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repressione e antifascismo
ESPLODE LA REPRESSIONE CONTRO GLI ANTIFASCISTI IN TOSCANA
(7 Novembre 2009)
il movimento risponde con due manifestazioni
Oggi venerdi' 6 novembre è stata una giornata pesantissima per gli antifascisti e la sinistra antagonista.
E' cominciata questa mattina a Firenze con numerose perquisizioni nei confronti di militanti di sinistra, con il conseguente arresto in isolamento nel carcere di Sollicciano di un compagno del CPA ( Centro Popolare Autogestito Firenze Sud ).
Le accuse vanno dalla detenzione di presunti esplosivi, ai rapporti di solidarietà internazionale, alle iniziative contro la presenza dei fascisti in città, alle iniziative contro Forza Nuova a Rignano sull'Arno.
Purtroppo la giornata è proseguita con il grave pronunciamento del tribunale del riesame che ha respinto la richiesta di scarcerazione dei tre compagni antifascisti arrestati a Pistoia alcune settimane fa in un' operazione avvenuta con modalità da dittatura sudamericana, con la mancanza totale di elementi a carico e con una provocatoria montatura.
Questa escalation repressiva da parte degli apparati dello stato in Toscana non arriva a caso. Si cerca di colpire una regione che è sempre stata il simbolo dell' antifascismo anche per il tributo di sangue pagato dalla popolazione toscana durante la resistenza.
Tutto questo dimostra la pericolosità reazionaria di questo governo.
Persone picchiate e torturate in carcere fino alla morte, migranti rinchiusi nei lager di stato, militanti antifascisti arrestati, campagne mediatiche volte a impaurire l'opinione pubblica, partiti di governo che si richiamano senza vergogna a ideologie fasciste e razziste, questa è l'Italia di oggi.
Noi crediamo che a tutto ciò sia giusto ribellarsi per cacciare il governo reazionario di Berlusconi ma senza riporre fiducia nella falsa opposizione del PD e dell'IDV che come abbiamo visto recentemente a Pistoia, nonostante l'evidente montatura poliziesca contro i tre compagni, si sono schierati saldamente al fianco del PDL e delle forze repressive dello stato solidarizzando addirittura con i fascisti di casapound.
Il PCL toscano chiede con forza l'immediata liberazione di tutti gli antifascisti arrestati nelle ultime settimane, solidarizza con il CPA per l'ennesima azione repressiva,
aderisce a tutte le mobilitazioni in solidarietà ai compagni arrestati, in particolare alla manifestazione di domani, sabato 7 novembre:
a Firenze in piazza San Marco ore 15,30
a Livorno in piazza Attias ore 15,30
L' antifascismo non si può reprimere perchè non è un reato.
LIBERTA' PER TUTTI GLI ANTIFASCISTI
ORA E SEMPRE RESISTENZA
Partito Comunista dei Lavoratori della Toscana
Partito Comunista dei Lavoratori
coordinamento della Toscana
info@pclavoratori.it
Il governo si approva per decreto le proprie liste contestate , ignora le decine di altre liste escluse, sigilla il regime dell’arbitrio e dell’ipocrisia che governa la presentazione delle liste elettorali in tutta Italia. E lo fa con la copertura della Presidenza della Repubblica. Tutto ciò è vergognoso e inaccettabile. I partiti dominanti fanno tutto da soli: varano leggi elettorali assurde e discriminatorie, violano platealmente le loro stesse leggi, sanano per decreto le proprie violazioni, abbandonano al proprio destino le vittime “minori” delle loro leggi. E per di più gridano che “la democrazia è salva”. E’ troppo.
Come osserva oggi il quotidiano “la Repubblica”, il Partito comunista dei Lavoratori ( PCL) è, assieme ai Radicali, la principale vittima di questa legge elettorale e del decreto del governo. Ma non ne facciamo questione di partito. Ne facciamo questione di democrazia e di principio, che per definizione è universale. Per questo impugneremo e contrasteremo il decreto del governo in tutte le sedi, ne denunceremo la stessa incostituzionalità, parteciperemo alla più ampia mobilitazione di piazza e di strada contro il provvedimento di Berlusconi e Napolitano. E rivendicheremo con più forza la cacciata di un governo reazionario che, mentre condona gli evasori e colpisce l’articolo 18, si arroga il diritto all’arbitrio persino in materia elettorale.
MARCO FERRANDO - PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
IL PCL PRESENTE, OVUNQUE POSSIBILE, ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI
IL PCL PRESENTE, OVUNQUE POSSIBILE, ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI
Il Partito Comunista dei Lavoratori ( PCL)- già presente alle ultime elezioni politiche ed europee- sta preparando la propria presentazione elettorale indipendente per le imminenti elezioni regionali, in contrapposizione alle coalizioni di centrodestra e di centrosinistra. Di fronte a sinistre cosiddette “radicali” che si subordinano ovunque possibile al PD e persino alla UDC, è essenziale la presenza autonoma alle elezioni di una sinistra fedele alle ragioni dei lavoratori e ad una prospettiva anticapitalistica. In altri termini di “una sinistra che non tradisce”. La nostra presentazione è ostacolata pesantemente da una normativa assurda e antidemocratica, sostenuta congiuntamente da PDL e PD, che ci impone la raccolta di un numero di firme doppio o triplo rispetto a quelle previsto per le elezioni politiche. Ciò nonostante ci stiamo battendo con tutte le nostre forze per raggiungere il traguardo della presentazione nel maggior numero possibile di Regioni: e dunque per poter usare la tribuna elettorale ai fini dello sviluppo e della riconoscibilità di una prospettiva di classe antisistema.
Partito Comunista dei Lavoratori
contro una legge elettorale che difende i poteri forti
Presentazione Lista PCL elezioni regionali
Gia' presente regolarmente nelle elezioni in Basilicata, e impegnato in un ricorso al Tar in Calabria contro un'assurda esclusione,il Partito comunista dei lavoratori sfidera' domani 8 Marzo l'ipocrisia del decreto Berlusconi-Napolitano nel modo piu' semplice: presentando le proprie liste presso i tribunali del Lazio, della Liguria, della Toscana, delle Marche".
"Se l'articolo 4 del decreto riapre i termini di presentazione delle liste dalle ore 8 alle ore 16 di lunedi', cio' non puo' valere per la sola lista della Pdl in Lazio deve valere per ogni altra lista non presentata. E tanto piu' per liste come le nostre, che in Lazio, Liguria, Toscana, Marche hanno raccolto migliaia di firme pulite nelle strade e nelle piazze.
A differenza di tante liste 'ammesse' che hanno scaricato nomi e firme dagli elenchi comunali, secondo quella pratica tradizionale della truffa che il decreto del governo ignora e copre.
Quindi domani nei termini previsti dal decreto governativo i presentatori del Partito Comunista dei Lavoratori consegneranno regolarmente la propria lista presso i Tribunali di competenza.
Partito Comunista dei Lavoratori
le firme reali del PCL e quelle false della destra di governo
(ANSA) - REGIONALI: DL; DA PCL TOSCANA CONSEGNA SIMBOLICA LISTE
(8 Marzo 2010)
(ANSA) - FIRENZE, 8 MAR - Protesta 'provocatoria', davanti alla corte di appello di Firenze, di alcuni esponenti del partito comunista dei lavoratori della Toscana che hanno 'simbolicamente' consegnato le proprie liste per partecipare alle elezioni regionali. ''La nostra - ha spiegato il candidato presidente e coordinatore provinciale di Firenze del Pcl, Simone Faini - e' un'iniziativa propagandistica, per denunciare l' antidemocraticita' sia del decreto salva-liste, sia della legge elettorale toscana che prevede la raccolta di un numero spropositato di firme e lo sbarramento al 4%''. ''Oggi siamo davanti ai tribunali di diverse regioni - ha aggiunto Faini -: noi siamo qui in maniera provocatoria per fare una consegna simbolica. Ovviamente le liste non le presentiamo, ci sembrerebbe assurdo''. ''Siamo stati gli unici - ha proseguito - che hanno davvero raccolto le firme, una raccolta fatta in modo legale. Non abbiamo pero' raggiunto il numero necessario in almeno sei province su dieci e quindi non abbiamo presentato le liste. Se avessimo saputo che succedeva tutto questo, probabilmente l'avremmo presentate anche noi''. Faini ha poi ricordato i ''punti principali'' del programma del suo partito: ''La difesa dei diritti dei lavoratori, la tutela dell'ambiente e il tema dell'antifascismo. Tra l'altro - ha concluso - l'estrema destra si presenta qui in Toscana con una raccolta firme, diciamo, almeno ambigua: sono riusciti a raccogliere 1.750 firme a Rignano sull'Arno, una cosa che ha dell'incredibile''.(ANSA).
info@pclavoratori.it
GIÚ LE MANI DAL PROGETTO REBELDÍA
Nella città di Pisa da qualche tempo tira una brutta aria: gli spazi autogestiti sono fortemente minacciati, l'agibilità e l'attività politica limitata da norme esagerate sulla sicurezza, l'accoglienza e la solidarietà verso le comunità di migranti cancellate da pretestuose ed assurde disposizioni sulla legalità come le disposizioni "antiborsoni".
In questo clima si inserisce il tentativo di colpire il progetto REBELDÍA e la sua storia. La mancanza di confronto delle istituzioni e delle più alte cariche cittadine sul progetto Rebeldia dimostra la volontà di colpire chi si batte per una cultura diversa e anche scomoda. La città di Pisa nella sua storia è stata sempre simbolo di democrazia e con la sua Università anche di cultura legata ai bisogni della sua gente.
Come Partito Comunista dei Lavoratori esprimiamo una partecipe solidarietà con chi si batte per una città differente da quella voluta dai poteri forti, per una cultura che sia espressione anche di chi non ha voce. Diciamo no alle speculazioni, allo scempio del territorio, alla disoccupazione dilagante, ai livelli di vita sempre più bassi della popolazione già duramente colpita dalla crisi. In questo quadro il Progetto Rebeldia deve essere difesoperchè difendendolo lasciamo aperto un prezioso spazio alternativo per il cambiamento.
Partito Comunista di Lavoratori Sez. Pisa
10 FEBBRAIO: GIORNATA DELLA DIMENTICANZA
Le cose che gli italiani brava gente vogliono dimenticare:
- Alla fine della I Gerra mondiale l'Italia si impossessò della Venezia Giulia, una regione multietnica italo-sloveno-croata, e iniziò a perseguitare le popolazioni slave, vietando fra l'altro l'uso delle loro lingue nelle scuole, negli uffici e nelle chiese. Centomila slavi dovettero abbandonare la loro terra natale e diventare esuli in Jugoslavia o in altri paesi .
- Con l'avvento del fascismo si inasprí la persecuzione antislava, a cui si aggiunsero il terrorismo squadrista e l'esproprio delle terre.
- Nel 1941 l'Italia invase la Jugoslavia a fianco dei nazisti e occupò altri territori slavi. Gli italiani commisero innumerevoli crimini di guerra sia contro i Partigiani jugoslavi che contro la popolazione civile: fucilazioni di ostaggi, deportazioni, campi di concentramento, torture, stupri .
- Oltre centomila slavi vennero deportati nei campi di concentramento italiani, e circa settemila vi morirono, spesso per fame. Nel lager italiano di Arbe (Rab) morirono 71 bambini con meno di un anno di età.
- I fascisti italiani (come la banda Collotti dell'Ispettorato speciale di pubblica sicurezza), che facevano sparire nelle foibe le loro vittime. furono i primi infoibatori.
- I corpi degli infoibati sono stati recuperati dopo la guerra: secondo gli studi piú accurati sono stati trovati i resti di 500-700 persone. Un sito propagandistico di destra pubblica la cifra di 994 salme. La maggior parte sono corpi di militari tedeschi o italiani, e di criminali fascisti processati e condannati da tribunali militari jugoslavi. Ci sono anche i corpi degli slavi e italiani uccisi dai fascisti, di Partigiani slavi e italiani caduti in combattimento, e criminali slavi condannati da tribunali jugoslavi.
- Nella miniera di Basovizza sono state recuperate dieci salme, di cui alcune in uniforme tedesca. L'unico "martire di Basovizza" di cui si conosca l'identità era un torturatore fascista dell'Ispettorato speciale di pubblica sicurezza.
Quando verrà istituita una vera giornata del ricordo, in memoria delle vittime dell'imperialismo italiano?
PER LA NAZIONALIZZAZIONE DELLE AZIENDE IN CRISI E/O CHE LICENZIANO PER LA NAZIONALIZZAZIONE DELLE BANCHE
La
grande crisi economica internazionale si sta abbattendo sulle
condizioni di vita dei lavoratori. In tutto il mondo, industriali e
banchieri che per vent'anni hanno imposto ai lavoratori sacrifici
immensi con la promessa di un futuro benessere, chiedono oggi alle
proprie vittime di pagare il costo della propria crisi. E'
inaccettabile.
In
Italia, migliaia di aziende, a partire dalle più grandi (Fiat, Telecom,
Alitalia…), stanno procedendo alla liquidazione complessiva di un
milione di posti di lavoro. E' un processo a valanga che investe tutti
i settori produttivi e i servizi.
Si
allargano a macchia d'olio chiusure aziendali e licenziamenti
collettivi, più o meno mascherati. 400 mila precari vengono buttati su
una strada senza alcuna reale protezione sociale.
Le sole domande di cassa integrazione ordinaria conoscono nel dicembre 2008 un aumento del 525%.
Eppure
le stesse imprese e banche che procedono a licenziamenti, chiusure,
dismissioni, e che addirittura annunciano la prospettiva di una propria
"inevitabile" scomparsa (Fiat), continuano a chiedere allo Stato (e a
ottenere dallo Stato) una nuova montagna di risorse pubbliche; che si
aggiungono alle enormi regalie di cui hanno già beneficiato negli
ultimi vent'anni.
I
lavoratori sono così colpiti due volte: come lavoratori e come
contribuenti. Con un solo beneficiario: i loro padroni. Che sono,
oltretutto, secondo dati OCSE, i principali evasori fiscali in Italia.
Basta pensare a Telecom: tre miliardi di evasione accertata (quasi
totalmente condonati).
Il
caso Alitalia è stato al riguardo un emblematico apripista: 10000 posti
di lavoro cancellati, a partire dai precari; criteri disumani di
riassunzioni individuali per i lavoratori sopravvissuti, con la
cancellazione dei diritti contrattuali acquisiti; debiti di oltre 4
miliardi scaricati sui contribuenti ( in cambio di un servizio ridotto
e più costoso). Il tutto per premiare una cordata di industriali e
banchieri senza scrupoli, pronti a fare le valigie con il bottino alla
prima opportunità.
Un
apposito provvedimento del governo rende oggi estendibile questo
precedente, per vari aspetti, a tutte le situazioni di crisi:per cui un
cambio di proprietà, connesso a crisi aziendali, può comportare, oltre
alla riduzione dei dipendenti, la cancellazione del loro contratto.
L'accordo tra governo-confindustria-CISL-UIL, non a caso, generalizza
il principio di deroga al contratto nazionale.
Eppure,
nonostante l'enormità dell'attacco subito, continua a mancare, per
responsabilità sindacali, una risposta di lotta generale e unificante.
In migliaia di aziende i lavoratori si trovano a difendere il posto di
lavoro in ordine sparso, senza un'azione comune, senza
un'obiettivo unificante, in un quadro di disgregazione e disperazione,
Lungo un piano inclinato di cui non si vede la fine.
Così non può andare avanti. E' necessaria una svolta.
E la svolta dev'essere radicale, come radicale è l'attacco portato contro i lavoratori.
LICENZIARE I LICENZIATORI
SENZA INDENIZZO E SOTTO IL CONTROLLO DEI LAVORATORI
E'
necessario, naturalmente, in primo luogo, respingere l'accordo tra
governo-confindustria-CISL-UIL sulle regole contrattuali e definire una
piattaforma di rivendicazioni immediate che fronteggi
l'emergenza: a partire dal blocco dei licenziamenti,
dall'estensione del diritto alla cassa integrazione a tutti i
lavoratori con copertura dell'80% del salario (indipendentemente dalle
dimensioni dell'azienda e dal tipo di contratto), dalla definizione di
un salario minimo intercategoriale di 1300 euro netti mensili. Una
piattaforma di lotta per una vertenza generale del mondo del lavoro,
dei precari, dei disoccupati, che rompa definitivamente con la
concertazione.
Ma
non basta. Occorre uscire dalla difensiva. E mettere in discussione
finalmente i privilegi della" proprietà" di tanti padroni
bancarottieri, sempre pronti a privatizzare i profitti e a socializzare
le perdite.
Proponiamo
a tutto il mondo del lavoro, a tutte le sue espressioni di base, a
tutte le organizzazioni dei lavoratori disponibili a battersi per le
loro ragioni, una battaglia comune per la nazionalizzazione delle
aziende in crisi e/o che licenziano, senza indennizzo per i grandi
azionisti, sotto il controllo dei lavoratori; e per la
nazionalizzazione delle banche, vera "associazione a delinquere" (con
la difesa del piccolo risparmio).
E'
una rivendicazione che risponde a un principio elementare: finirla con
l'assistenzialismo pubblico verso le imprese e le banche, a danno di
chi vi lavora e dell'interesse generale della società. Se si spendono
risorse pubbliche per salvare un'azienda, pubblica dev'essere la
sua proprietà e il suo controllo. Si nazionalizzino le imprese,
non i loro debiti.
I
padroni che dopo aver sfruttato i lavoratori e intascato soldi
pubblici, oggi chiedono altri soldi per distruggere i posti di lavoro –
dentro una crisi causata dalla voracità dei loro profitti- devono
andarsene a casa. Chi ha fallito deve lasciare il campo. Non possono
essere i lavoratori a pagare la crisi dei capitalisti e del loro
sistema.
Proponiamo
che la nazionalizzazione escluda l'indennizzo per i grandi azionisti:
perché questi si sono già indennizzati a sufficienza con anni o decenni
di superprofitti, lucrati su bassi salari e precariato, e oliati dalle
risorse pubbliche.Sarebbe assurdo che la nazionalizzazione fosse a
carico dei contribuenti e dei lavoratori. Al contrario: la
nazionalizzazione delle aziende in crisi deve significare
l'abbattimento degli sprechi scandalosi di soldi pubblici regalati a
speculatori e padroni senza scrupoli.Soldi che si libererebbero per i
salari, le pensioni, la sanità, la scuola, l'ambiente.
Proponiamo
che la nazionalizzazione avvenga sotto il controllo dei lavoratori. Non
vogliamo carrozzoni burocratici e clientelari, tipo vecchia IRI.
Vogliamo che siano i lavoratori ad avere una parola determinante
sull'organizzazione del lavoro, sulla trasparenza dei bilanci, su
eventuali riconversioni della produzione. Perché siano i lavoratori i
garanti della difesa del proprio posto di lavoro e i protagonisti di
una nuova organizzazione dell'economia, dettata dalle esigenze della
società, non del profitto.
Sappiamo che una battaglia per la nazionalizzazione delle aziende in crisi e
delle banche, aprirebbe uno scontro sociale e politico di grande
portata. Perchè metterebbe in discussione la struttura più generale
della società: indicherebbe l'esigenza di un piano economico definito
dai lavoratori, a partire dal collegamento tra le aziende
nazionalizzate, e porrebbe la prospettiva
di un governo dei lavoratori e quindi di un cambio di comando alla
testa della società. Ma se le vecchie classi dominanti hanno fallito non
è colpa del mondo del lavoro. E non è il mondo del lavoro che deve
temere un'alternativa. Di più: l'esperienza ci insegna che solo
battendosi per un'alternativa di fondo, è possibile, cammin facendo,
difendere vecchi diritti, strappare conquiste parziali, ottenere
risultati concreti. IL padronato è disponibile a concedere qualcosa
solo quando ha paura di perdere tutto. E viceversa, senza un orizzonte
di alternativa, si continuerà solo ad arretrare, sotto la frusta di
padroni e governi sempre più forti e arroganti.
In
altri paesi, di fronte alla crisi, settori d'avanguardia del mondo del
lavoro hanno avanzato la rivendicazione della nazionalizzazione delle
aziende in crisi. Talvolta combinandola con l'occupazione delle aziende
e l'esercizio diretto della gestione operaia della produzione(
Argentina). Spesso con risultati positivi di difesa dei posti di
lavoro. In ogni caso spostando in avanti rapporti di forza e terreno di
confronto: sia verso il padronato e i governi, sia all'interno dello
stesso movimento operaio e sindacale.
Proponiamo
che una battaglia in Italia per la nazionalizzazione delle aziende in
crisi e delle banche si colleghi alle esperienze dei lavoratori e di
altri paesi: dentro la necessità di una risposta globale alla crisi
globale del capitalismo.
Proponiamo per aprile un incontro nazionale tra le realtà di lavoro che concordano con l'esigenza di questa comune battaglia.
Roma, 1 febbraio 2009
Contro il sionismo criminale e stragista
A fianco del popolo e dei combattenti di Gaza.
Per l’abbattimento rivoluzionario dello stato sionista di Israele
Per una Palestina libera, unita, laica e socialista in una Federazione Socialista del Medio Oriente
La solidarietà completa di ogni militante di sinistra e di ogni
democratico non può che andare in modo pieno ed esclusivo al popolo
palestinese orribilmente massacrato dall’esercito sionista e ai suoi
combattenti.
L’azione stragista dei sionisti e il loro rifiuto di
ogni reale concessione al popolo palestinese dimostrano senza ombra di
dubbio il carattere totalmente reazionario dello stato Israeliano.
Da 90 anni le forze colonialiste del sionismo hanno
progressivamente scacciato, con una feroce azione terrorista, la
popolazione araba di Palestina dalla grande maggioranza della sua
terra. Lo hanno fatto con il pieno appoggio determinante
dell’imperialismo, prima inglese, poi USA, ma anche del regime
stalinista dell’URSS (che nel 1948 fu il primo paese insieme agli Usa a
riconoscere lo stato sionista).
Ciò di fronte alle feudo-borghesie arabe e anche ai regimi
“nazionalisti” che hanno tradito costantemente il popolo arabo di
Palestina e la sua lotta, in subordinazione all’imperialismo.
Come Partito Comunista dei Lavoratori siamo orgogliosi di derivare
dalla tradizione della Quarta Internazionale delle origini. Essa fu
infatti l’unica organizzazione del movimento operaio internazionale che
si pronunciò, controcorrente - di fronte allo sfacciato appoggio al
sionismo sia dei partiti socialdemocratici filoimperialisti sia di
quelli “comunisti” stalinisti - contro il sionismo, in continuità con
la
politica della Internazionale comunista ai tempi di Lenin, la nascita
dello stato sionista e per una Palestina unita.
E ciò sia come organizzazione internazionale, che con la sua piccola
sezione in Palestina, composta sia di militanti arabi che ebrei, uniti
nella difficile battaglia antisionista .
Già nel 1939 essi affermavano «la loro intera solidarietà con il movimento
nazionalista arabo e il loro sostegno incondizionato alle
rivendicazioni immediate degli arabi: a) cessazione dell’emigrazione
ebraica; b) proibizione di nuovi acquisti di terre da parte ebraica; c)
governo nazionale arabo.»
E la IV Internazionale nel 1947:
«La posizione della Quarta Internazionale di fronte al problema palestinese
resta chiara e netta come in passato. Essa sarà all’avanguardia della
lotta contro la spartizione, per una Palestina unita e indipendente,
nella quale le masse determineranno sovranamente la loro sorte
attraverso l’elezione di un’assemblea costituente. Contro gli effendi e
gli agenti imperialisti, contro le manovre della borghesia egiziana e
siriana che si sforza di deviare la lotta emancipatrice delle masse in
una lotta contro gli ebrei, essa lancerà l’appello alla rivoluzione
agraria, alla lotta anticapitalista e antimperialista, motori
essenziali della rivoluzione araba. Ma essa non potrà condurre questa
lotta con delle possibilità di successo che a condizione di prendere
posizione senza equivoco contro la spartizione del Paese e contro la
costituzione dello Stato ebraico.»
E nel 1948 il gruppo trotskista di Palestina concludeva le sue tesi affermando:
“Grazie alla direzione borghese e feudale dei paesi arabi – agente
dell’imperialismo – siamo stati battuti in una tappa della lotta
contro l’imperialismo; e dobbiamo prepararci per la vittoria in una
prossima fase, cioè per l’unificazione della Palestina e dell’Oriente
arabo in generale - creando la sola forza che possa raggiungere questi
obiettivi: il partito proletario rivoluzionario unificato dell’Oriente
arabo.»
Queste parole restano pienamente valide.
Le illusioni
su piani di pace sponsorizzati dall’imperialismo si sono rivelate per
quelle che erano. Gli accordi di Oslo non hanno aperto la strada verso
la libertà del popolo palestinese, ma solo verso il perdurare della sua
oppressione. Milioni di palestinesi continuano a vivere in miseria nel
duro esilio dei campi profughi. Ogni giorno nuova terra viene sottratta
al popolo arabo. E la risposta ad ogni lotta è il massacro stragista
come oggi a Gaza. La prospettiva dei “due popoli, due stati” (che di
per sé esclude il diritto al ritorno per milioni di profughi
palestinesi) appare sempre più configurarsi come quella di un
“bantustan” o addirittura di “riserve indiane” governate ciascuna da
cacicchi locali.
Bisogna
dire basta ad ogni illusione. La liberazione della Palestina non potrà
che essere il prodotto della sconfitta, grazie alla lotta
rivoluzionaria, del sionismo e dell’imperialismo.
Ma per far ciò è necessario la rottura con le vecchie direzioni fallimentari. Il
nazionalismo piccolo borghese di Al Fatah ha portato alla situazione
odierna e la vecchia direzione arafattista si è tramutata
nell’espressione di una nuova borghesia miserevole e corrotta,
capitolarda e agente dell’imperialismo.
È l’espressione locale
del fallimento sul piano generale del “socialismo arabo” piccolo
borghese, dei variegati regimi bonapartisti che avevano promesso la
libertà, non solo nazionale ma anche sociale alle masse arabe e che non
hanno alla fine portato che a nuova oppressione e sfruttamento.
La risposta al fallimento del nazionalismo borghese e piccolo borghese
non può però essere l’islamismo in nessuna delle sue forme. Si tratta
di forze reazionarie, antiproletarie e antifemminili, a lungo agenti
della reazione imperialista .
Come Partito Comunista dei
Lavoratori e come Coordinamento per la Rifondazione della IV
Internazionale, sosteniamo la lotta delle masse contro sionismo e
imperialismo, qualunque forma essa prenda (ad eccezione del terrorismo
contro i civili, che in ogni caso è nulla rispetto a quello
imperialista) e qualunque sia la sua direzione attuale.
Al
contempo, però, affermiamo con nettezza la nostra posizione: solo un
partito rivoluzionario marxista, basato sul proletariato e le masse
oppresse, e quindi del tutto indipendente da ogni settore della
borghesia, può portare alla vittoria contro il sionismo e
l’imperialismo.
Ma tale vittoria non può essere raggiunta
nell’ambito della sola Palestina. Solo l’unione di lotta del
proletariato e delle masse arabe può sconfiggere definitivamente la
forza dell’imperialismo. Solo una prospettiva socialista può liberare
il popolo arabo dall’oppressione. E solo tale prospettiva può
coinvolgere una parte della classe operaia e della gioventù ebraica,
portandole a comprendere che esse stesse devono liberarsi dalla guerra
e dallo sfruttamento sociale della borghesia sionista, indebolendo così
il nemico della liberazione del popolo arabo.
Per questo, per quanto difficile, come la storia ha dimostrato, solo la
prospettiva di una Palestina unita e socialista in un Medio Oriente
socialista è la via per la vittoria futura.
Ed e’ quella che devono
costruire i militanti della sinistra e del proletariato arabo, unendosi
in partiti e in una internazionale marxista rivoluzionaria.
- Piena solidarietà al popolo e ai combattenti di Gaza e di tutta la Palestina.
- Stop alla strage di Gaza.
- Per il boicottaggio di massa dello stato sionista.
- Nessuna pace col sionismo e l’imperialismo.
- Abbasso la borghesia, i monarchi e gli sceicchi arabi, agenti dell’imperialismo.
- Per il diritto al ritorno in patria per tutti i rifugiati palestinesi.
- Per l’abbattimento rivoluzionario dello stato sionista.
- Per una Palestina libera, unita, laica e socialista con pieni diritti democratici di minoranza nazionale al popolo ebraico.
- Per l’unità rivoluzionaria del popolo arabo.
- Per una federazione socialista del Medio Oriente.
Partito Comunista dei Lavoratori Sezione italiana del Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale
(volantino distribuito durante la manifestazione nazionale per la Palestina, Roma 17/1/2009)
Comunicato Stampa del Partito Comunista dei Lavoratori
RESPINGIAMO LE PROVOCAZIONI ANTISEMITE E RAZZISTE NELLA CITTÀ DI PISA
Le sezioni di Pisa e Livorno del Partito Comunista dei Lavoratori
condannano fermamente il vergognoso oltraggio recato alla Sinagoga di
Pisa ed esprimono la loro solidarietà alla Comunità ebraica.
Manifestano la loro preoccupazione per questa azione che si aggiunge
ad una serie di provocazioni e intimidazioni cui questa città ha
reagito debolmente se non con indifferenza: l'incendio della porta alla
sede del PRC, la bomba carta al Centro sociale Newroz, il vandalismo ai
danni del murale nello stesso Newroz (un insulto a un giovane
scomparso), il sequestro di alcuni frequentatori del Rebeldia (da parte
di un gruppo di fascisti che hanno incatenato il cancello e si sono
allontanati facendo il saluto romano), i numerosi simboli fascisti
nelle strade.
Rinnovando
la loro totale solidarietà anche per la comunità palestinese di Pisa,
in trepidazione per i fratelli e sorelle di Gaza duramente colpiti
dall'esercito israeliano in queste ore, condannano ogni torbido
tentativo di associare gli ebrei italiani alle responsabilità del
governo israeliano.
Riaffermano il loro impegno intransigente contro ogni forma di razzismo, compresi l'antisemitismo e l'antiarabismo.
PCL sez. Pisa e sez. Livorno
ANTISEMITISMO, STUPIDITÀ, IGNORANZA
Al comunicato stampa qui pubblicato vogliamo aggiungere qualche
considerazione sulle notizie riguardanti alcune manifestazioni a
sostegno della Palestina tenute in Olanda, in cui sarebbe stato gridato
lo slogan "Ebrei nelle camere a gas!".
Se queste notizie vengono confermate, per questo slogan infame ci sono
due spiegazioni possibili: o si tratta di una provocazione fascista per
screditare il movimento di sostegno per la resistenza palestinese, o si
tratta di un caso di disperata stupidità, cinico disprezzo e
irrimediabile mancanza di cultura politica e storica.
Noi non siamo di quelli che si scandalizzano se qualcuno brucia una
bandiera mentre i suoi fratelli vengono bruciati dalle bombe al fosforo
o al napalm, noi siamo senza esitazioni dalla parte dei palestinesi.
Ma la nostra cultura politica, con i profondi insegnamenti del
marxismo, ed il nostro senso morale, ci hanno insegnato a distinguere
gli obiettivi politici delle nostre lotte, a non confondere le
responsabilità delle strutture economiche e politiche con quelle degli
individui, e soprattutto ci hanno insegnato a rispettare il dolore di
chi ha subíto persecuzioni indicibili.
ANTISIONISTI SEMPRE, ANTISEMITI MAI
Fermare il massacro israeliano a Gaza!
Vita, terra, libertà per il popolo palestinese
Nasce il Coordinamento provinciale di solidarietà con il popolo palestinese (Pisa)
L’attuale,
feroce aggressione militare alla striscia di Gaza da parte
dell’esercito israeliano, con uso di armi di distruzione di massa,
chiarisce una volta per tutte, se ce ne fosse ancora bisogno, torti e
ragioni in una terra, quella di Palestina, distrutta e smembrata da
oltre 60 anni di politiche colonialiste israeliane.
Fattore
centrale di questo mare di sofferenza è il progetto dello Stato di
Israele, che da 60 anni non rispetta ben 72 risoluzioni dell’ONU,
occupa dal 1948 l’intera Palestina, dal 1967 le aree assegnate dall’ONU
per l’ipotesi di Stato palestinese, le alture del Golan siriane, le
fattorie di Sheba’a libanesi. Le ripetute offensive ed occupazioni
militari israeliane nei paesi circostanti hanno prodotto negli ultimi
decenni centinaia di migliaia di morti.
Nessuna
equidistanza è possibile tra un tale progetto aggressivo, di apartheid
e colonialista e le legittime aspirazioni dei popoli arabi – in primis
quello palestinese - a vivere in pace nelle proprie terre.
Occorre che tutte le forze politiche, sociali, culturali ed associative
amanti di una pace vera, perché nutrita da giustizia e verità, si
schierino con determinazione al fianco dei palestinesi e della loro
legittima Resistenza, contro una tra le più feroci persecuzioni che la
storia umana ricordi.
Denunciamo la vergognosa campagna di disinformazione degli organi di informazione di massa.
Denunciamo
la posizione del governo italiano che avalla la pulizia etnica
israeliana a Gaza giustificandola come “legittima difesa”.
Denunciamo
l’espulsione e l’omicidio di osservatori internazionali dell’ONU da
parte di Israele, omicidi ed espulsioni sui quali è calato un
vergognoso silenzio.
Le
realtà che costituiscono oggi (lunedì 5 gennaio 2009) un Coordinamento
provinciale di solidarietà con il popolo palestinese si impegnano alla
mobilitazione per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
- La cessazione
immediata dell'attacco e dell’occupazione militare della striscia di
Gaza.
-
L’apertura di corridoi umanitari e il contestuale invio di osservatori
internazionali a protezione delle popolazioni palestinesi.
-
L’ingresso di giornalisti indipendenti nelle aree del conflitto.
-
La fine dell'embargo contro la popolazione palestinese di Gaza.
-
La distruzione del muro costruito da Israele in Cisgiordania e a Gaza.
-
Lo smantellamento degli insediamenti colonici israeliani.
-
La fine dell'occupazione israeliana della Palestina.
-
Il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi nella Palestina storica.
-
La liberazione
degli oltre 10.000 prigionieri palestinesi rinchiusi nelle carceri
israeliane.
-
Il congelamento di
tutti gli accordi politici, economici e militari tra l'Italia e Israele.
-
Per uno Stato palestinese con Gerusalemme capitale.
Il Coordinamento si muoverà da subito sui seguenti obiettivi operativi:
- Primo presidio informativo martedì 6 gennaio
in p.zza XX settembre, di fronte al Comune di Pisa.
-
BOICOTTAGGIO delle relazioni commerciali e scientifiche tra Israele e
Italia, a partire da quelle individuabili concretamente sui nostri
territori cittadini e regionali, soprattutto nelle relazioni
scientifiche tra università e scuole di alta formazione (S.Anna) e
università e centri di ricerca israeliani, tra Regione Toscana e
Fondazione Peres con il progetto “saving the children”: possibili
presidi di denuncia in città.
-
Partecipazione alla
manifestazione regionale del 10 gennaio a Firenze contro l’aggressione
in atto a Gaza (appuntamento alle ore 13:30 alla stazione di Pisa).
-
Partecipazione
alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE a Roma il prossimo sabato 17 gennaio.
Sono aperte le prenotazioni per i pullman che partiranno da Pisa – Per
contatti 050500442 cell. 3296947952.
-
Promozione di una raccolta di fondi per le popolazioni di Gaza.
-
Richiesta al Sindaco di Pisa di uno spazio in p.za XX Settembre per una
“tenda per la pace” di informazione permanente sull’aggressione in atto
a Gaza.
-
Richiesta a collettivi studenteschi medi ed
universitari di promozione di incontri pubblici sui temi e gli
obiettivi del comitato.
-
Invio di una lettera aperta alla
città sulla situazione in Palestina da distribuire porta a porta in
migliaia di copie.
-
Presidio sotto la Prefettura e richiesta di incontro con il prefetto
per inviare una protesta formale al Governo contro le posizioni
filoisraeliane assunte e per chiedere la rescissione del trattato
Italia/Israele.
-
Chiediamo infine al Consiglio comunale di Pisa
di sciogliere il gemellaggio con la città israeliana di Akko e a tutti
i consigli comunali di Pisa e provincia la promozione di gemellaggi con
Gaza.
Il Coordinamento provinciale di solidarietà con il popolo palestinese viene costituito da:
Comunità
palestinese di Pisa, Rappresentanze sindacali di base (RdB/CUB), Rete
dei Comunisti Pisa, Spazio antagonista Newroz, circolo ARCI agorà Pisa,
Confederazione COBAS Pisa, progetto Rebeldìa, mensile “Valori”, Un
Ponte Per... (comit. di Pisa), Pianeta Futuro, PRC, PCL, Associazione Italia Cuba
Pisa, Circolo comunista “Che Guevara” di Ponsacco (PI).
Chiediamo a tutte le realtà politiche, sociali, culturali e sindacali
di Pisa e provincia di aderire al Coordinamento e di promuoverne le
attività sul territorio.
Per presentare contenuti ed obiettivi del
Coordinamento terremo una conferenza stampa mercoledì 7 gennaio alle ore 17,30 in pza XX settembre.
Giorno 15 della rivolta in Grecia
La profondità del movimento che da due settimane sta scuotendo la
Grecia, dopo l'assassinio del giovane Alexis da parte della polizia,
viene mostrata chiaramente anche dal fatto che artisti e creatori del
campo culturale sono coinvolti attivamente nella rivolta. Ieri sera il
governo voleva inaugurare l'edificio restaurato del Teatro nazionale di
Atene e tutta l'élite era invitata, dall'attuale ministro della Cultura
Michalis Liapis, uomo totalmente privo di cultura, a George Papandreou,
leader del partito dell'opposizione ufficiale PASOK e presidente
dell'Internazionale socialista, a membri della grande borghesia,
armatori, banchieri, ecc. Per l'inaugurazione sarebbe stata presentata
la prima di un nuovo spettacolo. Ma tutto è crollato quando piú di un
centinaio di attori-attivisti sono intervenuti con striscioni e slogan
per chiedere il rilascio di tutti gli arrestati durante la rivolta
(circa duecento) e contro il governo degli assassini. Si è dovuto
annullare tutto l'evento e l'élite è corsa spaventata alle sue case o
ville in periferia.
Questa azione è stata organizzata e realizzata da un'iniziativa di
attori e studenti delle scuole di recitazione. La stessa iniziativa
(cui partecipano anche attori che sostengono l'EEK) oggi, 20 dicembre,
ha inscenato un'altra azione in piazza della Costituzione (Sýntagma) di
fronte al Parlamento, dove sono rimasti "congelati" come statue per
qualche tempo denunciando l'uccisione di Alexis ed esprimendo il loro
orrore. La polizia antisommossa, naturalmente, è intervenuta coi
lacrimogeni ma gli attori sono rimasti congelati. Hanno mantenuto il
loro atteggiamento congelato perfino quando sono stati arrestati e
portati via dagli sbirri. Attorno agli arrestati la gente gridava
continuamente "Sbirri, porci, assassini".
Nello stesso tempo la polizia antisommossa aveva un altro grattacapo: un
nuovo attacco di attivisti contro il famoso albero di Natale in piazza
della Costituzione installato dal sindaco di destra al posto di quello
bruciato in una dimostrazione precedente. Molte unità della polizia
antisommossa hanno circondato l'albero di Natale, che indubbiamente è
l'abero di Natale piú sorvegliato del pianeta.
A Salonicco, oggi i giovami hanno occupato l'Olympion, il centro del
Festival internazionale del cinema di Salonicco, hanno interrotto il
programma, e poiché il sindaco di Salonicco (di destra) era lí, si è
preso in testa e sul vestito una pioggia di biscotti di Natale (i
kourabiedes, famosi in Grecia e Turchia), e gli è toccato scappar via
per salvarsi (a Salonicco tiriamo biscotti o uova; a Baghdad, scarpe!).
A Petralona, una zona operaia di Atene, l'Assemblea popolare locale (ha
preso quel noe dopo "l'Argentinazo" del 2001 ed è famosa per la lotta
contro la privatizzazione della collina di Philopappou davanti
all'Acropoli) oggi ha occupato il Centro culturale cittadino "Melina
Merkouri".
Ci sono stati molti cortei in altre città e quartieri. come il Pireo, a
Chaidari (una zona operaia del Pireo), a Nuova Smirne ecc.
Il Partito socialista dei lavoratori greco (Socialist Workers' Party --
SWP, Sosialistikó Ergatikó Kómma -- SEK), appoggiato da altre
organizzazioni di sinistra, ha organizzato un comizio nel centro di
Atene contro gli attacchi razzisti ai lavoratori immigrati, un obiettivo
privilegiato della brutalità poliziesca.
Il prossimo passo importante sarà una grande dimostrazione di studenti,
scolari, insegnanti e lavoratori il 23 dicembre. Il giorno dopo
un'altra dimostrazione di massa festeggerà e canterà le carole natalizie
della Rivolta! Fino ad allora il fato dell'albero di Natale del sindaco
di Atene in piazza della Costituzione, forse, sarà sigillato.
Fatemi finire con uno slogan gridato dall'OEN, Organizzazione dei
giovani rivoluzionari dell'EEK, che tradotto dice:
Non abbiamo detto l'ultima parola,
Questi giorni sono di Alexis!
DEN IPAME TIN TELEFTEA LEXI,
AFTES I MERES INE TOY ALEXI!
¡Hasta la Victoria siempre!
Savas Michael, Atene, 20 dicembre, 2008
Documento finale assemblea nazionale studenti medi tenutasi a Pisa
Viviamo una crisi economica sistemica, dovuta all’esplosione
dell’economia capitalista, prodotta da banchieri, imprenditori,
politici, mafie e speculatori, che hanno investito su capitali
ipotetici in realtà inesistenti. Questa grande crisi attuale colpisce
tutti e ci viene fatta pagare in termini di tagli e privatizzazioni,
negazioni di diritti, smantellamento del welfare e di politiche sociali.
“Noi
la crisi non la paghiamo” è lo slogan lanciato dalle scuole e le facoltà
in mobilitazione da mesi, e gridato adesso anche da tutti i soggetti
sociali che la crisi non vogliono pagarla, dai precari ai migranti, dai
pendolari ai lavoratori Alitalia, dagli insegnanti agli occupanti di
case.
In
questi mesi l’Onda sta dimostrando di saper parlare linguaggi diversi,
di essere uno studente come un professore, un precario come un
genitore, ha mostrato a tutti come ribellarsi alla crisi sia possibile;
per questo sentiamo la necessità di guardare oltre le scuole e le
università.
Il 12 dicembre sarà sciopero generale, un altro sciopero
convocato anche grazie all’Onda, che ovviamente generalizzeremo,
chiudendo le nostre scuole e scendendo in piazza, senza portare sterili
solidarismi ai lavoratori, ma costruendo insieme ad essi una battaglia
che è comune. Infatti, il nostro governo per uscire dalla crisi sta
tentando di distruggere ogni senso di comunità sociale, mettendo
individuo contro individuo, dirigendo la ricchezza dalle fasce sociali
più basse all’alta finanza e nutrendosi allo stesso tempo di razzismo e
xenofobia, fomentando una guerra tra poveri, nascosta sotto il nome di
meritocrazia.
A questa atomizzazione della società noi rispondiamo nel senso inverso,
valorizzando la forza dell’azione collettiva nazionale; oggi è solo
l’unione di individui, capaci di autodeterminarsi collettivamente, che
può opporsi con forza ed efficacia a questi attacchi indiscriminati.
Il
concetto di meritocrazia distorta si ripropone all’interno della
scuola, dove serve a nascondere la selezione sociale; la stessa scuola
che già adesso risponde a logiche di discriminazione e disuguaglianza e
che tradisce la sua natura costituzionale, poiché basandosi sulle
logiche del profitto, si nega come strumento di emancipazione sociale. Gli
otto miliardi di tagli della finanziaria all’istruzione e la
devastazione della legge Gelmini, hanno spianato il terreno e aperto le
porte allo smantellamento completo dell’istruzione pubblica.
Il culmine di questo processo ora lo vediamo nella
proposta di legge del deputato Aprea, presidente della commissione cultura della camera. Come
per l’università, il completamento della privatizzazione
dell’istruzione pubblica coincide con l’istituzione del regime di
fondazione: la qualità dei percorsi di formazione sarà determinata dai
finanziamenti degli enti privati esterni che attraverso questi
acquisteranno un posto nel Consiglio di amministrazione, l’organo che
sostituisce il Consiglio d’Istituto, ma ne diminuisce il numero.
La
proposta Aprea parla di partner esterni affiliati alle scuole, sancendo
definitivamente la vendita del sistema formativo alle logiche di
mercato e di business. La proposta di legge comprende anche una
ristrutturazione dell’ordinamento giuridico degli insegnanti, che
impone un anno obbligatorio di precariato e la suddivisione in docenti
iniziali, ordinari ed esperti. L’uscita dal precariato ed il passaggio
di livello è affidato al parere favorevole dei docenti esperti, figure
di fatto analoghe ai baroni universitari.
Questo
comporta un’ulteriore verticalizzazione dell’intero sistema di
educazione, a partire dal nuovo ruolo manageriale del preside, le cui
funzioni arrivano fino alla contrattazione individuale con i singoli
docenti.
Come studenti abbiamo la necessità di attraversare queste logiche di
verticalizzazione, costruendo dal basso la nostra autoriforma, partendo
dalle pratiche quotidiane di autogestione e occupazione, di liberazione
di spazi e tempi.
L’autoriforma parte dalla rivalutazione del ruolo
dello studente all’interno della scuola e della sua stessa formazione,
per questo si basa sulla riappropriazione dei contenuti, anche
attraverso la collaborazione studente-docente. La cultura e il sapere
critico della nostra autoriforma si contrappongono alla sterilità del
nozionismo degli attuali programmi ministeriali. Per questo riteniamo
fondamentale aprire la didattica ad una programmazione collettiva e
condivisa, riscrivendo i programmi dal basso all’interno dei gruppi di
materia, rendendo lo studente componente fondamenale ed attiva
dell’istruzione e la scuola in grado di saper affrontare i mutamenti
generazionali e sociali.
Ad
esempio una di queste evoluzioni è il meticciamento e la multietnicità.
La cultura deve saper essere inclusiva e valorizzare l’eterogeneità
culturale, rifiutando ogni tentativo di introduzione del razzismo, come
per le classi ghetto.
La formazione deve essere accessibile a tutti,
senza discriminazioni né per il colore della pelle, né per la
possibilità economica: per questo dai libri di testo ai trasporti, dai
teatri ai musei, l’accesso ai saperi deve essere gratuito e libero.
E’
evidente che per garantire tutto questo servono fondi, gli stessi fondi
di cui l’istruzione, come la sanità e l’intero settore pubblico vengono
continuamente privati, mentre basta un prete per farli saltare fuori e
mentre vengono continuamente finanziate le spese militari.
La
scuola non deve pagare la crisi economica né in termini di
finanziamenti, né tantomeno in termini di vite. La tragedia di Rivoli
testimonia l’assurdità di anni di politiche di tagli e disinteresse nei
confronti dell’edilizia scolastica. Non si può morire di scuola, non si
può morire sul lavoro, non si può morire nelle piazze.
Gli stessi meccanismi di intimidazione e repressione che vediamo
applicati nelle nostre città hanno raggiunto le peggiori conseguenze
sabato scorso ad Atene, dove un ragazzo di 15 anni, Alexis, è stao
ucciso dai colpi sparati da una camionetta di polizia durante un corteo
in favore del diritto allo studio.
Ad ogni meccanismo e strategia di tensione rispondiamo che non siamo noi ad avere paura. A
dimostrare di averne sono i governi in crisi che, non sapendo più come
gestire un sistema che gli è sfuggito dalle mani, un’onda in grado di
travolgerli, sono pronti persino a sparare, a sguinzagliare i soliti
utili idioti provocatori nelle piazze, a denuciare e sgomberare gli
studenti che occupano.
La loro debolezza non ci spaventa, le politiche securitarie non possono fermare il movimento di oggi come quello di ieri.
Il
12 dicembre, nell’anniversario della strage di piazza Fontana del 1969,
dedicheremo le nostre manifestazioni ad Andreas. Intanto, in questi
giorni riempiremo le nostre città di iniziative diffuse per denunciare
la vergogna di questo omicidio e per chiedere giustizia.
Stiamo
lottando da anni in difesa della scuola pubblica e per la costruzione
di un sistema formativo migliore. Continuiamo adesso di fronte ai nuovi
tentativi di svendita e di privatizzazione: in concomitanza della
discussione in parlamento della proposta di legge Aprea ci saranno
giornate di autogestione, occupazione, blocco della didattica e nei
giorni dell’approvazione una grande data di mobilitazione nazionale in
ogni città, che miriamo a condividere con una cittadinanza consapevole
dei problemi della scuola, che riguardano l’intera società.
COLLETTIVI
E COORDINAMENTI STUDENTESCHI DI: PISA, MILANO, ROMA, BOLOGNA, TORINO,
NAPOLI, BARI, REGGIO EMILIA, VIAREGGIO, CAGLIARI, FIRENZE, EMPOLI, LA
SPEZIA, ALESSANDRIA, POTENZA, PARMA, LIVORNO, MASSA, LUCCA, VELLETRI,
VERONA.
È USCITO!
Leggete e diffondete il nostro giornalino!
Sommario del numero zero
- Il capitalismo mondiale sull'orlo del baratro
- Il massacro della scuola Diaz
- La NATO e il Caucaso
- Dove va l'ANPI nazionale?
- Medicina Democratica sull'inquinamento a Rosignano
- Riparte il C.S. Godzilla
- Comitato No Offshore
- Obama la nuova faccia dell'imperialismo americano
- Ricordo di Celia Hart Santamaria
- La lotta dei lavoratori Alitalia
- La Piaggio in piena crisi
- La crisi nella provincia di Massa e Carrara
- Ripristinare giustizia sociale e fiscale (vol. FIOM)
- Rita Pani, una scrittrice comunista
- Segreto di Stato e Stragi di Stato
- Dai giornali
- Il Partito (V. Majakovskij)
Almeno un centinaio tra compagni, militanti, lavoratori e cittadini
hanno preso parte alla pubblica assemblea sulla questione del lavoro da
noi promossa ed organizzata venerdì scorso. Nella sala gremita del
circolo Arci di Spicchio sono intervenuti Rossano Rossi (segr. CGIL
Toscana) e Marco Ferrando (Portavoce nazionale PCL) i quali hanno
spiegato, attraverso i loro interventi, la gravità dell’attacco portato
dal governo ai lavoratori, ai pensionati e ai precari, soffermandosi
più volte sulle cause strutturali che hanno prodotto la crisi economica
attuale e su i provvedimenti salva banchieri adottati dal governo. Si è
ribadito inoltre l’inaccettabilità della messa in discussione del
contratto nazionale di lavoro, l’urgenza di reintrodurre dei meccanismi
di difesa dei salari e dei redditi dal caro vita, ma soprattutto si è
finalmente riconosciuta l’urgenza di un nuovo protagonismo dei
lavoratori sulla scena politica italiana, specialmente nella
costruzione dell’unica opposizione credibile ed efficace al governo
Berlusconi. La proposta del Partito Comunista dei Lavoratori di indire
il prima possibile una vertenza generale dei lavoratori, da promuoversi
in un’assemblea nazionale di rappresentanti eletti dai lavoratori
stessi all’interno delle fabbriche, ha trovato subito consenso, e
numerosi sono stati anche gli interventi dal pubblico, sia da parte di
lavoratori che di pensionati. Molto positiva è stata anche
l’eterogeneità della platea degli intervenuti: sedevano insieme,
infatti, operai delle aziende della zona, giovani precari, studenti
universitari, compagni e compagne di varia provenienza politica e
sindacale. Sicuramente questo è stato l’elemento più positivo della
serata, ovvero il clima di dibattito e di confronto costruttivo tra le
varie componenti, tutte consapevoli che il momento che attraversiamo è
uno dei più difficili, che la strada per il rilancio della sinistra
passa dalla resistenza ad ogni governo della borghesia nella
prospettiva di un nuovo ordine economico mondiale, per la costruzione
di una società nuova, non più schiava del profitto e dell’ingiustizia.
Consapevoli tutti che solo i lavoratori, attraverso la loro unità e la
loro forza, potranno essere il motore primario di una nuova stagione di
lotta e di conquiste per la società intera. Paghi chi non ha mai
pagato, govèrnino i lavoratori!
|
„Als die Nazis die Kommunisten holten, habe ich geschwiegen, ich war ja kein Kommunist.
Als sie die Sozialdemokraten einsperrten, habe ich geschwiegen, ich war ja kein Sozialdemokrat.
Als sie die Gewerkschafter holten, habe ich geschwiegen, ich war ja kein Gewerkschafter.
Als sie mich holten, gab es keinen mehr, der protestieren konnte.“
"Quando i nazisti vennero a prendere i comunisti stetti zitto, io
non ero un comunista. Quando rinchiusero i socialdemocratici stetti
zitto, non ero un socialdemocratico. Quando vennero a prendere i
sindacalisti stetti zitto, non ero un sindacalista. Quando vennero a
prendere me, non c'era piú nessuno che potesse protestare."
Martin Niemöller
4 novembre 1918 - 4 novembre 2008
La Grande Guerra della borghesia contro i lavoratori
Novant'anni fa, decine di milioni di lavoratori vennero mandati al
macello per gli interessi delle borghesie europee. Mentre qualcuno
celebra questa ricorrenza con l'esaltazione delle armi e del
patriottismo, noi la vogliamo ricordare con le parole di una canzone
popolare di quei tempi:
E a te Cadorna 'un mancan l'accidenti
che a Caporetto n'hai ammazzati tanti
noi si patisce tutti questi pianti
e te nato d'un cane non li senti.
E non m'importa della tu' vittoria
perché ci sputo sopra alla bandiera
sputo sull'Italia tutt'intera
e vado in c... al re colla su' boria.
E quando si farà rivoluzione
ti voglio ammazza' io, nato d'un cane
e a' generali figli di puttane
li voglio spara' a tutti con i'ccannone.
Abbasso il nazionalismo e il militarismo!
ABBASSO LA GUERRA!
Viva l'internazionalismo proletario!
DICHIARAZIONE SULLA CRISI CAPITALISTICA
(4 ottobre 2008)
La crisi di Wall Street e i suoi primi
effetti in Europa non sono semplici turbolenze, per quanto gravi, del
capitalismo: sono la cartina di tornasole della sua vera natura e,
insieme, della sua crisi strutturale. Esse smentiscono una volta di
più, se ve n’era bisogno, tutti gli annunci apologetici dell’89 sulla
nascita di un nuovo “ordine mondiale” economicamente prospero. Così
come sconfessano tutte le fantasie neoriformiste o “centriste” su un
“nuovo mondo possibile” in ambito capitalistico. Al contrario:
l’attuale crisi capitalistica conferma una volta di più l’attualità
della rivoluzione socialista internazionale quale unica via d’uscita
storicamente progressiva dalla crisi dell’umanità.
Naturalmente sarà necessario verificare attentamente il corso della
crisi finanziaria, i ritmi della sua propagazione internazionale, le
sue ricadute sulla produzione mondiale, i suoi effetti sul declino
americano negli equilibri globali. Ma in ogni caso al di là delle sue
variabili imprevedibili, la grande crisi di Wall Street rivela nella
forma più clamorosa tutta l’irrazionalità del capitalismo, l’anarchia
insuperabile del suo modo di produzione, la barbarie morale delle sue
classi dirigenti, dei suoi partiti, dei suoi governi di diverso colore.
Per vent’anni la borghesia mondiale, americana ed europea, ha costruito
il grande castello delle proprie fortune finanziarie sul massacro
sociale dei salari e del lavoro; sulla privatizzazione delle
prestazioni sociali (fondi pensione); sull’indebitamento crescente e
indotto di milioni di famiglie in cerca di casa o di cure sanitarie;
sulla cinica cartolarizzazione dei debiti e dei rischi d’insolvenza: in
una gigantesca giostra di capitali fittizi, spinta dalla ricerca di un
profitto più elevato e più rapido di quello garantito dall’economia
“reale”. La miseria sociale e la speculazione sulla miseria sono state
la base dell’enorme ricchezza finanziaria accumulata dalle grandi
banche, assicurazioni, imprese. Oggi quelle stesse classi dirigenti
cercano di scaricare gli effetti del crollo del loro castello
finanziario sulle medesime vittime sociali delle proprie speculazioni.
Questa è la sostanza del piano Paulson negli USA col sostegno congiunto
di Bush, Obama e McCain. Questo è il segno dei salvataggi finanziari
operati in Europa, in Gran Bretagna, in Francia, in Germania, in
Belgio, in Olanda.
Ovunque la crisi sconfessa clamorosamente le ipocrisie ideologiche degli ultimi 20 anni.
I
governi più “liberisti”, nel colpire i lavoratori, diventano i più
“statalisti” quando si tratta di salvare i banchieri, naturalmente a
spese dei contribuenti. I più solenni avversari del più piccolo “aiuto
statale” per il salvataggio di posti di lavoro nei servizi pubblici,
promuovono giganteschi aiuti dello stato per il salvataggio degli
speculatori privati destinando centinaia di miliardi pubblici
all’acquisto di titoli “tossici” o di azioni in declino. I nemici
ideologici di ogni nazionalizzazione non esitano a comprare in tutto o
in parte banche e assicurazioni in difficoltà: pagando indennizzi
miliardari (e un futuro dorato) a sfruttatori cinici, con i soldi
prelevati dal portafoglio degli sfruttati e da nuovi tagli sociali. I
lavoratori colpiti nella previdenza pubblica a vantaggio di fondi
pensione truffaldini (spesso oggi in picchiata) sono chiamati a pagare
il conto lasciato dalle banche truffatrici: dunque sono truffati due
volte. Famiglie spremute per anni da mutui bancari usurai sono chiamate
a pagare il disastro dei loro strozzini: magari dopo aver subito il
pignoramento della casa. Ovunque gli effetti della crisi e delle
terapie borghesi si scaricheranno sulle condizioni sociali di grandi
masse, già provate da decenni di “sacrifici”.
Di fronte a questo scenario generale, si conferma, una volta di più, la
totale inconsistenza di ogni ingenuità riformista. I teorici del
capitalismo democratico e sociale, di un “keynesismo progressista”, di
un compromesso riformatore con la borghesia, sono davanti al fallimento
di tutte le loro fantasie. Il nuovo statalismo della borghesia è a
sostegno delle banche (e del militarismo) contro i lavoratori. Né più
né meno che il vecchio liberismo. E’ la riprova che la borghesia usa i
più diversi specchi ideologici a difesa dei propri immutati interessi
di dominio.
Ogni riduzione dell’anticapitalismo
all’antiliberismo ha rappresentato e rappresenta un inganno per i
lavoratori e i movimenti sociali: spesso allo scopo di non pregiudicare
compromessi di governo con le classi dominanti e i loro “partiti
democratici” contro i lavoratori e i movimenti.
Parallelamente
l’enormità della crisi in corso polverizza tutte le impostazioni
iperminimaliste sostenute nei movimenti dalle organizzazioni centriste
(Tobin tax, democrazia partecipativa…): miti ideologici illusori ormai
defunti, subalterni all’idea di un capitalismo “sociale”, che rivelano,
tanto più oggi, tutta la propria impotenza.
La verità nuda e cruda che la grande crisi internazionale ci consegna è
la conferma del marxismo: il capitalismo non è socialmente riformabile.
Né per via ministeriale, né per opera della “pressione” dei movimenti.
Nessun nuovo futuro per l’umanità è compatibile con il potere delle
banche, delle assicurazioni, delle grandi imprese, dei loro partiti,
dei loro governi, dei loro Stati. Il rovesciamento rivoluzionario di
questo potere è condizione storica decisiva per il progresso della
società umana. Solo un governo operaio può nazionalizzare le banche non
i loro debiti. Solo il potere dei lavoratori e delle lavoratrici può
rendere possibile un mondo nuovo, liberato dalla dittatura del capitale
finanziario.
Il
PCL è orgoglioso di rappresentare l’unico partito della sinistra
italiana che si batte per questa prospettiva storica, e che cerca di
ricondurre ad essa le rivendicazioni immediate di lotta, e tutto il
proprio intervento quotidiano nella classe operaia e in ogni movimento.
Come
è orgoglioso di appartenere a una corrente rivoluzionaria
internazionale che persegue lo stesso programma in tutto il mondo:
perché la crisi mondiale del capitalismo conferma ancora una volta che
l’alternativa socialista o è internazionale o non è.
ESECUTIVO NAZIONALE PCL
| PRIMO CONGRESSO NAZIONALE PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI - domenica 6 gennaio 2008
Si è chiuso oggi a Rimini il congresso di fondazione del Partito Comunista dei Lavoratori.
Nella sua relazione conclusiva Marco Ferrando ha sottolineato: ”L’agonia del governo Prodi e della sua maggioranza, la ricerca di un asse Veltroni-Berlusconi-Bertinotti finalizzato ad una nuova legge elettorale, dominano l’attuale passaggio politico. Le sinistre di governo rivelano una volta di più la propria totale mancanza di principi. Invece che contrapporsi alle nuove leggi truffa col rilancio di una battaglia politica proporzionale, negoziano, come sul piano sociale, sul terreno dell’avversario, nell’esclusiva ricerca di una propria tutela di ceto sul piano della collaborazione di classe.
Intanto il PRC vede approfondirsi nettamente, nell’ultima fase, la propria crisi interna.: di consenso e di insediamento sociale tradizionale, operaio e di movimento.”
Nella prossima fase politica il PCL svilupperà un’azione impegnativa su vari terreni: · La preparazione del partito alla prossima tornata elettorale amministrativa di primavera. · Il rilancio della campagna di opposizione al governo Prodi, combinato con la denuncia del carattere truffaldino della cosiddetta “ verifica “ annunciata. · La contrapposizione alla nuova concertazione sulle regole contrattuali. Contro le manovre di governo-confindustria-burocrazie sindacali che cercano di patteggiare qualche riduzione fiscale simbolica sui salari come copertura dell’attacco al contratto nazionale di lavoro, il Pcl rilancia la proposta di vertenza generale, a partire dalla lotta contro il carovita. Con la richiesta di un consistente aumento dei salari e degli stipendi per tutti i lavoratori, di un controllo operaio e popolare sui prezzi, dell’abolizione delle leggi di precarizzazione del lavoro. Il Pcl rinnova la proposta di un’assemblea nazionale dei delegati, a partire dalle fabbriche del No al protocollo, come sede democratica di unificazione dell’avanguardia di classe e strumento di rilancio di una mobilitazione di massa indipendente.
Al termine del congresso Marco Ferrando è stato riconfermato portavoce nazionale del Pcl.
Ufficio stampa Pcl - ufficiostampa.pcl@libero.it - tel.388/6184060 – 329/7417900 |
|
| DOMENICA A FIRENZE ASSEMBLEA NAZIONALE GAZA VIVRA` - giovedì 24 gennaio 2008 |
| SABATO A FIRENZE CON I COMPAGNI PROCESSATI PER MANIFESTAZIONI CONTRO LA GUERRA - mercoledì 23 gennaio 2008 |
| PRIMO CONGRESSO - mercoledì 16 gennaio 2008 |
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Comunicato Stampa del Partito Comunista dei Lavoratori
Sezioni di Pisa – Livorno
Il
Partito Comunista dei Lavoratori sezioni di Pisa – Livorno esprime
piena ed incondizionata solidarietà ai lavoratori tutti (sia interinali
che stagionali, a tempo determinato ed a tempo indeterminato) che anche
oggi con uno sciopero ad oltranza hanno voluto dare un segnale
inequivocabile ai Padroni dell’Unicoop Tirreno. Lo sciopero ad
oltranza è la giusta forma di lotta che deve riunire tutti i lavoratori
fino a che non saranno accolte le loro richieste per la difesa del
posto di lavoro.
BASTA CON LA PRECARIETÀ DIFFUSA.
Chiediamo
ai cittadini ed ai lavoratori livornesi di non lasciare isolata questa
lotta esemplare ed anzi di solidarizzare con la determinazione ed il
coraggio di questi lavoratori. Chi ha figli in età lavorativa sa bene a
quali punti di sofferenza e di non ritorno siamo arrivati grazie alle
leggi che hanno prodotto prima il lavoro interinale(governo Prodi con
l’astensione preziosa di Bertinotti, Vendola e Diliberto) e poi il lavoro
sempre più precario (legge 30, governo Berlusconi). L’UNICOOP Tirreno,
la cui proprietà è di area PD, non fa che avallare queste tristi e
squallide pratiche di gestione del personale in base all’unico scopo
sociale che la muove: il profitto.
Altro che solidarietà e valori delle Cooperative (LA COOP SEI TU): Tutto fumo negli occhi.
E
dicano la verità: i lavoratori interinali costano meno di quelli a
tempo determinato, per di più hanno meno diritti e salari e sono più
ricattabili, in base alla logica DIVIDE ET IMPERA. Ma non basta:
Confindustria e poteri forti, con l’appoggio purtroppo di CGIL, CISL,
UIL e UGL, vogliono smantellare l’impianto contrattuale nazionale
esistente, per avere ancora più mano libera e poter decidere loro come, a chi e quanto salario dare sulla scorta delle loro determinazioni,
delle esigenze delle sue imprese, e quanta produttività (sfruttamento )
chiedere in più.
Ci appelliamo ai cittadini e lavoratori livornesi, non lasciamo soli questi lavoratori e questa lotta esemplare.
Costruiamo solidarietà e mobilitazione attorno alla lotta dei lavoratori dell’Ipercoop.
Noi lavoriamo e lavoreremo in questa direzione.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
Sezioni di Pisa - Livorno
Livorno, 7 luglio 2008 Mio figlio è morto l'11 luglio nel 2003 nel carcere Le Sughere di Livorno.
Faceva molto caldo come oggi, ero lì sola a combattere, o per meglio
dire, cominciavo una battaglia più grande e pericolosa di me. Ricordo
chiaramente che i secondini fecero di tutto per non farmi lasciare un
mazzo di fiori lì, su quel piccolo spazio in un angolo vicino al
cancello del carcere. Erano in 5, una donna e 4 uomini, fu proprio lei,
un'ispettrice che guardandomi negli occhi mi disse che non potevo
lasciare lasciare lì i fiori. Poi, vedendo la mia insistenza, mi
chiese: "Signora, ma ha pagato la tassa al comune? Perché sta occupando
un suolo pubblico!" Non credevo a quelle parole, mio figlio era morto,
lo avevano ucciso, ma per loro c'era solo freddezza e indifferenza.
Oggi a distanza di 5 anni, grazie a voi tutti! Alle persone che ho
conosciuto personalmente, ma un grazie particolare va a coloro che sono
venuti da lontano per starmi vicino nella mia battaglia per la verità.
Senza voi tutti non so se sarei riuscita ad andare avanti, perchè la
forza me l'avete trasmessa, di mio c'è che sono una che non molla. Ci
sono stati degli indagati, e siamo arrivati quasi al capolinea, una
battaglia che piano piano abbiamo percorso insieme, ed insieme la
dobbiamo vincere.
SABATO 12/7 DALLE ORE 18 SARÒ ANCORA DAVANTI AL CARCERE PER
RICORDARE L'ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI MIO FIGLIO MARCELLO. SPERO CHE
SAREMO IN TANTI.
UN ABBRACCIO FORTE E UN GRAZIE A TUTTI
MARIA CIUFFI
Comunicato stampa del Partito Comunista dei Lavoratori Sezioni di Pisa - Sez. Livorno
Ora e sempre resistenza
In merito alla decisione del
Consiglio Comunale di Livorno di non concedere la sala consiliare per
il solito squallido dibattito teso a riabilitare i repubblichini di
Salò ed i loro eredi attuali e ad aprire una revisione storica con la
presenza del solito ” parziale” giornalista di turno, non possiamo che
condividere la ferma opposizione ad un’iniziativa per nulla culturale
come Alleanza Nazionale cerca far credere.
Ci auguriamo che anche la Provincia segua la medesima linea e che
non ci sia spazio per questi tentativi provocatori di revisionismo,
tesi a modificare la memoria storica della resistenza antifascista. I massacratori di Salò, come ha dimostrato l’inchiesta parlamentare sugli Armadi della
Vergogna, sono stati riutilizzati nel dopoguerra in strutture
clandestine come GLADIO e quindi furono compartecipi nella strategia
della tensione che ha portato alle stragi di Piazza Fontana, Piazza
della Loggia e Bologna. Gli orfani di Salò non
possono essere messi sullo stesso piano di chi ha combattuto per la
liberazione di Livorno dai nazifascisti come lo è stato Ilio Barontini.
Non saranno i Pansa ed i Carioti con i loro risibili libri privi di
valore storiografico a mettere in discussione le fondamenta della
nostra storia e se pur la resistenza è stata tradita nelle sue
aspirazioni migliori di uguaglianza e giustizia sociale, non per questo
accetteremo di accodarci alla canea razzista, revisionista e fascista in
ultima analisi, che monta nel paese.
Come già a San Giuliano Terme, alla Versiliana di Pietrasanta ed
ora anche a Livorno la mobilitazione antifascista e antirazzista saprà
dare risposte unitarie e di massa a queste operazioni di sdoganamento
del fascismo vecchio e nuovo.
Vogliamo salvare dalle amnesie l’esponente toscano di AN
Totaro, impegnato totalmente a stilare interpellanze in parlamento in
appoggio a queste squallide operazioni. Contro gli antifascisti
spiccano i suoi richiami alla polizia in Versilia perché a suo parere
non ha mostrato durezza verso chi contestava civilmente dimostrazioni
palesi di apologia fascista. Non solo si dimentica le stragi compiute insieme da SS e repubblichini di Salò
come quella della 570 vittime di Sant’Anna di Stazzema, ma si
dimentica dei giovani di sinistra accoltellati pochi giorni fa a Roma e
tutte le aggressioni subite in questi mesi nella caccia ai diversi da
parte squadraccie fasciste . Basti ricordarsi del giovane ucciso a
Verona da alcuni esponenti del Fronte Veneto Skinheads.
Noi
saremo sempre presenti per difendere la nostra memoria storica, per
ricordare con la controinformazione che l’oppressione e la violenza
generate dal fascismo sono continuate con gli stessi orfani di Salò.

CHE DICONO ADESSO I PROMOTORI CONFEDERALI DEI FONDI PENSIONE?
Tutti si ricordano della
martellante campagna confederale a favore dei FONDI PENSIONE, culminata
nel referendum farsa del luglio 2007. La campagna acquisti non andò
così bene per le tre scimmiette confederali (non avevano visto, non
avevano sentito, non avevano parlato), che, pur cantando vittoria per i
risultati globali ampiamente truccati, dovettero accontentarsi di un
deludente 20% di consensi da parte dei lavoratori dell'industria
(fortunatamente per questi ultimi).
Certo i Lavoratori deil'NCA, della Eaton, del Porto, della
Pignone di Massa Carrara, ricorderannno i banchetti che avevamo
allestito ed i volantini che avevamo distribuito, assieme ai sindacati
di base, per smascherare l'imbroglio confederale; ma la trimurti ci
derideva e invitava i suoi iscritti a non dar retta a quei pericolosi
estremisti, per di più legati a quella sorpassata ed arcaica visione
comunista dell'economia. Meglio modernizzarsi, aprirsi al mercato,
investire in moderni e più produttivi fondi, come i Cometa, Comit,
Fonchim, Espero, benedetti e santificati dalla triplice alleanza. Cosa
curiosa, però, sembra che impiegati e dirigenti della maggior parte
delle aziende, nonchè delle gerarchie concertative, abbia preferito
lasciare il proprio tfr in azienda (misteri imperscrutabili della fede).
Noi,
in tutte le assemblee cui riuscivamo ad accedere, citavamo gli esempi
disastrosi della Enron, dei bond argentini, della Cirio e della
Parmalat: ma dalle tre scimmiette solo sorrisetti compassionevoli.
Adesso il castello di carte (tali letteralmente sono i fondi pensione,
sub-prime e derivati vari) è crollato e sta travolgendo il mercato
mondiale, e i nostri autorevoli bonzi incravattati sono in difficoltà:
qualcuno di loro, citando il famoso "economista" americano Humphrey
Bogart, mormora "E' il mercato, bellezza!"; qualcun altro, più
prudente, confida nelle assicurazioni tranquilizzanti dell'
illusionista di Arcore e di Robin-Tremonti, fingendo di non sapere che
le assicurazioni del primo valgono quanto i bond argentini, e le frecce
del secondo (cui riteniamo manchi perlomeno il fisico dell'arciere di
Sherwood) devono ancora essere fabbricate. Intanto, dalle poche
trasmissioni televisive e dagli articoli dei pochissimi giornali non
"embedded" (in italiano "non berlusconizzati"), filtrano notizie su
lavoratori e risparmiatori italiani rovinati dai "derivati". A questo
punto crediamo sia del tutto insufficiente vagire, come ha fatto
recentemente anche Cremaschi (a suo tempo sponsor dei fondi Cometa),
perchè il governo "garantisca i risparmi dei lavoratori": il governo
deve fare marcia indietro, e come minimo eliminare la
norma-trabocchetto che vincola praticamente a vita il TFR ai fondi
pensione.
Noi
riteniamo che i lavoratori abbiano un solo mezzo per rimandare al
mittente le politiche schiavistiche dei padroni (pardon, "datori di
lavoro") e dei loro servi: programmare uno sciopero generale serio,
alla francese, prolungato e non concordato, mandando a quel paese i
bonzi summenzionati e consigliando loro di andare a riscuotere i loro
30 denari per investirli, quelli sì, nei fondi pensione.
Il PCL della Toscana
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iniziative di ottobre
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