa nuova generazione di lavoratori cinesi. "Si verificano proteste dei lavoratori lungo il delta del fiume Pearl e dello Yangtze dall'inizio dell'anno" (Financial Times, 11/6), non se n’è giunti a conoscenza a causa del loro carattere localizzato e per la decisione delle imprese e del governo di non diffonderne la notizia, al fine di evitare una "cattiva stampa". Altre vanno ancora più in là (sottinteso : nel tempo, credo N.d.T) : "In effetti, la Cina ha sperimentato una notevole agitazione industriale negli ultimi decenni, per lo più localizzata e poco conosciuta" (Financial Times, 10 / 6).
"Chang Kai, docente di Relazioni Industriali e Diritto presso l'Università di Renmin, ha detto che il numero di scioperi è aumentato ad un tasso del 30% annuo" (The Guardian, 17 / 6). Quando i conflitti vennero alla luce il mese scorso, sono state varie le società multinazionali che hanno segnalato che negli ultimi mesi c'erano stati scioperi nei loro impianti cinesi. Tra il moltiplicarsi degli "incidenti" industriali - come sono definiti dal governo cinese - e l'attuale ondata di scioperi, tuttavia, vi è un salto di qualità. Avevano ragione chi segnalava che la novità degli scioperi del mese scorso è stata la loro "interconnessione": ogni conflitto è stato l'ispirazione del successivo. "I lavoratori si tengono al corrente sulle azioni di sciopero attraverso i telefoni cellulari e altri dispositivi di messaggistica istantanea" (Financial Times, 11 / 6).
In svariati dei recenti scioperi, i lavoratori hanno fronteggiato la burocrazia sindacale ufficiale e rivendicato la formazione di sindacati indipendenti, basati su rappresentanti eletti, a partire dall'esperienza fatta durante il conflitto. Il Wall Street Journal (14 / 6) si è allarmato di fronte al fenomeno: "Il fatto che i lavoratori chiedano il diritto di formare sindacati indipendenti", ha affermato, "dà una dimensione politica al conflitto di lavoro. Se i lavoratori potranno eleggere democraticamente i loro dirigenti sindacali, sarebbe un svolta nella storia del movimento operaio cinese ".
La burocrazia del PCC ha mantenuto un silenzio prudente durante lo sviluppo degli scioperi, anche se a metà del mese scorso ha rotto gli indugi e dichiarato che "i lavoratori hanno ricevuto la quota minore della prosperità economica" e che gli scioperi "dimostrano la necessità di una tutela organizzata del lavoro nelle fabbriche cinesi". Coloro che sostengono che il governo cinese non disapprovi che le imprese straniere aumentino le retribuzioni, in quanto contribuiscono a "promuovere il consumo", nel contesto della crisi, vedono solo una parte del film, perché la burocrazia teme come la peste la possibilità di un intervento operaio, che necessariamente travalicherebbe i canali dei propri apparati sindacali controllati dallo stato e aprirebbe la strada ad una crisi di regime.
"Gli esperti ritengono che i leader del PCC siano molto preoccupati per la possibilità di uno scenario come quello della Polonia degli anni 1980, in cui un movimento sindacale indipendente portò alla caduta del regime" (Wall Street Journal, 14/6). L'attuazione di accordi collettivi di lavoro sarebbe una sconfitta aperta per il regime politico cinese - all'elezione di rappresentanti da parte dei lavoratori seguirebbe la rivendicazione di sindacati indipendenti e quindi della libertà di espressione e del diritto di sciopero. Jorge Castro, nel Clarín, ha avvertito l'entità del problema quando in un editoriale ha affermato che "il problema dei lavoratori migranti non è salariale, ma politico". La sua previsione che il regime cinese permetterà una redistribuzione per adattarsi alle nuove circostanze, tuttavia, riflette meno la realtà che non i suoi desideri e in ogni caso mette in luce un errore di metodo: nessun "adattamento" con queste uniche caratteristiche potrebbero realizzarsi nel contesto di crisi senza precedenti.
Così guardano solo a una parte del film anche quelli che concludono che la conseguenza della rivolta operaia cinese sarà un aumento aritmetico dei "costi del lavoro" e la fine della manodopera a basso costo fornita dalle masse di questo paese. Le dichiarazioni della giovane di 21 anni che ha diretto lo sciopero Honda ("la nostra lotta non è per i 1.800 lavoratori, ma si tratta di difendere i diritti di tutto il proletariato cinese") mostra l'alto livello di complessità delle discussioni che si sviluppano tra i lavoratori e dimostrano che la maturazione di questa avanguardia si sviluppa al ritmo accelerato che contraddistingue la crisi globale. Allo stesso tempo mostra la profondità dei dibattiti che hanno luogo: se, da un lato, la "difesa del proletariato contro il capitale" implichi una lotta contro la restaurazione capitalista, il supporto ad alcuni settori del PCC, e il consolidamento di un’opposizione di classe contro lo sviluppo capitalista, o, al contrario, significhi una lotta per la rivoluzione sociale, che deve prima rovesciare la dittatura restaurazionista del PCC e stabilire un'autentica dittatura del proletariato.
Bangladesh: sciopero di massa
I lavoratori "peggio pagati al mondo"
Di fronte all'ondata di scioperi operai in Cina non sono mancati quelli che hanno detto che la conseguenza sarebbe stata la delocalizzazione di molte imprese in altri paesi asiatici, tra cui il Bangladesh. Pensavano senza dubbio all'industria tessile di quel paese, dove è impiegata, da imprenditori che producono per i marchi dell' abbigliamento più sofisticati al mondo, una forza lavoro di oltre quattro milioni di lavoratori, per l'85% donne, in condizioni dantesche di sfruttamento : con un salario minimo di 25 dollari sono, secondo Financial Times, "i peggio pagati al mondo".
L'idea degli analisti pecca di inadeguatezza, perché proprio questo strato della classe operaia super-sfruttato è appena stato protagonista di una vera e propria esplosione di scioperi di massa. Dal 13 giugno e per più di una settimana, decine di migliaia di lavoratori tessili hanno lasciato le fabbriche occupando strade e autostrade: il 21 c’è stata una massiccia manifestazione di massa di oltre 50.000 persone che ha occupato le vie, accolta da una brutale repressione che ha lasciato oltre un centinaio di feriti. Gli scontri con la polizia sono durati diversi giorni e si sono trasformati in vere rivolte nei quartieri operai. Il padronato ha cercato di passare all'offensiva con una massiccia serrata di oltre 250 fabbriche e tutte le aree industriali sono state militarizzate. Il 23, tuttavia, il governo ha dovuto cedere: il ministro del lavoro ha riconosciuto che il salario minimo "ormai non corrispondeva più alla situazione attuale" e ha promesso di rivederlo nei prossimi mesi. Sotto la pressione delle ordinazioni insoddisfatte dei loro clienti stranieri, le aziende hanno tolto il lock-out e i lavoratori sono rientrati in fabbrica seguiti da una costante sorveglianza della polizia, in mezzo a stabilimenti distrutti dagli scontri dei giorni precedenti.
"Dobbiamo evitare la violenza, perché stiamo assistendo a una ripresa economica e le agitazioni operaie minacciano le ordinazioni dei nostri clienti", ha affermato un think-tank degli imprenditori tessili. Insieme agli scioperi dei lavoratori cinesi, la rivolta operaia dei tessili del Bangladesh, segna un salto nella risposta del proletariato alla crisi capitalistica: il fatto che provenga dai settori più sfruttati della classe operaia mondiale è un dato che dovrebbe essere registrato da tutti coloro che credevano che la bancarotta economica fosse una questione di pura statistica.
Lucas Poy (traduzione GianmarcoSatta)
il bonapartismo di Berlusconi
PER UNA RISPOSTA DI CLASSE ALLA CRISI DEL BERLUSCONISMO
La crisi verticale del berlusconismo è insieme una crisi di blocco sociale, di equilibri politici, di relazioni istituzionali. E apre una fase di convulsioni politiche profonde. Ma solo il rilancio di una grande mobilitazione sociale del mondo del lavoro, attorno alle proprie rivendicazioni indipendenti, può portare sino in fondo la crisi in atto e darle uno sbocco positivo per le classi subalterne. Viceversa, si rischia o la sopravvivenza del governo e magari con essa un nuovo affondo plebiscitario del Cavaliere; oppure una soluzione trasformista di ricambio istituzionale, benedetta da Bankitalia e Marchionne. In entrambi i casi la continuità delle politiche dominanti contro i lavoratori. Per questo è ora che tutte le sinistre politiche e sociali uniscano le proprie forze in un’azione di classe indipendente, in piena autonomia da centrosinistra e centrodestra: puntando apertamente ad una soluzione di classe della crisi berlusconiana nella prospettiva di un governo dei lavoratori. L’unico governo che possa liberare l’Italia dalla dittatura della Fiat, dei banchieri, delle mille cricche del malaffare.
Partito Comunista dei Lavoratori
PD E PDL PER LA PRIVATIZZAZIONE
Ronchi e Tremonti contro i referendum per l'acqua pubblica. Approvato il regolamento per la privatizzazione dei servizi pubblici locali
Dopo il successo straordinario nella raccolta delle adesioni il movimento referendario è in una posizione di forza per rispondere.
Nessuna concessione alla logica dell'avversario. La battaglia dell'acqua è una grande occasione per una battaglia culturale per la coscienza della gente
Il governo non si ferma. Approva il regolamento per la privatizzazione dei servizi pubblici locali (servizi idrici compresi) che fissa i modi di applicazione del famigerato decreto Ronchi. E non perde l'occasione per attaccare frontalmente i referendum per l'acqua pubblica accusando i promotori di falso. Se ne sono incaricati i ministri Ronchi e Tremonti.
Dunque, a pochi giorni dal deposito delle firme, la campagna contro i referendum è aperta.
Bene, che se ne parli, molto meglio della congiura del silenzio, del resto ormai impossibile.
Sta a noi raccogliere la sfida e saper rispondere punto per punto, con argomenti basati sui fatti. I fatti, non l'ideologia, sono tutti con chiarezza dalla parte di chi difende l'acqua pubblica.
Proprio questo, d'altra parte, cerchiamo di fare sul blog "red&green" (http://tbagarolo.blogspot.com) da quando è stato aperto, poco meno di dodici mesi fa: far comprendere le ragioni dell'acqua pubblica raccogliendo sistematicamente i fatti che smentiscono la sicumera liberista e argomentando, a partire dall'esperienza, le ragioni di un altro approccio.
I fatti, certo.
Ma senza dimenticare di far capire la logica che ci sta dietro. Che non ha solo a che vedere con il malcostume e l'avidità umana (anche con questi, naturalmente...). Ha a che fare soprattutto con ben precisi interessi economici e con il sistema di cui questi sono l'espressione, ossia con il sistema del capitale.
Dunque rispondere argomentando in concreto a partire dai fatti, ma senza cedere un millimetro all'imperante retorica che vorrebbe, se non nel caso dell'acqua, almeno in generale, la superiorità del privato sul pubblico, il diritto del privato di occuparsi di tutto, salvo qualche eccezione...
Accettare questa retorica (come in qualche risposta difensiva di questi giorni: "non siamo contro i privati ma l'acqua è un'altra cosa...") significa concedere in partenza all'avversario un punto (e non da poco) a suo favore: se si ammette in generale la preferenza per il privato, perché allora "escludere i privati" dall'acqua e non lasciare aperta la porta alla possibilità di scegliere caso per caso?
Proprio no.
Dovremmo argomentare, invece, che in un società civile degna di questo nome dovrebbe valere semmai il principio opposto. Dovrebbe valere il principio che in tutti gli ambiti che riguardano i beni comuni e i diritti, la vita e il futuro di tutti (di cui la questione dell'acqua è solo il simbolo) tutti dovrebbero controllare e decidere, la forma della gestione pubblica dovrebbe essere la regola, la gestione privata dovrebbe essere residuale e permessa solo negli ambiti in cui non sono in gioco i diritti fondamentali e/o rilevanti interessi sociali.
Oltre all'acqua, non mancano certo esempi di ambiti in cui la logica della mercificazione e del profitto produce disastri e occorre rivendicare una (un'altra) gestione pubblica: la sanità, l'istruzione, l'abitare, il territorio urbano, l'ambiente, la sicurezza sociale, i rifiuti, l'energia, le reti di comunicazione, il risparmio e il credito...
Ma oggi è possibile andare anche oltre: è accettabile che il gestore di uno dei gruppi industriali più importanti del paese, da sempre privato e da sempre foraggiato dai soldi pubblici, decida dei diritti e della sorte di migliaia di operai e delle loro famiglie, in base alle convenienze degli azionisti privati, in base agli indici di Borsa? Non sarebbe il caso di rivendicare la nazionalizzazione, il controllo dei lavoratori, e magari un piano di riconversione del settore alle nuove tecnologie energetiche e ai mezzi per la mobilità sostenibile?
Dai singoli casi al generale. Non è forse il caso di cominciare a chiedere conto della più grave crisi economica dagli anni trenta del XX secolo? Per colpa di chi si chiedono lacrime e sangue per ripianare le voragini aperte nei conti pubblici dal salvataggio statale dei banchieri privati? Chi porta la responsabilità della bancarotta finanziaria, se non gestori privati irresponsabili e strapagati, tutti comunque ancora al loro posto? Chi ha permesso e permette le truffe finanziarie e le evasioni fiscali per miliardi di cui sono piene le cronache degli ultimi anni? Non è la logica della gestione privata che ha guidato la BP a minacciare di licenziamento gli operai che mettevano in guardia contro i rischi di incidente nel Golfo del Messico?
E si potrebbe continuare. Ma ogni tanto è utile sintetizzare tutto questo in alcune domande "ideologiche": qual è l'economia che ha distrutto milioni di posti di lavoro e la vita di milioni di famiglie, perché ha prodotto merci in eccesso che nessuno vuole, mentre restano insoddisfatti i bisogni essenziali di centinaia di milioni di famiglie? Qual è il sistema economico che ha portato il mondo sull'orlo di questa catastrofe?
Credo che siano domande perfettamente legittime nel momento in cui si va a discutere di gestione pubblica e gestione privata e i nostri avversari, fuggendo dal terreno dei fatti, che frana sotto i loro piedi, la "buttano in ideologia". Mai come oggi anche questo terreno è precario e friabile sotto i loro piedi. Siamo dentro la più grave crisi capitalistica da ottant'anni a questa parte, tutti i giorni centinaia di migliaia di persone sono alle prese con i problemi creati dal sistema della proprietà privata e del profitto. Molti cominciano a farsi domande e le vecchie risposte che per vent'anni hanno spiegato che tutto andava per il meglio nel migliore dei mondi possibili (salvo qualche problema residuo creato da alcuni retrogradi statalisti...) hanno perso molta della loro capacità di convincimento.
Credo che sia giunto il tempo in cui al ministro Tremonti non debba più essere consentito di fare tranquillamente l'antiliberista arrabbiato con i banchieri alla domenica e di continuare a lavorare per loro tutti gli altri santi giorni della settimana!
In altre parole: la battaglia dell'acqua sarà vinta se non arretreremo. La battaglia dell'acqua ci fornisce un terreno favorevole per contrattaccare anche su questioni quali la visione del mondo, della società, dell'economia. La battaglia dell'acqua è anche una battaglia culturale per le coscienze della gente. La battaglia dell'acqua può diventare lo strumento per un'inversione di tendenza, per una controffensiva che rimetta in modo concreto i temi di fondo di come dev'essere un'altra società, un'altra economia, un altro potere.
http://tbagarolo.blogspot.com/2010/07/ronchi-e-tremonti-contro-i-referendum.html
http://tbagarolo.blogspot.com/2010/07/ronchi-e-tremonti-contro-i-referendum.html
contro l' arroganza di Marchionne
UNA CAMPAGNA GENERALE PER LA NAZIONALIZZAZIONE DELLA FIAT
Le notizie apparse oggi attorno ai progetti Fiat sono clamorose. Sergio Marchionne non si limita a confermare la chiusura di Termini Imerese e la prospettiva di smantellamento a Mirafiori, ma ipotizza la soluzione “newco” a Pomigliano pur di proteggere un accordo incostituzionale da ogni possibile contestazione legale e sindacale. La misura è davvero colma. Cosa attendono le sinistre politiche e sindacali a rispondere, coi fatti, a simile provocazione? Non c’è alcun tavolo negoziale possibile sul terreno posto dalla Fiat. Né bastano dichiarazioni di dissenso o di denuncia. E’ necessario preparare una vera prova di forza: l’occupazione generale degli stabilimenti Fiat, con l’aperta rivendicazione della nazionalizzazione dell’azienda, senza indennizzo e sotto controllo operaio. E’ l’unica rivendicazione all’altezza della sfida. Se la Fiat espropria il contratto e persino la Costituzione, una battaglia per l’esproprio della Fiat diventa una necessità elementare, sociale e “democratica”. La Fiat è già stata “ comprata” dalla società italiana attraverso le enormi regalie pubbliche di tutti i governi. La nazionalizzazione è solo la restituzione del maltolto, e un fatto di risparmio. In ogni caso solo una battaglia radicale di questa portata può ricondurre l’azienda a più miti consigli: perché la Fiat conosce solo il linguaggio della forza. Il PCL fa appello a tutte le sinistre per una grande campagna nazionale in autunno attorno alla rivendicazione dell’esproprio della Fiat.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
comunicato stampa di Marco Ferrando 23/07/2010
PREPARARE L’OCCUPAZIONE DEGLI STABILIMENTI FIAT, A DIFESA DEL LAVORO.
La Fiat ha aperto la guerra al movimento operaio italiano. Deve trovare pane per i suoi denti. Non contenta di chiudere Termini Imerese, di liquidare i diritti costituzionali degli operai di Pomigliano, di riesumare i licenziamenti politici e la rappresaglia, la “borghesia buona”minaccia di fatto lo smantellamento di Mirafiori per inseguire i salari serbi da 400 euro e le regalie fiscali di Belgrado. Sergio Marchionne, fustigatore “morale” del fantomatico “assistenzialismo improduttivo” di Pomigliano, rincorre come sempre l’assistenza dello Stato, alla ricerca del miglior offerente: in Italia, in Usa, in Serbia. Le ricchezze della Fiat si appoggiano sul supersfruttamento degli operai e sulle risorse pubbliche, pagate dai lavoratori di mezzo mondo. Mentre crescono i dividendi per gli azionisti. E’ la misura del parassitismo del capitalismo.
Proponiamo a tutte le sinistre politiche e sindacali di preparare una risposta all’altezza della sfida. Non contestiamo investimenti esteri, perché non partecipiamo alla guerra tra lavoratori italiani, serbi, americani, ad esclusivo vantaggio della Fiat. Semplicemente diciamo che nessun posto di lavoro Fiat va toccato: né in Italia, né in Serbia, né negli Usa; che è necessaria la ricerca di un unità di lotta tra i lavoratori Fiat dei diversi stabilimenti e dei diversi paesi, come richiesto da operai polacchi di Tichy, per definire una piattaforma comune; che il lavoro che c’è nell’industria automobilistica va ripartito tra tutti, con la riduzione dell’orario a parità di paga; che a parità di lavoro deve corrispondere parità di salario in tutti gli stabilimenti Fiat, al livello più alto.
L’occupazione operaia degli stabilimenti Fiat, in Italia, è la forma di lotta necessaria a sostegno di questa prospettiva di svolta. Non è più tempo delle chiacchere o di iniziative rituali. Come ha dichiarato Callieri, ex dirigente del Lingotto, “a volte serve la mano pesante”. Ha ragione. Alla mano pesante della Fiat va contrapposta la mano pesante dei lavoratori. Il risultato del No a Pomigliano, la ripresa di lotta operaia in queste settimane negli stabilimenti Fiat dimostrano dopo tanto tempo l’affacciarsi di una nuova generazione e di nuove energie. I timori di Marcegaglia per “i rischi di conflitto”, le preoccupazioni di Sacconi per il clima sociale, le paure di Bonanni e del PD, sono la misura delle potenzialità di un’esplosione sociale alla Fiat, e di una più generale ribellione operaia. Il prossimo autunno può riservare brutte sorprese al padronato italiano. Il PCL lavorerà in questo senso con tutte le proprie forze. Con la consapevolezza che solo una rivolta operaia può aprire la via ad un alternativa di classe al berlusconismo in crisi.
MARCO FERRANDO- PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI.
"Comitato Genitori e Amici Arrestati a Pistoia"
IL TRIBUNALE DEL RIESAME DI FIRENZE HA SENTENZIATO: TUTTI GLI IMPUTATI LIBERI DALLE MISURE CAUTELARI
Accolto totalmente l'appello della difesa! Caduta l'accusa di devastazione e saccheggio e cancellate le misure cautelari
finalmente siamo tutti liberi!
Grazie a tutti e un abbraccio fortissimo a tutti coloro che hanno creduto in noi e che ci sono stati vicino!
Ale, Ely , Vitto e Selva
Carlo Giuliani lotta insieme a noi
( ANSA ) 21 Luglio 2010
GENOVA - Lunghi applausi e nessun minuto di silenzio hanno connotato, a nove anni di distanza dalla morte di Carlo Giuliani durante il G8 genovese, la commemorazione organizzata come ogni anno a piazza Alimonda dai familiari e dal Comitato Piazza Carlo Giuliani. ''Questo e' un luogo di resistenza'' ha detto la madre Heidi Giuliani dal palco prima di passare il microfono a cantanti e artisti, tra cui Renato Franchi, Alessio Lega, Luca Lanzi, la Casa del vento e altri. La piazza transennata, con qualche centinaio di persone, intanto era contornata da striscioni come 'Per chi fino all'ultimo e' rimasto davanti', 'Un colpo ed e' tutto finito un uomo e' gia' un pezzo d'asfalto' e 'In uno stato che tortura e ucide chi si ribella e' sempre innocente'. Alle 17,27, ora della morte di Giuliani, il padre Giuliano ha detto: ''dopo 9 anni chiediamo ancora verita' con dignita'. Prendendo esempio da Carlo, vogliamo resistere con coraggio come lui''. Sono seguiti lunghi applausi, senza nessun minuto di silenzio, mentre tutti guardavano verso il punto dove e' caduto il corpo del manifestante, quindi 'Bella Ciao' e altri slogan sulla resistenza. Tra i presenti, esponenti politici della Sel, Rifondazione e il segretario del Partito comunista dei lavoratori Marco Ferrando, oltre al fondatore della Comunita' di San Benedetto, don Andrea Gallo.
Sciopero dei lavoratori CRM alla Saint Gobain
giovedì, 08 luglio 2010
Sciopero dei lavoratori CRM alla Saint Gobain
Questa mattina 48 lavoratori della CRM LOGINT hanno annunciato in conferenza stampa lo sciopero per tutto il giorno davanti ai cancelli della Saint Gobain. La CRM LOGINT è una esternalizzata che lavora in appalto nello stabilimento Saint Gobain, i 48 lavoratori della CRM sono un elemento centrale del processo di produzione, occupandosi della movimentazione del vetro. La Saint Gobain ha deciso per la reinternalizzazione di quel settore produttivo ed ha deciso la rescissione anticipata dell’appalto alla CRM, spingendo di fatto sull’orlo del baratro 48 famiglie.
Si parla della copertura del 20, forse 30%, dei licenziati, ma non e’ ancora chiaro con che forma, se l’assunzione diretta della Saint Gobain o se attraverso cassa integrazione, da chiarire se ordinaria o in deroga, se la trattativa tra Saint Gobain e CRM Logint andasse a buon fine.
Nel caso in cui la trattativa fallisse la situazione potrebbe precipitare e a quel punto potrebbero anche avvenire direttamente 48 licenziamenti.
La Saint Gobain stava portando avanti la trattativa con CRM Logint nel maggior silenzio possibile, per evitare clamori e perdite di immagine, condizione imposta come necessaria al buon fine della trattativa, e i lavoratori CRM hanno ricevuto pressioni perchè non facessero rumore intorno alla cosa e forse non avremmo saputo niente fino alla conclusione della trattativa se non avessero avuto il coraggio di prendere in mano il proprio destino e far uscire allo scoperto la situazione, mettendo la società di fronte alle proprie responsabilità.
Ora come mai è necessario che i lavoratori della CRM Logint non rimangano soli.
Lo sciopero indetto questa mattina dalla CGIL riaguardava solamente i lavoratori CRM, ma sarebbe stato opportuno e necessario che fosse stato proclamato per tutti i lavoratori della Saint Gobain e dell’indotto, per permettere uno sciopero generale a fianco dei lavoratori CRM.
Ciò perchè non deve assolutamente passare la logica che ciascun lavoratore sia abbandonato al proprio destino di vittima sacrificale agli interessi dei padroni.
E’ necessario ricostruire l’unità di lotta a partire anzitutto dai lavoratori e dalle lavoratrici.
Non dobbiamo e non possiamo cadere nel tranello dei padroni che ci vogliono a litigare per la crosta di formaggio che ci gettano dopo aver mangiato, essere ingrassati ed aver lucrato sulla pelle dei lavoratori.
Occorre che i lavoratori riscoprano la solidarietà tra loro e si uniscano contro poteri forti e padroni.
La sezione di Pisa del Partito comunista dei lavoratori, presente questa mattina alla conferenza stampa dei lavoratori CRM, invita tutti i lavoratori della Saint Gobain e dell’indotto a costituirsi in comitati di fabbrica dove ricominciare a confrontarsi, a dialogare, a costruire l’unità di lotta ed invita i sindacati di Saint Gobain ed indotto a rimanere a fianco dei lavoratori CRM, scioperando insieme a loro se la situazione dovesse precipitare.
Nessun lavoratore deve essere lasciato solo.
PCL PISA
IL PCL CON LA FIOM DAVANTI A MONTECITORIO
La Fiom ha tenuto ieri un’assemblea pubblica del proprio Comitato Centrale davanti a Montecitorio in occasione della consegna delle firme raccolte attorno alla propria proposta di legge sulla democrazia sindacale. Per l’occasione ha invitato a partecipare tutti i partiti dell’opposizione, tra cui il PCL. All’iniziativa, sotto un sole terrificante, hanno partecipato centinaia di attivisti e dirigenti sindacali, rappresentanze di fabbrica ( Fiat Pomigliano ed Eutelia, in primo luogo), esponenti politici nazionali di Idv ( Di Pietro), PD ( Fassina), Fed ( Salvi, Ferrero), PCL ( Ferrando), Turigliatto ( Sinistra critica). Significativo il quadro dei posizionamenti politici. Fassina, responsabile economico del PD, già schieratosi con Marchionne a Pomigliano, ha cercato faticosamente, e senza successo, di farlo dimenticare agli operai e alla Fiom: con un elogio filosofico della nobiltà del lavoro ( possibilmente sfruttato). Di Pietro, a caccia unicamente di voti, ha cercato di spendersi come riferimento parlamentare della Fiom con parole retoriche di “solidarietà” e “auguri”. Salvi, a nome della Fed, ha fatto appello.. al PD, per un comune sostegno alla proposta di legge della Fiom. Turigliatto, a nome di Sinistra Critica, ha giustamente valorizzato il risultato del No a Pomigliano e i meriti della Fiom, ma senza avanzare proposte.
Marco Ferrando, a nome del PCL, non si è limitato a parole di solidarietà, né al solo sostegno alla proposta di legge della Fiom ( di cui critichiamo la soglia di sbarramento del 5% per il riconoscimento della rappresentanza sindacale), ma ha avanzato due argomentazioni politiche di fondo. 1) La battaglia per la democrazia del lavoro e dei lavoratori è alternativa non solo a Berlusconi ma al PD, che da un lato critica l’autoritarismo del governo, dall’altro occhieggia a Confindustria e sostiene la Fiat nel momento stesso in cui la Fiat attacca gli stessi diritti costituzionali dei lavoratori. “ Solo partendo dagli interessi e dai diritti dei lavoratori si può battere Berlusconi, e costruire un’alternativa vera a Berlusconi: fuori e contro quella cucina trasformista, a guida PD, che in questi giorni vagheggia un governo con Fini, Bossi, Casini, Montezemolo ( tutti amici di Marchionne) per continuare a gestire i sacrifici contro gli operai e i loro diritti”. 2) La battaglia per i diritti sindacali è inseparabile dalla battaglia più generale per rovesciare i rapporti di forza nella società ( come insegna l’esperienza dell’autunno caldo di 40 anni fa). Da qui l’esigenza di una svolta unitaria e radicale dell’insieme delle sinistre politiche e sindacali, in piena autonomia dal PD, attorno ad una prospettiva di lotta continuativa e ad una piattaforma unificante. “ Il risultato di Pomigliano, dove il 40% degli operai ha respinto il ricatto di Marchionne, la propaganda congiunta di governo e PD, il disfattismo complice di Epifani, rivela, nonostante le difficoltà, un potenziale di ribellione della giovane generazione operaia. Quella potenzialità di ribellione è la leva decisiva in cui investire”.
L’intervento del PCL è stato ripetutamente applaudito, in particolare dai lavoratori presenti della Fiat Pomigliano.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
MARCO PHILOPAT: LA STRADA BRUCIATA DELLE MAGLIETTE A STRISCE
pubblichiamo una rflessione rapportata ad oggi sulla rivolta del Luglio 1960
MARCO PHILOPAT: LA STRADA BRUCIATA DELLE MAGLIETTE A STRISCE

Sentii parlare di loro, per la prima volta in vita mia, quando indossavo con orgoglio la mia nera corazza punk. Fu il libraio Primo Moroni che mi spiegò bene cosa accadde il 30 giugno 1960 a Genova. "Andammo sulle barricate a fare a cazzotti con i celerini e carabinieri che difendevano i fascisti.
Eravamo tutti giovani, generosi e intransigenti, portavamo i jeans, avevamo il mito dell'America e siccome i soldi in tasca erano pochi ci vestimmo con delle magliette comprate per trecento lire nei grandi magazzini. Non ci interessava una vita passata solo lavorando, preferivano guadagnare meno ma avere più tempo libero, però quando ci fu da protestare non ci tirammo certo indietro." Era uno dei suoi strepitosi racconti orali che per noi ventenni di allora rappresentava una specie di rappresentazione cinematografica a dir poco epica, con i moti dei movimenti operai come protagonisti. C'era stato anche lui a Genova quando aveva 24 anni e partecipò agli scontri in prima fila dopo aver mal interpretato una telefonata del responsabile del servizio d'ordine di una sezione della Fgci milanese alla quale era iscritto. Inutile dire che per noi punk, che consideravamo i nostri vestiti come uno dei pochi strumenti per esprimere rabbia e ribellione, quelle magliette a strisce furono una precisa indicazione sui nostri futuri doveri. D'altronde, come tentò sempre di sottolinearci Primo, non avevamo inventato proprio niente. Già il grande poster incorniciato che il libraio teneva alla sue spalle ci consigliava di guardare un po' oltre la nostra divisa. Era infatti una foto d'epoca che ritraeva la Banda Bonnot, anarchici francesi nonché rapinatori di banca che vestivano in nero come noi, che vivevano in una comune ed erano vegetariani come noi. (Ai quei tempi noi punk stavamo tutti al Virus di via Correggio). A Milano poi c'erano stati i giubbotti di pelle della Volante Rossa, i capelloni beat che inneggiavano al libero amore, gli studenti con l'eskimo e infine i trench bianchi della famosa banda Bellini...
Le magliette a strisce orizzontali bianche e blu o bianche e rosse furono un segno distintivo che riunì i giovani contro il ritorno del fascismo, in una lotta fino all'ultimo sangue come quello dei Morti di Reggio Emilia, (7 luglio 1960), immortalati nella celebre canzone di Fausto Amodei.
Cosa portò alcuni ragazzi a scegliere un indumento come simbolo di una rivolta contro l'autorità costituita? Cosa li mosse? Non erano bandiere rosse quelle che sventolavano, erano semplici magliette comprate al discount. Ma soprattutto perché dopo il 1960 non ci fu più niente di così dirompente nel rapporto tra i simboli della rivolta e l'impegno politico?
Dopo tanti anni si potrebbe anche affermare che noi non siamo stati capaci di tramandare l'importanza dell'adottare nuovi simboli in grado di rappresentare un'opposizione intransigente alle attuali derive totalitarie. Resta il fatto che i ragazzi con le magliette a strisce non furono mai così irrimediabilmente ostacolati dai loro rappresentanti istituzionali come invece capitò alla mia generazione. Per farvi un esempio vi vorrei riportare le parole che l'allora deputato del Psi Sandro Pertini, pronunciò a Genova il 28 giugno 1960. Sarà ricordato come "u brighettu", il fiammifero, a significare che accese la fiamma della sollevazione popolare. Sandro Pertini arrivò attraversò Piazza della Vittoria a Genova strinse la mano ai vecchi compagni partigiani e salì sul palco accolto dall'ovazione di trentamila antifascisti. "Le autorità romane sono impegnate a trovare quelli che ritengono i sobillatori, gli iniziatori, i capi di queste manifestazione di antifascismo" gridò con tutto il fiato che aveva in gola. "Non c'è bisogno che s'affannino. Lo dirò io chi sono i nostri sobillatori. Eccoli qui: sono i fucilati del Turchino, della Benedicta, dell'Olivetta e di Cravasco, sono i torturati della Casa dello studente, che risuona ancora delle urla strazianti delle vittime e delle risate sadiche dei torturatori." Gli applausi lo interruppero per diversi minuti. Poi Pertinì continuò. "Io nego che i missini abbiano il diritto di tenere a Genova il loro congresso. Ogni iniziativa. ogni atto, ogni manifestazione di quel movimento è una chiara esaltazione del fascismo. Si tratta, del resto, di un congresso qui convocato, non per discutere ma per provocare e contrapporre un passato vergognoso ai valori politici e morali della Resistenza" Pertini chiese a tutti di scendere in piazza per tutelare la libertà conquistata con il sacrificio di migliaia di innocenti. "Oggi i fascisti la fanno da padroni, sono di nuovo al governo, giungono addirittura a qualificare come un delitto l'esecuzione di Mussolini. Ebbene, io mi vanto di aver ordinato la fucilazione di Mussolini, perché io e gli altri membri del CLN non abbiamo fatto altro che firmare una condanna a morte, pronunciata dal popolo italiano vent'anni prima." Pertini comunque non fu il solo a stare a fianco dei ragazzi in rivolta, lo dimostra il fatto che al processo sui fatti di Genova e quelli siciliani o di Reggio Emilia, gli imputati per gli scontri furono difesi dai migliori avvocati dell'apparato del Pci, tra cui Umberto Terracini che aveva redatto la Costituzione e il capo partigiano Giovanbattista Lazagna. Inoltre i vertici del partito togliattiano cominciarono una seria autocritica interna per capire lo scollamento tra il movimento spontaneo e la strategia del Pci. "Non bisogna perdere il contatto con le masse entrate in lotta" dicevano. Le testimonianze che dimostrano tutta la lacerazione di quel dibattito sono riportate da molti libri. Il primo è uscito da qualche settimana e s'intitola Al tempo di Tambroni di Annibale Paloscia per Mursia, poi c'è lo stupendo romanzo del 2008, L'estate delle magliette a strisce di Diego Colombo per Sedizioni e infine un capitolo del breviario di racconti orali di Cesare Bermani, Il nemico interno per Odradek, dove potete trovare le ragioni della telefonata mal interpretata da Primo Moroni. Vedere i dirigenti del Pci barcamenarsi tra i Teddy boy e le magliette a strisce presumibilmente usate da personaggi trasgressivi come Picasso e Brigitte Bardot, fa oggi morire dal ridere. Emilio Sereni s'interrogava sulla "gioventù sotto una direzione che non è la nostra." E in effetti le iscrizioni alla Fgci erano in calo mostruoso (365 mila nel '56, 229 mila nel 1960). C'era chi accusava i giovani di aver subito una "deteriore influenza dal clericalismo e dall'americanismo" e chi invece sosteneva il dialogo, certamente non fu facile per tutti loro controbattere alle tesi dello scrittore Carlo Levi apparse sul settimanale "ABC". "Spingere con la forza e non tacere. Dovete usare la vostra forza per sovvertire, protestare. Fatelo voi che siete giovani." diceva Levi e quindi, rivolto ai dirigenti del Pci notava. "Questi fatti impongono a tutti un esame approfondito, e l'elaborazione, o la modificazione di programmi e di metodi: lo studio preciso di fini concreti, nati dalla coscienza popolare. La fiducia, rinata attraverso l'azione, è un bene prezioso che non può essere deluso e dissipato". Su quelle magliette a strisce, e in senso più ampio sulla passione per i modelli trasgressivi dell'american way of life trasmessi dai film come The Wild one o con le scosse del Rock 'n' Roll, nessuno dei dirigenti comunisti o socialisti riuscì mai a capirci qualcosa. Eppure non erano in pochi quelli che avevano compreso quanto quei modelli erano sedimentati tra i giovani e quanti immaginari di società diverse e vissuti generazionali affascinanti avessero sprigionato.
Negli ultimi 50 anni i partiti che avrebbe dovuto rappresentare i diritti dei lavoratori e delle fasce più deboli della società si sono trasferiti piano piano dall'altra parte della barricata, ormai è palese. Durante gli anni Settanta furono impegnati a spegnere ogni fuoco possibile che nasceva spontaneo tra le masse diseredate, ripiegando sulla criminalizzazione dei sobillatori, come a dire: "Se non ci fossero gli estremisti di sinistra, il mondo sarebbe perfetto." Poi, dopo essersi battuti soprattutto per dimostrare di essere all'altezza della modernità, di essere persone raffinate e di buone maniere e amici del business globale, hanno raggiunto l'apice nel dopo G8 2001, (ancora una volta a Genova), con la deleteria questione della nonviolenza. E lì è crollata la maschera.
È vero che da parte nostra, e intendo ragionare sui quei pochi punk e autonomi che restarono a galla durante gli anni del riflusso, non ci fu la capacità di smontare i meccanismi di cancrena sociale che si svilupparono attorno alle nostre roccaforti liberate. Forse non capimmo bene ciò che si nascondeva dietro la gelateria dei gusti colorati e degli stili di vita che stava prendendo piede nelle nuove generazioni. Non capimmo neanche la danza degli spettri dei rave nel limbo fluorescente di una bolla destinata prima o poi a scoppiare, senz'altro fummo travolti dal bling bling degli anni '00 con il luccicare delle fibbie dolcegabbana a simboleggiare la resa definitiva del nostro futuro. Non sta a me provare a fare analisi, sono solo un grande appassionato delle magliette a strisce e di tutte le creature simili che si sono susseguite nel corso del tempo. Però di una cosa ne sono sicuro, noi fummo contrastati in primo luogo da ciò che rimaneva dell'apparato dell'ex partito comunista italiano teso nella sempre più spasmodica ricerca di un paese normale...
Purtroppo oggi l'orologio della storia è ritornato brutalmente indietro e i fascisti non solo sono stati ampiamente sdoganati, ma hanno addirittura riconquistato il potere e l'egemonia culturale. Ora che l'insolente corruzione dei politicanti e la tracotanza padronale hanno dilagato, sono ancora pochi coloro disposti a non naufragare di fronte alla paura nei confronti della passione per la libertà e l'uguaglianza. E noi continuiamo a essere orfani di quelle magliette strisce, che oltre a difendere i diritti già acquisiti, riuscirono a rilanciare sul futuro per conquistarne nuovi.
Per sua stessa natura la giovinezza è stata da sempre incaricata di rappresentare il futuro: la perenne caratterizzazione mediatica dell'adolescente come genio o mostro continua a veicolare le speranze e le paure degli adulti su quanto accadrà in futuro. Ignorare chi spicca come precursore a favore di chi resta fedele allo status quo significa rifiutare l'impegno preso con il futuro, se non addirittura equivocare la natura stessa della giovinezza. Io vado fiero del mio romanticismo in materia, quanto meno perché spero in un mondo migliore.
Jon Savage
L'invenzione dei giovani
Intervento dedicato a Valerio Marchi, storico, skinhead, ultrà della Roma, studioso del conflitto e fratello dei ragazzi di strada, che verrà ricordato in questi giorni nel suo quartiere San Lorenzo di Roma (http://roma.indymedia.org/node/22004).
LA LOTTA CONTINUA IN GRECIA
La lotta continua in Grecia
Il sesto sciopero generale in sei mesi si è svolto in Grecia, contestando le misure durissime imposte contro il popolo greco da parte dell'Unione europea, il FMI e il governo Papandreou "socialista".
La ragione immediata per il nuovo sciopero è stato il nuovo disegno di legge che vuole distruggere i diritti pensionistici e rapporti di lavoro che esistono da decenni.
Papandreou teme che i deputati del PASOK non votino il disegno di legge in parlamento e minaccia di indire le elezioni anticipate.
Lo sciopero generale è stato indetto dal GSEE (Confederazione del lavoro del settore) e ADEDY (Federazione Nazionale dei dipendenti pubblici), seguiti anche da GSVE, la Federazione dei piccoli commercianti e artigiani. Pame, l'organizzazione sindacale del Partito comunista di Grecia, che aveva già organizzato uno sciopero il 23 giugno, si è unito allo sciopero generale, ma ha organizzato, come sempre, una manifestazione separata a piazza Syntagma.
GSEE ha indetto una manifestazione di fronte alla sua sede di Pedion tou Areos ( Campo di Marte )con i suoi militanti mentre i sindacati di classe, e le organizzazioni di sinistra erano riuniti vicino di fronte al Museo Nazionale.
Tra questi movimenti era presente il movimento popolare "Noi non paghiamo il pedaggio! Non paghiamo il FMI!" nonché un forte concentramento di persone in trattamento medico di tossicodipendenze del dipartimento dell 'Ospedale Psichiatrico di Attica che lottano per i loro diritti e contro la repressione e l’ internamento da parte dello Stato ed ex-tossicodipendenti che hanno completato con successo il loro trattamento.
Circa 30.000 persone hanno partecipato alla marcia ad Atene. Cortei simili sono state organizzati nelle principali città del paese. La partecipazione allo sciopero stesso è stata molto alta (90-100 per cento.). Ma la frustrazione è molto forte tra la classe operaia quando la burocrazia sindacale tenta di disinnescare la rabbia sociale con sole 24 ore articolate di lotta, ovviamente inefficaci di fronte alla sfida poste dalla UE / FMI / troika BCE e il loro governo di Atene.
La richiesta di uno sciopero ad oltranza, inizialmente lanciata dal EEK,è diventata sempre più popolare, e gridata da molti spezzoni del corteo.
Quando la marcia ad Atene era nella sua fase conclusiva,lo spezzone del corteo dell’ EEK e quello del movimento contro i pedaggi nelle autostrade privatizzate sono stati attaccati dai reparti anti-sommossa della polizia e 14 giovani sono stati arrestati.
Quando un medico ha protestato verso gli agenti per un ragazzo che è stato arrestato senza alcuna ragione,i poliziotti hanno risposto con questa motivazione:
"era un membro del servizio d 'ordine del EEK"!
Domani questi compagni saranno giudicati.
Nessuna repressione ci può intimidire! Nessuna burocrazia può fermare la rabbia della classe operaia!
La lotta continua:
Per cacciare il FMI e l'UE !
Per cancellare tutto il debito degli usurai internazionali !
Per la nazionalizzazione delle banche, senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori per il potere ai lavoratori ' !
Per la sconfitta della UE imperialista e l'unificazione socialista d'Europa.
Michael Savas .
29 Giugno 2010

In 1500 per dire no al fascismo
In 1500 per dire no al fascismo
Sabato 26 giugno la Firenze Antifascista è nuovamente scesa in piazza per ribadire il concetto che nella nostra città non ci può essere spazio per gruppi e gruppuscoli neofascisti. Un corteo militante con oltre mille compagni provenienti anche da altre città della Toscana si è snodato per il centro, ha attraversato i viali passando da piazza della Libertà ed ha poi imboccato via Lorenzo il Magnifico sostando per alcuni minuti davanti alla nuova sede dei fascisti di Casapound, poi il corteo è transitato in via Nazionale ed in via della Scala passando sotto l'altro covo fascista dove hanno la sede Forza Nuova e La Fenice per poi sciogliersi pacificamente in piazza Santa Maria Novella.
Ieri abbiamo avuto l'ennesima conferma della complicità del PDL fiorentino con i fascisti, le dichiarazioni del consigliere comunale di Casaggi Torselli in solidarietà con Casapound sono la dimostrazione lampante di come i gruppetti neofascisti non sono altro che dei servi del padronato, manodopera a basso prezzo da utilizzare nei momenti di crisi contro chi lotta per difendere i propri diritti. La storia spesso si ripete ed il ruolo dei fascisti è sempre lo stesso, servi al guinzaglio del padrone di turno, foraggiati e protetti dalla borghesia per compiere i lavori sporchi.
Il corteo di sabato non è certo la fine della mobilitazione antifascista in città, è un passaggio importante ma certo non conclusivo. La lotta antifascista andrà avanti fino a raggiungere l'obiettivo della chiusura di tutti i covi fascisti presenti in città.
Operai e studenti uniti nella lotta
Fascisti e padroni uniti nella repressione
Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Regionale della Toscana
RENDERE INGOVERNABILE IL PIANO MARCHIONNE-SACCONI
RENDERE INGOVERNABILE IL PIANO MARCHIONNE-SACCONI
Chi voleva celebrare a Pomigliano il funerale della lotta di classe, si è trovato di fronte alla dignità degli operai: che, nonostante il ricatto, hanno tracciato un confine insuperabile tra le proprie ragioni sociali e l’intero arco della politica dominante ( governo, PD, grande stampa) tutta schierata con la Fiat. Si è trattato di un limpido spartiacque di classe. Ora tutte le sinistre sindacali e politiche hanno il dovere di rompere col PD confindustriale, e di unire le proprie forze in una mobilitazione generale che renda ingovernabile il piano Marchionne –Sacconi, ponendo al centro le rivendicazioni operaie. Se le sinistre lo vogliono, Pomigliano può cambiare l’agenda sociale e politica italiana. Lo sciopero generale di domani deve trasformarsi nell’inizio di una controffensiva radicale del movimento operaio. Col varo di una piattaforma unificante e l’avvio di una lotta prolungata.
MARCO FERRANDO
FIAT POMIGLIANO : I NO BLOCCANO I PROGETTI DI RESTAURAZIONE AUTORITARIA
UN SUCCESSO DEL NO

(23 Giugno 2010)
la lotta degli operai di Pomigliano
Il risultato di Pomigliano è, di fatto, una vittoria di Fiom e Cobas. Nonostante il ricatto anticostituzionale della Fiat, nonostante la massiccia campagna bipartisan di governo e PD, nonostante il vergognoso invito al Sì di Guglielmo Epifani, quasi il 40% dei lavoratori ha rifiutato apertamente l’umiliazione della servitù e chiede una svolta. E’ un fatto straordinario. Se ora, dopo questo esito imprevisto, Marchionne provasse a chiudere Pomigliano, le sinistre sindacali dovrebbero promuovere unitariamente l’occupazione della fabbrica da parte dei lavoratori, e rivendicare la nazionalizzazione della Fiat, senza alcun indennizzo. Più in generale tutte le sinistre sindacali e politiche hanno il dovere di raccogliere il segnale di Pomigliano, rilanciando la mobilitazione in tutti gli stabilimenti Fiat e nell’insieme del mondo del lavoro: solo una mobilitazione generale, radicale, prolungata, può sbarrare la strada alla Fiat e al governo. Porteremo questa proposta di unità e radicalità nello sciopero del 25 Giugno.
MARCO FERRANDO- PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
E’ IL MOMENTO DI UNA GRANDE CAMPAGNA ANTISIONISTA
E’ IL MOMENTO DI UNA GRANDE CAMPAGNA ANTISIONISTA
L’operazione dei commando israeliani contro imbarcazioni filo palestinesi riapre il confronto pubblico sul sionismo. Le anime candide dell’”equidistanza” tra carnefici e vittime sono di fronte al fallimento delle proprie fantasie.
La crudeltà dei fatti conferma una volta per tutte che non può esservi “pace” tra il popolo palestinese e lo Stato sionista . Non è in discussione il “popolo ebraico” .
E’ in discussione la natura di uno Stato che si fa scudo (abusivo) dell’ebraismo per perpetuare la propria oppressione su un altro popolo. Di uno Stato confessionale e integralista, basato giuridicamente su un pregiudizio razziale , che si appoggia sul terrore militare.
Coloro che hanno più volte assimilato sionismo ed ebraismo, offendono non solo la migliore tradizione ebraica, ma la verità storica.
Solo la prospettiva di una Palestina unita, laica, socialista, liberando il Medio Oriente dallo Stato sionista, può ricostruire la pace tra gli arabi e gli ebrei. E’ il momento di una grande campagna antisionista.
MARCO FERRANDO- PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI ( PCL)

volontario colpito dalle armi automatiche dei commandos israeliani
PISA: ASSEMBLEA PUBBLICA PCL CON MEDICINA DEMOCRATICA SULLA DEVASTAZIONE AMBIENTALE IN TOSCANA
FESTA DI TESSERAMENTO 2010 SEZIONI DI PISA E DI LIVORNO
LA RESISTENZA ANTIFASCISTA RUBATA DAL REVISIONISMO DELLA GELMINI ( VOLANTINO PCL PER LE SCUOLE )
LA NOSTRA CAMPAGNA ELETTORALE
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VOLANTINO MANIFESTAZIONE 20/03 LIVORNO
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