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IL PCL PRESENTE, OVUNQUE POSSIBILE, ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI
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IL PCL PRESENTE, OVUNQUE POSSIBILE, ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI

(15 Febbraio 2010)

Il Partito Comunista dei Lavoratori ( PCL)- già presente alle ultime elezioni politiche ed europee- sta preparando la propria presentazione elettorale indipendente per le imminenti elezioni regionali, in contrapposizione alle coalizioni di centrodestra e di centrosinistra. Di fronte a sinistre cosiddette “radicali” che si subordinano ovunque possibile al PD e persino alla UDC, è essenziale la presenza autonoma alle elezioni di una sinistra fedele alle ragioni dei lavoratori e ad una prospettiva anticapitalistica. In altri termini di “una sinistra che non tradisce”. La nostra presentazione è ostacolata pesantemente da una normativa assurda e antidemocratica, sostenuta congiuntamente da PDL e PD, che ci impone la raccolta di un numero di firme doppio o triplo rispetto a quelle previsto per le elezioni politiche. Ciò nonostante ci stiamo battendo con tutte le nostre forze per raggiungere il traguardo della presentazione nel maggior numero possibile di Regioni: e dunque per poter usare la tribuna elettorale ai fini dello sviluppo e della riconoscibilità di una prospettiva di classe antisistema.

Partito Comunista dei Lavoratori

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contro una legge elettorale che difende i poteri forti
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 Presentazione Lista PCL elezioni regionali

Gia' presente regolarmente nelle elezioni in Basilicata, e impegnato in un ricorso al Tar in Calabria contro un'assurda esclusione,il Partito comunista dei lavoratori sfidera' domani 8 Marzo l'ipocrisia del decreto Berlusconi-Napolitano nel modo piu' semplice: presentando le proprie liste presso i tribunali del Lazio, della Liguria, della Toscana, delle Marche".

"Se l'articolo 4 del decreto riapre i termini di presentazione delle liste dalle ore 8 alle ore 16 di lunedi', cio' non puo' valere per la sola lista della Pdl in Lazio deve valere per ogni altra lista non presentata. E tanto piu' per liste come le nostre, che in Lazio, Liguria, Toscana, Marche hanno raccolto migliaia di firme pulite nelle strade e nelle piazze.

A differenza di tante liste 'ammesse' che hanno scaricato nomi e firme dagli elenchi comunali, secondo quella pratica tradizionale della truffa che il decreto del governo ignora e copre.

Quindi domani nei termini previsti dal decreto governativo i presentatori del Partito Comunista dei Lavoratori consegneranno regolarmente la propria lista presso i Tribunali di competenza.

Partito Comunista dei Lavoratori

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le firme reali del PCL e quelle false della destra di governo
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(ANSA) - REGIONALI: DL; DA PCL TOSCANA CONSEGNA SIMBOLICA LISTE

(8 Marzo 2010)

(ANSA) - FIRENZE, 8 MAR - Protesta 'provocatoria', davanti alla corte di appello di Firenze, di alcuni esponenti del partito comunista dei lavoratori della Toscana che hanno 'simbolicamente' consegnato le proprie liste per partecipare alle elezioni regionali. ''La nostra - ha spiegato il candidato presidente e coordinatore provinciale di Firenze del Pcl, Simone Faini - e' un'iniziativa propagandistica, per denunciare l' antidemocraticita' sia del decreto salva-liste, sia della legge elettorale toscana che prevede la raccolta di un numero spropositato di firme e lo sbarramento al 4%''. ''Oggi siamo davanti ai tribunali di diverse regioni - ha aggiunto Faini -: noi siamo qui in maniera provocatoria per fare una consegna simbolica. Ovviamente le liste non le presentiamo, ci sembrerebbe assurdo''. ''Siamo stati gli unici - ha proseguito - che hanno davvero raccolto le firme, una raccolta fatta in modo legale. Non abbiamo pero' raggiunto il numero necessario in almeno sei province su dieci e quindi non abbiamo presentato le liste. Se avessimo saputo che succedeva tutto questo, probabilmente l'avremmo presentate anche noi''. Faini ha poi ricordato i ''punti principali'' del programma del suo partito: ''La difesa dei diritti dei lavoratori, la tutela dell'ambiente e il tema dell'antifascismo. Tra l'altro - ha concluso - l'estrema destra si presenta qui in Toscana con una raccolta firme, diciamo, almeno ambigua: sono riusciti a raccogliere 1.750 firme a Rignano sull'Arno, una cosa che ha dell'incredibile''.(ANSA).

info@pclavoratori.it

 

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sabato, 06 marzo 2010

IL GOVERNO SANA LE PROPRIE LISTE. NAPOLITANO COPRE IL REGIME DELL’ARBITRIO E DELL’IPOCRISIA.

 

 
Il governo si approva per decreto le proprie liste contestate , ignora le decine di altre liste escluse, sigilla il regime dell’arbitrio e dell’ipocrisia che governa la presentazione delle liste elettorali in tutta Italia. E lo fa con la copertura della Presidenza della Repubblica. Tutto ciò è vergognoso e inaccettabile. I partiti dominanti fanno tutto da soli: varano leggi elettorali assurde e discriminatorie, violano platealmente le loro stesse leggi, sanano per decreto le proprie violazioni, abbandonano al proprio destino le vittime “minori” delle loro leggi. E per di più gridano che “la democrazia è salva”. E’ troppo.

Come osserva oggi il quotidiano “la Repubblica”, il Partito comunista dei Lavoratori ( PCL) è, assieme ai Radicali, la principale vittima di questa legge elettorale e del decreto del governo. Ma non ne facciamo questione di partito. Ne facciamo questione di democrazia e di principio, che per definizione è universale. Per questo impugneremo e contrasteremo il decreto del governo in tutte le sedi, ne denunceremo la stessa incostituzionalità, parteciperemo alla più ampia mobilitazione di piazza e di strada contro il provvedimento di Berlusconi e Napolitano. E rivendicheremo con più forza la cacciata di un governo reazionario che, mentre condona gli evasori e colpisce l’articolo 18, si arroga il diritto all’arbitrio persino in materia elettorale.

MARCO FERRANDO - PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
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repressione e antifascismo
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ESPLODE LA REPRESSIONE CONTRO GLI ANTIFASCISTI IN TOSCANA

(7 Novembre 2009)

il movimento risponde con due manifestazioni

Oggi venerdi' 6 novembre è stata una giornata pesantissima per gli antifascisti e la sinistra antagonista.
E' cominciata questa mattina a Firenze con numerose perquisizioni nei confronti di militanti di sinistra, con il conseguente arresto in isolamento nel carcere di Sollicciano di un compagno del CPA ( Centro Popolare Autogestito Firenze Sud ).
Le accuse vanno dalla detenzione di presunti esplosivi, ai rapporti di solidarietà internazionale, alle iniziative contro la presenza dei fascisti in città, alle iniziative contro Forza Nuova a Rignano sull'Arno.

Purtroppo la giornata è proseguita con il grave pronunciamento del tribunale del riesame che ha respinto la richiesta di scarcerazione dei tre compagni antifascisti arrestati a Pistoia alcune settimane fa in un' operazione avvenuta con modalità da dittatura sudamericana, con la mancanza totale di elementi a carico e con una provocatoria montatura.

Questa escalation repressiva da parte degli apparati dello stato in Toscana non arriva a caso. Si cerca di colpire una regione che è sempre stata il simbolo dell' antifascismo anche per il tributo di sangue pagato dalla popolazione toscana durante la resistenza.

Tutto questo dimostra la pericolosità reazionaria di questo governo.
Persone picchiate e torturate in carcere fino alla morte, migranti rinchiusi nei lager di stato, militanti antifascisti arrestati, campagne mediatiche volte a impaurire l'opinione pubblica, partiti di governo che si richiamano senza vergogna a ideologie fasciste e razziste, questa è l'Italia di oggi.

Noi crediamo che a tutto ciò sia giusto ribellarsi per cacciare il governo reazionario di Berlusconi ma senza riporre fiducia nella falsa opposizione del PD e dell'IDV che come abbiamo visto recentemente a Pistoia, nonostante l'evidente montatura poliziesca contro i tre compagni, si sono schierati saldamente al fianco del PDL e delle forze repressive dello stato solidarizzando addirittura con i fascisti di casapound.

Il PCL toscano chiede con forza l'immediata liberazione di tutti gli antifascisti arrestati nelle ultime settimane, solidarizza con il CPA per l'ennesima azione repressiva,

aderisce a tutte le mobilitazioni in solidarietà ai compagni arrestati, in particolare alla manifestazione di domani, sabato 7 novembre:

a Firenze in piazza San Marco ore 15,30

a Livorno in piazza Attias ore 15,30

L' antifascismo non si può reprimere perchè non è un reato.

LIBERTA' PER TUTTI GLI ANTIFASCISTI

ORA E SEMPRE RESISTENZA

Partito Comunista dei Lavoratori della Toscana

Partito Comunista dei Lavoratori
coordinamento della Toscana

info@pclavoratori.it

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10 FEBBRAIO: GIORNATA DELLA DIMENTICANZA

Le cose che gli italiani brava gente vogliono dimenticare:

  • Alla fine della I Gerra mondiale l'Italia si impossessò della Venezia Giulia, una regione multietnica italo-sloveno-croata, e iniziò a perseguitare le popolazioni slave, vietando fra l'altro l'uso delle loro lingue nelle scuole, negli uffici e nelle chiese. Centomila slavi dovettero abbandonare la loro terra natale e diventare esuli in Jugoslavia o in altri paesi .
  • Con l'avvento del fascismo si inasprí la persecuzione antislava, a cui si aggiunsero il terrorismo squadrista e l'esproprio delle terre.
  • Nel 1941 l'Italia invase la Jugoslavia a fianco dei nazisti e occupò altri territori slavi. Gli italiani commisero innumerevoli crimini di guerra sia contro i Partigiani jugoslavi che contro la popolazione civile:  fucilazioni di ostaggi, deportazioni, campi di concentramento, torture, stupri .
  • Oltre centomila slavi vennero deportati nei campi di concentramento italiani, e circa settemila vi morirono, spesso per fame. Nel lager italiano di Arbe (Rab) morirono 71 bambini con meno di un anno di età.
  • I fascisti italiani (come la banda Collotti dell'Ispettorato speciale di pubblica sicurezza), che facevano sparire nelle foibe le loro vittime. furono   i primi infoibatori.
  • I corpi degli infoibati sono stati recuperati dopo la guerra: secondo gli studi piú accurati sono stati trovati i resti di 500-700 persone. Un sito propagandistico di destra pubblica la cifra di 994 salme. La maggior parte sono corpi di militari tedeschi o italiani, e di criminali fascisti processati e condannati da tribunali militari jugoslavi. Ci sono anche i corpi degli slavi e italiani uccisi dai fascisti, di Partigiani slavi e italiani caduti in combattimento, e criminali slavi condannati da tribunali jugoslavi.
  • Nella miniera di Basovizza sono state recuperate  dieci salme, di cui alcune in uniforme tedesca. L'unico "martire di Basovizza" di cui si conosca l'identità era un torturatore fascista dell'Ispettorato speciale di pubblica sicurezza.

Quando verrà istituita una vera giornata del ricordo, in memoria delle vittime dell'imperialismo italiano?

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GIÚ LE MANI DAL PROGETTO REBELDÍA

Nella città di Pisa da qualche tempo tira una brutta aria: gli spazi autogestiti sono fortemente minacciati, l'agibilità e l'attività politica limitata da norme esagerate sulla sicurezza, l'accoglienza e la solidarietà verso le comunità di migranti cancellate da pretestuose ed assurde disposizioni sulla legalità come le disposizioni "antiborsoni".

In questo clima si inserisce il tentativo di colpire il progetto REBELDÍA e la sua storia. La mancanza di confronto delle istituzioni e delle più alte cariche cittadine sul progetto Rebeldia dimostra la volontà di colpire chi si batte per una cultura diversa e anche scomoda. La città di Pisa nella sua storia è stata sempre simbolo di democrazia e con la sua Università anche di cultura legata ai bisogni della sua gente.

Come Partito Comunista dei Lavoratori esprimiamo una partecipe solidarietà con chi si batte per una città differente da quella voluta dai poteri forti, per una cultura che sia espressione anche di chi non ha voce. Diciamo no alle speculazioni, allo
scempio del territorio, alla disoccupazione dilagante, ai livelli di vita sempre più bassi della popolazione già duramente colpita dalla crisi. In questo quadro il Progetto Rebeldia deve essere difesoperchè difendendolo lasciamo aperto un prezioso spazio alternativo per il cambiamento.

Partito Comunista di Lavoratori Sez. Pisa
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PER LA NAZIONALIZZAZIONE DELLE AZIENDE IN CRISI E/O CHE LICENZIANO PER LA NAZIONALIZZAZIONE DELLE BANCHE

 

 

 

La grande crisi economica internazionale si sta abbattendo sulle condizioni di vita dei lavoratori. In tutto il mondo, industriali e banchieri che per vent'anni hanno imposto ai lavoratori sacrifici immensi con la promessa di un futuro benessere, chiedono oggi alle proprie vittime di pagare il costo della propria crisi. E' inaccettabile.

 

In Italia, migliaia di aziende, a partire dalle più grandi (Fiat, Telecom, Alitalia…), stanno procedendo alla liquidazione complessiva di un milione di posti di lavoro. E' un processo a valanga che investe tutti i settori produttivi e i servizi.

 

Si allargano a macchia d'olio chiusure aziendali e licenziamenti collettivi, più o meno mascherati. 400 mila precari vengono buttati su una strada senza alcuna reale protezione sociale.

Le sole domande di cassa integrazione ordinaria conoscono nel dicembre 2008 un aumento del 525%.

Eppure le stesse imprese e banche che procedono a licenziamenti, chiusure, dismissioni, e che addirittura annunciano la prospettiva di una propria "inevitabile" scomparsa (Fiat), continuano a chiedere allo Stato (e a ottenere dallo Stato) una nuova montagna di risorse pubbliche; che si aggiungono alle enormi regalie di cui hanno già beneficiato negli ultimi vent'anni.

 

I lavoratori sono così colpiti due volte: come lavoratori e come contribuenti. Con un solo beneficiario: i loro padroni. Che sono, oltretutto, secondo dati OCSE, i principali evasori fiscali in Italia. Basta pensare a Telecom: tre miliardi di evasione accertata (quasi totalmente condonati).

 

Il caso Alitalia è stato al riguardo un emblematico apripista: 10000 posti di lavoro cancellati, a partire dai precari; criteri disumani di riassunzioni individuali per i lavoratori sopravvissuti, con la cancellazione dei diritti contrattuali acquisiti; debiti di oltre 4 miliardi scaricati sui contribuenti ( in cambio di un servizio ridotto e più costoso). Il tutto per premiare una cordata di industriali e banchieri senza scrupoli, pronti a fare le valigie con il bottino alla prima opportunità.

Un apposito provvedimento del governo rende oggi estendibile questo precedente, per vari aspetti, a tutte le situazioni di crisi:per cui un cambio di proprietà, connesso a crisi aziendali, può comportare, oltre alla riduzione dei dipendenti, la cancellazione del loro contratto. L'accordo tra governo-confindustria-CISL-UIL, non a caso, generalizza il principio di deroga al contratto nazionale.

 

Eppure, nonostante l'enormità dell'attacco subito, continua a mancare, per responsabilità sindacali, una risposta di lotta generale e unificante. In migliaia di aziende i lavoratori si trovano a difendere il posto di lavoro in ordine sparso, senza  un'azione comune, senza un'obiettivo unificante, in un quadro di disgregazione e disperazione, Lungo un piano inclinato di cui non si vede la fine.

 

Così non può andare avanti. E' necessaria una svolta.

E la svolta dev'essere radicale, come radicale è l'attacco portato contro i lavoratori.

 

 

LICENZIARE I LICENZIATORI

SENZA INDENIZZO E SOTTO IL CONTROLLO DEI LAVORATORI

E' necessario, naturalmente, in primo luogo, respingere l'accordo tra governo-confindustria-CISL-UIL sulle regole contrattuali e definire una piattaforma di rivendicazioni immediate che fronteggi l'emergenza:  a partire dal blocco dei licenziamenti, dall'estensione del diritto alla cassa integrazione a tutti i lavoratori con copertura dell'80% del salario (indipendentemente dalle dimensioni dell'azienda e dal tipo di contratto), dalla definizione di un salario minimo intercategoriale di 1300 euro netti mensili. Una piattaforma di lotta per una vertenza generale del mondo del lavoro, dei precari, dei disoccupati, che rompa definitivamente con la concertazione.

 

Ma non basta. Occorre uscire dalla difensiva. E mettere in discussione finalmente i privilegi della" proprietà" di tanti padroni bancarottieri, sempre pronti a privatizzare i profitti e a socializzare le perdite.

 

Proponiamo a tutto il mondo del lavoro, a tutte le sue espressioni di base, a tutte le organizzazioni dei lavoratori disponibili a battersi per le loro ragioni, una battaglia comune per la nazionalizzazione delle aziende in crisi e/o che licenziano, senza indennizzo per i grandi azionisti, sotto il controllo dei lavoratori; e per la nazionalizzazione delle banche, vera "associazione a delinquere" (con la difesa del piccolo risparmio).

 

E' una rivendicazione che risponde a un principio elementare: finirla con l'assistenzialismo pubblico verso le imprese e le banche, a danno di chi vi lavora e dell'interesse generale della società. Se si spendono risorse  pubbliche per salvare un'azienda, pubblica dev'essere la sua proprietà   e il suo controllo. Si nazionalizzino le imprese, non i loro debiti.

 

I padroni che dopo aver sfruttato i lavoratori e intascato soldi pubblici, oggi chiedono altri soldi per distruggere i posti di lavoro – dentro una crisi causata dalla voracità dei loro profitti- devono andarsene a casa. Chi ha fallito deve lasciare il campo. Non possono essere i lavoratori a pagare la crisi dei capitalisti e del loro sistema.

 

Proponiamo che la nazionalizzazione escluda l'indennizzo per i grandi azionisti: perché questi si sono già indennizzati a sufficienza con anni o decenni di superprofitti, lucrati su bassi salari e precariato, e oliati dalle risorse pubbliche.Sarebbe assurdo che la nazionalizzazione fosse a carico dei contribuenti e dei lavoratori. Al contrario: la nazionalizzazione delle aziende in crisi deve significare l'abbattimento degli sprechi scandalosi di soldi pubblici regalati a speculatori e padroni senza scrupoli.Soldi che si libererebbero per i salari, le pensioni, la sanità, la scuola, l'ambiente.

 

Proponiamo che la nazionalizzazione avvenga sotto il controllo dei lavoratori. Non vogliamo carrozzoni burocratici e clientelari, tipo vecchia IRI. Vogliamo che siano i lavoratori ad avere una parola determinante sull'organizzazione del lavoro, sulla trasparenza dei bilanci, su eventuali riconversioni della produzione. Perché siano i lavoratori i garanti della difesa del proprio posto di lavoro e i protagonisti di una nuova organizzazione dell'economia, dettata dalle esigenze della società, non del profitto. 

 

Sappiamo che una battaglia per la nazionalizzazione delle aziende in crisi  e delle banche, aprirebbe uno scontro sociale e politico di grande portata. Perchè metterebbe in discussione la struttura più generale della società: indicherebbe l'esigenza di un piano economico definito dai lavoratori, a partire dal collegamento tra le aziende nazionalizzate, e  porrebbe la prospettiva di un governo dei lavoratori e quindi di un cambio di comando alla testa della società. Ma se le vecchie classi dominanti hanno fallito  non è colpa del mondo del lavoro. E non è il mondo del lavoro che deve temere un'alternativa. Di più: l'esperienza ci insegna che solo battendosi per un'alternativa di fondo, è possibile, cammin facendo, difendere vecchi diritti, strappare conquiste parziali, ottenere risultati concreti. IL padronato è disponibile a concedere qualcosa solo quando ha paura di perdere tutto. E viceversa, senza un orizzonte di alternativa, si continuerà solo ad arretrare, sotto la frusta di padroni e governi sempre più forti e arroganti.

 

In altri paesi, di fronte alla crisi, settori d'avanguardia del mondo del lavoro hanno avanzato la rivendicazione della nazionalizzazione delle aziende in crisi. Talvolta combinandola con l'occupazione delle aziende e l'esercizio diretto della gestione operaia della produzione( Argentina). Spesso con risultati positivi di difesa dei posti di lavoro. In ogni caso spostando in avanti rapporti di forza e terreno di confronto: sia verso il padronato e i governi, sia all'interno dello stesso movimento operaio e sindacale.

 

Proponiamo che una battaglia in Italia per la nazionalizzazione delle aziende in crisi e delle banche si colleghi alle esperienze dei lavoratori e di altri paesi: dentro la necessità di una risposta globale alla crisi globale del capitalismo.

 

Proponiamo per aprile un incontro nazionale tra le realtà di lavoro che concordano con l'esigenza di questa comune battaglia.

 

Roma, 1 febbraio 2009


 

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Contro il sionismo criminale e stragista

A fianco del popolo e dei combattenti di Gaza.

Per l’abbattimento rivoluzionario dello stato sionista di Israele

Per una Palestina libera, unita, laica e socialista in una Federazione Socialista del Medio Oriente

La solidarietà completa di ogni militante di sinistra e di ogni democratico non può che andare in modo pieno ed esclusivo al popolo palestinese orribilmente massacrato dall’esercito sionista e ai suoi combattenti.

L’azione stragista dei sionisti e il loro rifiuto di ogni reale concessione al popolo palestinese dimostrano senza ombra di dubbio il carattere totalmente reazionario dello stato Israeliano.

Da 90 anni le forze colonialiste del sionismo hanno progressivamente scacciato, con una feroce azione terrorista, la popolazione araba di Palestina dalla grande maggioranza della sua terra. Lo hanno fatto con il pieno appoggio determinante dell’imperialismo, prima inglese, poi USA, ma anche del regime stalinista dell’URSS (che nel 1948 fu il primo paese insieme agli Usa a riconoscere lo stato sionista).

Ciò di fronte alle feudo-borghesie arabe e anche ai regimi “nazionalisti” che hanno tradito costantemente il popolo arabo di Palestina e la sua lotta, in subordinazione all’imperialismo.

Come Partito Comunista dei Lavoratori siamo orgogliosi di derivare dalla tradizione della Quarta Internazionale delle origini. Essa fu infatti l’unica organizzazione del movimento operaio internazionale che si pronunciò, controcorrente - di fronte allo sfacciato appoggio al sionismo sia dei partiti socialdemocratici filoimperialisti sia di quelli “comunisti” stalinisti - contro il sionismo, in continuità con la politica della Internazionale comunista ai tempi di Lenin, la nascita dello stato sionista e per una Palestina unita. E ciò sia come organizzazione internazionale, che con la sua piccola sezione in Palestina, composta sia di militanti arabi che ebrei, uniti nella difficile battaglia antisionista .

Già nel 1939 essi affermavano «la loro intera solidarietà con il movimento nazionalista arabo e il loro sostegno incondizionato alle rivendicazioni immediate degli arabi: a) cessazione dell’emigrazione ebraica; b) proibizione di nuovi acquisti di terre da parte ebraica; c) governo nazionale arabo.»

E la IV Internazionale nel 1947:

«La posizione della Quarta Internazionale di fronte al problema palestinese resta chiara e netta come in passato. Essa sarà all’avanguardia della lotta contro la spartizione, per una Palestina unita e indipendente, nella quale le masse determineranno sovranamente la loro sorte attraverso l’elezione di un’assemblea costituente. Contro gli effendi e gli agenti imperialisti, contro le manovre della borghesia egiziana e siriana che si sforza di deviare la lotta emancipatrice delle masse in una lotta contro gli ebrei, essa lancerà l’appello alla rivoluzione agraria, alla lotta anticapitalista e antimperialista, motori essenziali della rivoluzione araba. Ma essa non potrà condurre questa lotta con delle possibilità di successo che a condizione di prendere posizione senza equivoco contro la spartizione del Paese e contro la costituzione dello Stato ebraico.»

E nel 1948 il gruppo trotskista di Palestina concludeva le sue tesi affermando:

“Grazie alla direzione borghese e feudale dei paesi arabi – agente dell’imperialismo – siamo stati battuti in una tappa della lotta contro l’imperialismo; e dobbiamo prepararci per la vittoria in una prossima fase, cioè per l’unificazione della Palestina e dell’Oriente arabo in generale - creando la sola forza che possa raggiungere questi obiettivi: il partito proletario rivoluzionario unificato dell’Oriente arabo.»

Queste parole restano pienamente valide. Le illusioni su piani di pace sponsorizzati dall’imperialismo si sono rivelate per quelle che erano. Gli accordi di Oslo non hanno aperto la strada verso la libertà del popolo palestinese, ma solo verso il perdurare della sua oppressione. Milioni di palestinesi continuano a vivere in miseria nel duro esilio dei campi profughi. Ogni giorno nuova terra viene sottratta al popolo arabo. E la risposta ad ogni lotta è il massacro stragista come oggi a Gaza. La prospettiva dei “due popoli, due stati” (che di per sé esclude il diritto al ritorno per milioni di profughi palestinesi) appare sempre più configurarsi come quella di un “bantustan” o addirittura di “riserve indiane” governate ciascuna da cacicchi locali.

Bisogna dire basta ad ogni illusione. La liberazione della Palestina non potrà che essere il prodotto della sconfitta, grazie alla lotta rivoluzionaria, del sionismo e dell’imperialismo.

Ma per far ciò è necessario la rottura con le vecchie direzioni fallimentari. Il nazionalismo piccolo borghese di Al Fatah ha portato alla situazione odierna e la vecchia direzione arafattista si è tramutata nell’espressione di una nuova borghesia miserevole e corrotta, capitolarda e agente dell’imperialismo.

È l’espressione locale del fallimento sul piano generale del “socialismo arabo” piccolo borghese, dei variegati regimi bonapartisti che avevano promesso la libertà, non solo nazionale ma anche sociale alle masse arabe e che non hanno alla fine portato che a nuova oppressione e sfruttamento.

La risposta al fallimento del nazionalismo borghese e piccolo borghese non può però essere l’islamismo in nessuna delle sue forme. Si tratta di forze reazionarie, antiproletarie e antifemminili, a lungo agenti della reazione imperialista .

Come Partito Comunista dei Lavoratori e come Coordinamento per la Rifondazione della IV Internazionale, sosteniamo la lotta delle masse contro sionismo e imperialismo, qualunque forma essa prenda (ad eccezione del terrorismo contro i civili, che in ogni caso è nulla rispetto a quello imperialista) e qualunque sia la sua direzione attuale.

Al contempo, però, affermiamo con nettezza la nostra posizione: solo un partito rivoluzionario marxista, basato sul proletariato e le masse oppresse, e quindi del tutto indipendente da ogni settore della borghesia, può portare alla vittoria contro il sionismo e l’imperialismo.

Ma tale vittoria non può essere raggiunta nell’ambito della sola Palestina. Solo l’unione di lotta del proletariato e delle masse arabe può sconfiggere definitivamente la forza dell’imperialismo. Solo una prospettiva socialista può liberare il popolo arabo dall’oppressione. E solo tale prospettiva può coinvolgere una parte della classe operaia e della gioventù ebraica, portandole a comprendere che esse stesse devono liberarsi dalla guerra e dallo sfruttamento sociale della borghesia sionista, indebolendo così il nemico della liberazione del popolo arabo.

Per questo, per quanto difficile, come la storia ha dimostrato, solo la prospettiva di una Palestina unita e socialista in un Medio Oriente socialista è la via per la vittoria futura. Ed e’ quella che devono costruire i militanti della sinistra e del proletariato arabo, unendosi in partiti e in una internazionale marxista rivoluzionaria.

  • Piena solidarietà al popolo e ai combattenti di Gaza e di tutta la Palestina.
  • Stop alla strage di Gaza.
  • Per il boicottaggio di massa dello stato sionista.
  • Nessuna pace col sionismo e l’imperialismo.
  • Abbasso la borghesia, i monarchi e gli sceicchi arabi, agenti dell’imperialismo.
  • Per il diritto al ritorno in patria per tutti i rifugiati palestinesi.
  • Per l’abbattimento rivoluzionario dello stato sionista.
  • Per una Palestina libera, unita, laica e socialista con pieni diritti democratici di minoranza nazionale al popolo ebraico.
  • Per l’unità rivoluzionaria del popolo arabo.
  • Per una federazione socialista del Medio Oriente.

Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione italiana del
Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale

(volantino distribuito durante la manifestazione nazionale per la Palestina, Roma 17/1/2009)

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Comunicato Stampa del Partito Comunista dei Lavoratori

RESPINGIAMO LE PROVOCAZIONI ANTISEMITE E RAZZISTE NELLA CITTÀ DI PISA

Le sezioni di Pisa e Livorno del Partito Comunista dei Lavoratori condannano fermamente il vergognoso oltraggio recato alla Sinagoga di Pisa ed esprimono la loro solidarietà alla Comunità ebraica.

Manifestano la loro preoccupazione per questa azione che si aggiunge ad una serie di provocazioni e intimidazioni cui questa città ha reagito debolmente se non con indifferenza: l'incendio della porta alla sede del PRC, la bomba carta al Centro sociale Newroz, il vandalismo ai danni del murale nello stesso Newroz (un insulto a un giovane scomparso), il sequestro di alcuni frequentatori del Rebeldia (da parte di un gruppo di fascisti che hanno incatenato il cancello e si sono allontanati facendo il saluto romano), i numerosi simboli fascisti nelle strade.

Rinnovando la loro totale solidarietà anche per la comunità palestinese di Pisa, in trepidazione per i fratelli e sorelle di Gaza duramente colpiti dall'esercito israeliano in queste ore, condannano ogni torbido tentativo di associare gli ebrei italiani alle responsabilità del governo israeliano.

Riaffermano il loro impegno intransigente contro ogni forma di razzismo, compresi l'antisemitismo e l'antiarabismo.

PCL sez. Pisa e sez. Livorno


ANTISEMITISMO, STUPIDITÀ, IGNORANZA

Al comunicato stampa qui pubblicato vogliamo aggiungere qualche considerazione sulle notizie riguardanti alcune manifestazioni a sostegno della Palestina tenute in Olanda, in cui sarebbe stato gridato lo slogan "Ebrei nelle camere a gas!".

Se queste notizie vengono confermate, per questo slogan infame ci sono due spiegazioni possibili: o si tratta di una provocazione fascista per screditare il movimento di sostegno per la resistenza palestinese, o si tratta di un caso di disperata stupidità, cinico disprezzo e irrimediabile mancanza di cultura politica e storica.

Noi non siamo di quelli che si scandalizzano se qualcuno brucia una bandiera mentre i suoi fratelli vengono bruciati dalle bombe al fosforo o al napalm, noi siamo senza esitazioni dalla parte dei palestinesi.

Ma la nostra cultura politica, con i profondi insegnamenti del marxismo, ed il nostro senso morale, ci hanno insegnato a distinguere gli obiettivi politici delle nostre lotte, a non confondere le responsabilità delle strutture economiche e politiche con quelle degli individui, e soprattutto ci hanno insegnato a rispettare il dolore di chi ha subíto persecuzioni indicibili.

ANTISIONISTI SEMPRE, ANTISEMITI MAI

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Fermare il massacro israeliano a Gaza!

Vita, terra, libertà per il popolo palestinese

Nasce il Coordinamento provinciale di solidarietà con il popolo palestinese (Pisa)


L’attuale, feroce aggressione militare alla striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano, con uso di armi di distruzione di massa, chiarisce una volta per tutte, se ce ne fosse ancora bisogno, torti e ragioni in una terra, quella di Palestina, distrutta e smembrata da oltre 60 anni di politiche colonialiste israeliane.

Fattore centrale di questo mare di sofferenza è il progetto dello Stato di Israele, che da 60 anni non rispetta ben 72 risoluzioni dell’ONU, occupa dal 1948 l’intera Palestina, dal 1967 le aree assegnate dall’ONU per l’ipotesi di Stato palestinese, le alture del Golan siriane, le fattorie di Sheba’a libanesi. Le ripetute offensive ed occupazioni militari israeliane nei paesi circostanti hanno prodotto negli ultimi decenni centinaia di migliaia di morti.

Nessuna equidistanza è possibile tra un tale progetto aggressivo, di apartheid e colonialista e le legittime aspirazioni dei popoli arabi – in primis quello palestinese - a vivere in pace nelle proprie terre.

Occorre che tutte le forze politiche, sociali, culturali ed associative amanti di una pace vera, perché nutrita da giustizia e verità, si schierino con determinazione al fianco dei palestinesi e della loro legittima Resistenza, contro una tra le più feroci persecuzioni che la storia umana ricordi.

Denunciamo la vergognosa campagna di disinformazione degli organi di informazione di massa.

Denunciamo la posizione del governo italiano che avalla la pulizia etnica israeliana a Gaza giustificandola come “legittima difesa”.

Denunciamo l’espulsione e l’omicidio di osservatori internazionali dell’ONU da parte di Israele, omicidi ed espulsioni sui quali è calato un vergognoso silenzio.

Le realtà che costituiscono oggi (lunedì 5 gennaio 2009) un Coordinamento provinciale di solidarietà con il popolo palestinese si impegnano alla mobilitazione per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
  • La cessazione immediata dell'attacco e dell’occupazione militare della striscia di Gaza.
  • L’apertura di corridoi umanitari e il contestuale invio di osservatori internazionali a protezione delle popolazioni palestinesi.
  • L’ingresso di giornalisti indipendenti nelle aree del conflitto.
  • La fine dell'embargo contro la popolazione palestinese di Gaza.
  • La distruzione del muro costruito da Israele in Cisgiordania e a Gaza.
  • Lo smantellamento degli insediamenti colonici israeliani.
  • La fine dell'occupazione israeliana della Palestina.
  • Il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi nella Palestina storica.
  • La liberazione degli oltre 10.000 prigionieri palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane.
  • Il congelamento di tutti gli accordi politici, economici e militari tra l'Italia e Israele.
  • Per uno Stato palestinese con Gerusalemme capitale.
Il Coordinamento si muoverà da subito sui seguenti obiettivi operativi:
  • Primo presidio informativo martedì 6 gennaio in p.zza XX settembre, di fronte al Comune di Pisa.
  • BOICOTTAGGIO delle relazioni commerciali e scientifiche tra Israele e Italia, a partire da quelle individuabili concretamente sui nostri territori cittadini e regionali, soprattutto nelle relazioni scientifiche tra università e scuole di alta formazione (S.Anna) e università e centri di ricerca israeliani, tra Regione Toscana e Fondazione Peres con il progetto “saving the children”: possibili presidi di denuncia in città.
  • Partecipazione alla manifestazione regionale del 10 gennaio a Firenze contro l’aggressione in atto a Gaza (appuntamento alle ore 13:30 alla stazione di Pisa).
  • Partecipazione alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE a Roma il prossimo sabato 17 gennaio. Sono aperte le prenotazioni per i pullman che partiranno da Pisa – Per contatti 050500442 cell. 3296947952.
  • Promozione di una raccolta di fondi per le popolazioni di Gaza.
  • Richiesta al Sindaco di Pisa di uno spazio in p.za XX Settembre per una “tenda per la pace” di informazione permanente sull’aggressione in atto a Gaza.
  • Richiesta a collettivi studenteschi medi ed universitari di promozione di incontri pubblici sui temi e gli obiettivi del comitato.
  • Invio di una lettera aperta alla città sulla situazione in Palestina da distribuire porta a porta in migliaia di copie.
  • Presidio sotto la Prefettura e richiesta di incontro con il prefetto per inviare una protesta formale al Governo contro le posizioni filoisraeliane assunte e per chiedere la rescissione del trattato Italia/Israele.
  • Chiediamo infine al Consiglio comunale di Pisa di sciogliere il gemellaggio con la città israeliana di Akko e a tutti i consigli comunali di Pisa e provincia la promozione di gemellaggi con Gaza.
Il Coordinamento provinciale di solidarietà con il popolo palestinese viene costituito da:

Comunità palestinese di Pisa, Rappresentanze sindacali di base (RdB/CUB), Rete dei Comunisti Pisa, Spazio antagonista Newroz, circolo ARCI agorà Pisa, Confederazione COBAS Pisa, progetto Rebeldìa, mensile “Valori”, Un Ponte Per...  (comit. di Pisa), Pianeta Futuro, PRC, PCL, Associazione Italia Cuba Pisa, Circolo comunista “Che Guevara” di Ponsacco (PI).

Chiediamo a tutte le realtà politiche, sociali, culturali e sindacali di Pisa e provincia di aderire al Coordinamento e di promuoverne le attività sul territorio.

Per presentare contenuti ed obiettivi del Coordinamento terremo una conferenza stampa mercoledì 7 gennaio alle ore 17,30 in pza XX settembre.
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Giorno 15 della rivolta in Grecia


La profondità del movimento che da due settimane sta scuotendo la Grecia, dopo l'assassinio del giovane Alexis da parte della polizia, viene mostrata chiaramente anche dal fatto che artisti e creatori del campo culturale sono coinvolti attivamente nella rivolta.  Ieri sera il governo voleva inaugurare l'edificio restaurato del Teatro nazionale di Atene e tutta l'élite era invitata, dall'attuale ministro della Cultura Michalis Liapis, uomo totalmente privo di cultura, a George Papandreou, leader del partito dell'opposizione ufficiale PASOK e presidente dell'Internazionale socialista, a membri della grande borghesia, armatori, banchieri, ecc.  Per l'inaugurazione sarebbe stata presentata la prima di un nuovo spettacolo.  Ma tutto è crollato quando piú di un centinaio di attori-attivisti sono intervenuti con striscioni e slogan per chiedere il rilascio di tutti gli arrestati durante la rivolta (circa duecento) e contro il governo degli assassini.  Si è dovuto annullare tutto l'evento e l'élite è corsa spaventata alle sue case o ville in periferia.

Questa azione è stata organizzata e realizzata da un'iniziativa di attori e studenti delle scuole di recitazione.  La stessa iniziativa (cui partecipano anche attori che sostengono l'EEK) oggi, 20 dicembre, ha inscenato un'altra azione in piazza della Costituzione (Sýntagma) di fronte al Parlamento, dove sono rimasti "congelati" come statue per qualche tempo denunciando l'uccisione di Alexis ed esprimendo il loro orrore.  La polizia antisommossa, naturalmente, è intervenuta coi lacrimogeni ma gli attori sono rimasti congelati.  Hanno mantenuto il loro atteggiamento congelato perfino quando sono stati arrestati e portati via dagli sbirri.  Attorno agli arrestati la gente gridava continuamente "Sbirri, porci, assassini".

Nello stesso tempo la polizia antisommossa aveva un altro grattacapo: un nuovo attacco di attivisti contro il famoso albero di Natale in piazza della Costituzione installato dal sindaco di destra al posto di quello bruciato in una dimostrazione precedente.  Molte unità della polizia antisommossa hanno circondato l'albero di Natale, che indubbiamente è l'abero di Natale piú sorvegliato del pianeta.
A Salonicco, oggi i giovami hanno occupato l'Olympion, il centro del Festival internazionale del cinema di Salonicco, hanno interrotto il programma, e poiché il sindaco di Salonicco (di destra) era lí, si è preso in testa e sul vestito una pioggia di biscotti di Natale (i kourabiedes, famosi in Grecia e Turchia), e gli è toccato scappar via per salvarsi (a Salonicco tiriamo biscotti o uova; a Baghdad, scarpe!).

A Petralona, una zona operaia di Atene, l'Assemblea popolare locale (ha preso quel noe dopo "l'Argentinazo" del 2001 ed è famosa per la lotta contro la privatizzazione della collina di Philopappou davanti all'Acropoli) oggi ha occupato il Centro culturale cittadino "Melina Merkouri".

Ci sono stati molti cortei in altre città e quartieri. come il Pireo, a Chaidari (una zona operaia del Pireo), a Nuova Smirne ecc.

Il Partito socialista dei lavoratori greco (Socialist Workers' Party -- SWP, Sosialistikó Ergatikó Kómma -- SEK), appoggiato da altre organizzazioni di sinistra, ha organizzato un comizio nel centro di Atene contro gli attacchi razzisti ai lavoratori immigrati, un obiettivo privilegiato della brutalità poliziesca.

Il prossimo passo importante sarà una grande dimostrazione di studenti, scolari, insegnanti e lavoratori il 23 dicembre.  Il giorno dopo un'altra dimostrazione di massa festeggerà e canterà le carole natalizie della Rivolta!  Fino ad allora il fato dell'albero di Natale del sindaco di Atene in piazza della Costituzione, forse, sarà sigillato.

Fatemi finire con uno slogan gridato dall'OEN, Organizzazione dei giovani rivoluzionari dell'EEK, che tradotto dice:

Non abbiamo detto l'ultima parola,
Questi giorni sono di Alexis!

DEN IPAME TIN TELEFTEA LEXI,
AFTES I MERES INE TOY ALEXI!

¡Hasta la Victoria siempre!

Savas Michael, Atene, 20 dicembre, 2008

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Documento finale assemblea nazionale studenti medi tenutasi a Pisa

Viviamo una crisi economica sistemica, dovuta all’esplosione dell’economia capitalista, prodotta da banchieri, imprenditori, politici, mafie e speculatori, che hanno investito su capitali ipotetici in realtà inesistenti. Questa grande crisi attuale colpisce tutti e ci viene fatta pagare in termini di tagli e privatizzazioni, negazioni di diritti, smantellamento del welfare e di politiche sociali.

“Noi la crisi non la paghiamo” è lo slogan lanciato dalle scuole e le facoltà in mobilitazione da mesi, e gridato adesso anche da tutti i soggetti sociali che la crisi non vogliono pagarla, dai precari ai migranti, dai pendolari ai lavoratori Alitalia, dagli insegnanti agli occupanti di case.

In questi mesi l’Onda sta dimostrando di saper parlare linguaggi diversi, di essere uno studente come un professore, un precario come un genitore, ha mostrato a tutti come ribellarsi alla crisi sia possibile; per questo sentiamo la necessità di guardare oltre le scuole e le università.

Il 12 dicembre sarà sciopero generale, un altro sciopero convocato anche grazie all’Onda, che ovviamente generalizzeremo, chiudendo le nostre scuole e scendendo in piazza, senza portare sterili solidarismi ai lavoratori, ma costruendo insieme ad essi una battaglia che è comune. Infatti, il nostro governo per uscire dalla crisi sta tentando di distruggere ogni senso di comunità sociale, mettendo individuo contro individuo, dirigendo la ricchezza dalle fasce sociali più basse all’alta finanza e nutrendosi allo stesso tempo di razzismo e xenofobia, fomentando una guerra tra poveri, nascosta sotto il nome di meritocrazia.

A questa atomizzazione della società noi rispondiamo nel senso inverso, valorizzando la forza dell’azione collettiva nazionale; oggi è solo l’unione di individui, capaci di autodeterminarsi collettivamente, che può opporsi con forza ed efficacia a questi attacchi indiscriminati.

Il concetto di meritocrazia distorta si ripropone all’interno della scuola, dove serve a nascondere la selezione sociale; la stessa scuola che già adesso risponde a logiche di discriminazione e disuguaglianza e che tradisce la sua natura costituzionale, poiché basandosi sulle logiche del profitto, si nega come strumento di emancipazione sociale. Gli otto miliardi di tagli della finanziaria all’istruzione e la devastazione della legge Gelmini, hanno spianato il terreno e aperto le porte allo smantellamento completo dell’istruzione pubblica.

Il culmine di questo processo ora lo vediamo nella proposta di legge del deputato Aprea, presidente della commissione cultura della camera. Come per l’università, il completamento della privatizzazione dell’istruzione pubblica coincide con l’istituzione del regime di fondazione: la qualità dei percorsi di formazione sarà determinata dai finanziamenti degli enti privati esterni che attraverso questi acquisteranno un posto nel Consiglio di amministrazione, l’organo che sostituisce il Consiglio d’Istituto, ma ne diminuisce il numero.

La proposta Aprea parla di partner esterni affiliati alle scuole, sancendo definitivamente la vendita del sistema formativo alle logiche di mercato e di business. La proposta di legge comprende anche una ristrutturazione dell’ordinamento giuridico degli insegnanti, che impone un anno obbligatorio di precariato e la suddivisione in docenti iniziali, ordinari ed esperti. L’uscita dal precariato ed il passaggio di livello è affidato al parere favorevole dei docenti esperti, figure di fatto analoghe ai baroni universitari.
Questo comporta un’ulteriore verticalizzazione dell’intero sistema di educazione, a partire dal nuovo ruolo manageriale del preside, le cui funzioni arrivano fino alla contrattazione individuale con i singoli docenti.

Come studenti abbiamo la necessità di attraversare queste logiche di verticalizzazione, costruendo dal basso la nostra autoriforma, partendo dalle pratiche quotidiane di autogestione e occupazione, di liberazione di spazi e tempi.

L’autoriforma parte dalla rivalutazione del ruolo dello studente all’interno della scuola e della sua stessa formazione, per questo si basa sulla riappropriazione dei contenuti, anche attraverso la collaborazione studente-docente. La cultura e il sapere critico della nostra autoriforma si contrappongono alla sterilità del nozionismo degli attuali programmi ministeriali. Per questo riteniamo fondamentale aprire la didattica ad una programmazione collettiva e condivisa, riscrivendo i programmi dal basso all’interno dei gruppi di materia, rendendo lo studente componente fondamenale ed attiva dell’istruzione e la scuola in grado di saper affrontare i mutamenti generazionali e sociali.

Ad esempio una di queste evoluzioni è il meticciamento e la multietnicità. La cultura deve saper essere inclusiva e valorizzare l’eterogeneità culturale, rifiutando ogni tentativo di introduzione del razzismo, come per le classi ghetto.

La formazione deve essere accessibile a tutti, senza discriminazioni né per il colore della pelle, né per la possibilità economica: per questo dai libri di testo ai trasporti, dai teatri ai musei, l’accesso ai saperi deve essere gratuito e libero.

E’ evidente che per garantire tutto questo servono fondi, gli stessi fondi di cui l’istruzione, come la sanità e l’intero settore pubblico vengono continuamente privati, mentre basta un prete per farli saltare fuori e mentre vengono continuamente finanziate le spese militari.

La scuola non deve pagare la crisi economica né in termini di finanziamenti, né tantomeno in termini di vite. La tragedia di Rivoli testimonia l’assurdità di anni di politiche di tagli e disinteresse nei confronti dell’edilizia scolastica. Non si può morire di scuola, non si può morire sul lavoro, non si può morire nelle piazze.

Gli stessi meccanismi di intimidazione e repressione che vediamo applicati nelle nostre città hanno raggiunto le peggiori conseguenze sabato scorso ad Atene, dove un ragazzo di 15 anni, Alexis, è stao ucciso dai colpi sparati da una camionetta di polizia durante un corteo in favore del diritto allo studio.

Ad ogni meccanismo e strategia di tensione rispondiamo che non siamo noi ad avere paura. A dimostrare di averne sono i governi in crisi che, non sapendo più come gestire un sistema che gli è sfuggito dalle mani, un’onda in grado di travolgerli, sono pronti persino a sparare, a sguinzagliare i soliti utili idioti provocatori nelle piazze, a denuciare e sgomberare gli studenti che occupano.

La loro debolezza non ci spaventa, le politiche securitarie non possono fermare il movimento di oggi come quello di ieri.

Il 12 dicembre, nell’anniversario della strage di piazza Fontana del 1969, dedicheremo le nostre manifestazioni ad Andreas. Intanto, in questi giorni riempiremo le nostre città di iniziative diffuse per denunciare la vergogna di questo omicidio e per chiedere giustizia.

Stiamo lottando da anni in difesa della scuola pubblica e per la costruzione di un sistema formativo migliore. Continuiamo adesso di fronte ai nuovi tentativi di svendita e di privatizzazione: in concomitanza della discussione in parlamento della proposta di legge Aprea ci saranno giornate di autogestione, occupazione, blocco della didattica e nei giorni dell’approvazione una grande data di mobilitazione nazionale in ogni città, che miriamo a condividere con una cittadinanza consapevole dei problemi della scuola, che riguardano l’intera società.

COLLETTIVI E COORDINAMENTI STUDENTESCHI DI: PISA, MILANO, ROMA, BOLOGNA, TORINO, NAPOLI, BARI, REGGIO EMILIA, VIAREGGIO, CAGLIARI, FIRENZE, EMPOLI, LA SPEZIA, ALESSANDRIA, POTENZA, PARMA, LIVORNO, MASSA, LUCCA, VELLETRI, VERONA.

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La lotta di novembre in Alitalia e il ruolo del PCLruggero administrator 26/11/200819,76Download
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testata giornalino

È USCITO!

Leggete e diffondete il nostro giornalino!

Sommario del numero zero

  • Il capitalismo mondiale sull'orlo del baratro
  • Il massacro della scuola Diaz
  • La NATO e il Caucaso
  • Dove va l'ANPI nazionale?
  • Medicina Democratica sull'inquinamento a Rosignano
  • Riparte il C.S. Godzilla
  • Comitato No Offshore
  • Obama la nuova faccia dell'imperialismo americano
  • Ricordo di Celia Hart Santamaria
  • La lotta dei lavoratori Alitalia
  • La Piaggio in piena crisi
  • La crisi nella provincia di Massa e Carrara
  • Ripristinare giustizia sociale e fiscale (vol. FIOM)
  • Rita Pani, una scrittrice comunista
  • Segreto di Stato e Stragi di Stato
  • Dai giornali
  • Il Partito (V. Majakovskij)
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domenica 23 novembre 2008

GRANDE SUCCESSO DELL'INIZIATIVA CON MARCO FERRANDO


M. Ferrando, Empoli 23/11/08
Almeno un centinaio tra compagni, militanti, lavoratori e cittadini hanno preso parte alla pubblica assemblea sulla questione del lavoro da noi promossa ed organizzata venerdì scorso. Nella sala gremita del circolo Arci di Spicchio sono intervenuti Rossano Rossi (segr. CGIL Toscana) e Marco Ferrando (Portavoce nazionale PCL) i quali hanno spiegato, attraverso i loro interventi, la gravità dell’attacco portato dal governo ai lavoratori, ai pensionati e ai precari, soffermandosi più volte sulle cause strutturali che hanno prodotto la crisi economica attuale e su i provvedimenti salva banchieri adottati dal governo. Si è ribadito inoltre l’inaccettabilità della messa in discussione del contratto nazionale di lavoro, l’urgenza di reintrodurre dei meccanismi di difesa dei salari e dei redditi dal caro vita, ma soprattutto si è finalmente riconosciuta l’urgenza di un nuovo protagonismo dei lavoratori sulla scena politica italiana, specialmente nella costruzione dell’unica opposizione credibile ed efficace al governo Berlusconi. La proposta del Partito Comunista dei Lavoratori di indire il prima possibile una vertenza generale dei lavoratori, da promuoversi in un’assemblea nazionale di rappresentanti eletti dai lavoratori stessi all’interno delle fabbriche, ha trovato subito consenso, e numerosi sono stati anche gli interventi dal pubblico, sia da parte di lavoratori che di pensionati. Molto positiva è stata anche l’eterogeneità della platea degli intervenuti: sedevano insieme, infatti, operai delle aziende della zona, giovani precari, studenti universitari, compagni e compagne di varia provenienza politica e sindacale. Sicuramente questo è stato l’elemento più positivo della serata, ovvero il clima di dibattito e di confronto costruttivo tra le varie componenti, tutte consapevoli che il momento che attraversiamo è uno dei più difficili, che la strada per il rilancio della sinistra passa dalla resistenza ad ogni governo della borghesia nella prospettiva di un nuovo ordine economico mondiale, per la costruzione di una società nuova, non più schiava del profitto e dell’ingiustizia. Consapevoli tutti che solo i lavoratori, attraverso la loro unità e la loro forza, potranno essere il motore primario di una nuova stagione di lotta e di conquiste per la società intera. Paghi chi non ha mai pagato, govèrnino i lavoratori!

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„Als die Nazis die Kommunisten holten, habe ich geschwiegen, ich war ja kein Kommunist. Als sie die Sozialdemokraten einsperrten, habe ich geschwiegen, ich war ja kein Sozialdemokrat. Als sie die Gewerkschafter holten,  habe ich geschwiegen, ich war ja kein Gewerkschafter.

Als sie mich holten, gab es keinen mehr, der protestieren konnte.“

"Quando i nazisti vennero a prendere i comunisti stetti zitto, io non ero un comunista. Quando rinchiusero i socialdemocratici stetti zitto, non ero un socialdemocratico. Quando vennero a prendere i sindacalisti stetti zitto, non ero un sindacalista. Quando vennero a prendere me, non c'era piú nessuno che potesse protestare."

Martin Niemöller

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4 novembre 1918 - 4 novembre 2008

La Grande Guerra della borghesia contro i lavoratori

Novant'anni fa, decine di milioni di lavoratori vennero mandati al macello per gli interessi delle borghesie europee. Mentre qualcuno celebra questa ricorrenza con l'esaltazione delle armi e del patriottismo, noi la vogliamo ricordare con le parole di una canzone popolare di quei tempi:

E a te Cadorna 'un mancan l'accidenti
che a Caporetto n'hai ammazzati tanti
noi si patisce tutti questi pianti
e te nato d'un cane non li senti.

E non m'importa della tu' vittoria
perché ci sputo sopra alla bandiera
sputo sull'Italia tutt'intera
e vado in c... al re colla su' boria.

E quando si farà rivoluzione
ti voglio ammazza' io, nato d'un cane
e a' generali figli di puttane
li voglio spara' a tutti con i'ccannone.

Abbasso il nazionalismo e il militarismo!

ABBASSO LA GUERRA!

Viva l'internazionalismo proletario!

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DICHIARAZIONE SULLA CRISI CAPITALISTICA

(4 ottobre 2008)

La crisi di Wall Street e i suoi primi effetti in Europa non sono semplici turbolenze, per quanto gravi, del capitalismo: sono la cartina di tornasole della sua vera natura e, insieme, della sua crisi strutturale. Esse smentiscono una volta di più, se ve n’era bisogno, tutti gli annunci apologetici dell’89 sulla nascita di un nuovo “ordine mondiale” economicamente prospero. Così come sconfessano tutte le fantasie neoriformiste o “centriste” su un “nuovo mondo possibile” in ambito capitalistico. Al contrario: l’attuale crisi capitalistica conferma una volta di più l’attualità della rivoluzione socialista internazionale quale unica via d’uscita storicamente progressiva dalla crisi dell’umanità.

Naturalmente sarà necessario verificare attentamente il corso della crisi finanziaria, i ritmi della sua propagazione internazionale, le sue ricadute sulla produzione mondiale, i suoi effetti sul declino americano negli equilibri globali. Ma in ogni caso al di là delle sue variabili imprevedibili, la grande crisi di Wall Street rivela nella forma più clamorosa tutta l’irrazionalità del capitalismo, l’anarchia insuperabile del suo modo di produzione, la barbarie morale delle sue classi dirigenti, dei suoi partiti, dei suoi governi di diverso colore.

Per vent’anni la borghesia mondiale, americana ed europea, ha costruito il grande castello delle proprie fortune finanziarie sul massacro sociale dei salari e del lavoro; sulla privatizzazione delle prestazioni sociali (fondi pensione); sull’indebitamento crescente e indotto di milioni di famiglie in cerca di casa o di cure sanitarie; sulla cinica cartolarizzazione dei debiti e dei rischi d’insolvenza: in una gigantesca giostra di capitali fittizi, spinta dalla ricerca di un profitto più elevato e più rapido di quello garantito dall’economia “reale”. La miseria sociale e la speculazione sulla miseria sono state la base dell’enorme ricchezza finanziaria accumulata dalle grandi banche, assicurazioni, imprese. Oggi quelle stesse classi dirigenti cercano di scaricare gli effetti del crollo del loro castello finanziario sulle medesime vittime sociali delle proprie speculazioni. Questa è la sostanza del piano Paulson negli USA col sostegno congiunto di Bush, Obama e McCain. Questo è il segno dei salvataggi finanziari operati in Europa, in Gran Bretagna, in Francia, in Germania, in Belgio, in Olanda.

Ovunque la crisi sconfessa clamorosamente le ipocrisie ideologiche degli ultimi 20 anni.

I governi più “liberisti”, nel colpire i lavoratori, diventano i più “statalisti” quando si tratta di salvare i banchieri, naturalmente a spese dei contribuenti. I più solenni avversari del più piccolo “aiuto statale” per il salvataggio di posti di lavoro nei servizi pubblici, promuovono giganteschi aiuti dello stato per il salvataggio degli speculatori privati destinando centinaia di miliardi pubblici all’acquisto di titoli “tossici” o di azioni in declino. I nemici ideologici di ogni nazionalizzazione non esitano a comprare in tutto o in parte banche e assicurazioni in difficoltà: pagando indennizzi miliardari (e un futuro dorato) a sfruttatori cinici, con i soldi prelevati dal portafoglio degli sfruttati e da nuovi tagli sociali. I lavoratori colpiti nella previdenza pubblica a vantaggio di fondi pensione truffaldini (spesso oggi in picchiata) sono chiamati a pagare il conto lasciato dalle banche truffatrici: dunque sono truffati due volte. Famiglie spremute per anni da mutui bancari usurai sono chiamate a pagare il disastro dei loro strozzini: magari dopo aver subito il pignoramento della casa. Ovunque gli effetti della crisi e delle terapie borghesi si scaricheranno sulle condizioni sociali di grandi masse, già provate da decenni di “sacrifici”.

Di fronte a questo scenario generale, si conferma, una volta di più, la totale inconsistenza di ogni ingenuità riformista. I teorici del capitalismo democratico e sociale, di un “keynesismo progressista”, di un compromesso riformatore con la borghesia, sono davanti al fallimento di tutte le loro fantasie. Il nuovo statalismo della borghesia è a sostegno delle banche (e del militarismo) contro i lavoratori. Né più né meno che il vecchio liberismo. E’ la riprova che la borghesia usa i più diversi specchi ideologici a difesa dei propri immutati interessi di dominio.

Ogni riduzione dell’anticapitalismo all’antiliberismo ha rappresentato e rappresenta un inganno per i lavoratori e i movimenti sociali: spesso allo scopo di non pregiudicare compromessi di governo con le classi dominanti e i loro “partiti democratici” contro i lavoratori e i movimenti.

Parallelamente l’enormità della crisi in corso polverizza tutte le impostazioni iperminimaliste sostenute nei movimenti dalle organizzazioni centriste (Tobin tax, democrazia partecipativa…): miti ideologici illusori ormai defunti, subalterni all’idea di un capitalismo “sociale”, che rivelano, tanto più oggi, tutta la propria impotenza.

La verità nuda e cruda che la grande crisi internazionale ci consegna è la conferma del marxismo: il capitalismo non è socialmente riformabile. Né per via ministeriale, né per opera della “pressione” dei movimenti. Nessun nuovo futuro per l’umanità è compatibile con il potere delle banche, delle assicurazioni, delle grandi imprese, dei loro partiti, dei loro governi, dei loro Stati. Il rovesciamento rivoluzionario di questo potere è condizione storica decisiva per il progresso della società umana. Solo un governo operaio può nazionalizzare le banche non i loro debiti. Solo il potere dei lavoratori e delle lavoratrici può rendere possibile un mondo nuovo, liberato dalla dittatura del capitale finanziario.

Il PCL è orgoglioso di rappresentare l’unico partito della sinistra italiana che si batte per questa prospettiva storica, e che cerca di ricondurre ad essa le rivendicazioni immediate di lotta, e tutto il proprio intervento quotidiano nella classe operaia e in ogni movimento.

Come è orgoglioso di appartenere a una corrente rivoluzionaria internazionale che persegue lo stesso programma in tutto il mondo: perché la crisi mondiale del capitalismo conferma ancora una volta che l’alternativa socialista o è internazionale o non è.

ESECUTIVO NAZIONALE PCL

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PRIMO CONGRESSO NAZIONALE PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI - domenica 6 gennaio 2008

 

 

Si è chiuso oggi a Rimini il congresso di fondazione del Partito Comunista dei Lavoratori.

Nella sua relazione conclusiva Marco Ferrando ha sottolineato: ”L’agonia del governo Prodi e della sua maggioranza, la ricerca di un asse Veltroni-Berlusconi-Bertinotti finalizzato ad una nuova legge elettorale, dominano l’attuale passaggio politico. Le sinistre di governo rivelano una volta di più la propria totale mancanza di principi. Invece che contrapporsi alle nuove leggi truffa col rilancio di una battaglia politica proporzionale, negoziano, come sul piano sociale, sul terreno dell’avversario, nell’esclusiva ricerca di una propria tutela di ceto sul piano della collaborazione di classe.

Intanto il PRC vede approfondirsi nettamente, nell’ultima fase, la propria crisi interna.: di consenso e di insediamento sociale tradizionale, operaio e di movimento.”

Nella prossima fase politica il PCL svilupperà un’azione impegnativa su vari terreni:
· La preparazione del partito alla prossima tornata elettorale amministrativa di primavera.
· Il rilancio della campagna di opposizione al governo Prodi, combinato con la denuncia del carattere truffaldino della cosiddetta “ verifica “ annunciata.
· La contrapposizione alla nuova concertazione sulle regole contrattuali. Contro le manovre di governo-confindustria-burocrazie sindacali che cercano di patteggiare qualche riduzione fiscale simbolica sui salari come copertura dell’attacco al contratto nazionale di lavoro, il Pcl rilancia la proposta di vertenza generale, a partire dalla lotta contro il carovita. Con la richiesta di un consistente aumento dei salari e degli stipendi per tutti i lavoratori, di un controllo operaio e popolare sui prezzi, dell’abolizione delle leggi di precarizzazione del lavoro. Il Pcl rinnova la proposta di un’assemblea nazionale dei delegati, a partire dalle fabbriche del No al protocollo, come sede democratica di unificazione dell’avanguardia di classe e strumento di rilancio di una mobilitazione di massa indipendente.

Al termine del congresso Marco Ferrando è stato riconfermato portavoce nazionale del Pcl.

Ufficio stampa Pcl - ufficiostampa.pcl@libero.it - tel.388/6184060 – 329/7417900

 
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DOMENICA A FIRENZE ASSEMBLEA NAZIONALE GAZA VIVRA` - giovedì 24 gennaio 2008
SABATO A FIRENZE CON I COMPAGNI PROCESSATI PER MANIFESTAZIONI CONTRO LA GUERRA - mercoledì 23 gennaio 2008
PRIMO CONGRESSO - mercoledì 16 gennaio 2008

 

SPECIALE !!  PRIMO CONGRESSO NAZIONALE

http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c1:o83

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Comunicato Stampa del Partito Comunista dei Lavoratori
Sezioni di Pisa – Livorno


Il Partito Comunista dei Lavoratori sezioni di Pisa – Livorno esprime piena ed incondizionata solidarietà ai lavoratori tutti (sia interinali che stagionali, a tempo determinato ed a tempo indeterminato) che anche oggi con uno sciopero ad oltranza hanno voluto dare un segnale inequivocabile ai Padroni dell’Unicoop Tirreno. Lo sciopero ad oltranza è la giusta forma di lotta che deve riunire tutti i lavoratori fino a che non saranno accolte le loro richieste per la difesa del posto di lavoro.

BASTA CON LA PRECARIETÀ DIFFUSA.

Chiediamo ai cittadini ed ai lavoratori livornesi di non lasciare isolata questa lotta esemplare ed anzi di solidarizzare con la determinazione ed il coraggio di questi lavoratori. Chi ha figli in età lavorativa sa bene a quali punti di sofferenza e di non ritorno siamo arrivati grazie alle leggi che hanno prodotto prima il lavoro interinale(governo Prodi con l’astensione preziosa di Bertinotti, Vendola e Diliberto) e poi il lavoro sempre più precario (legge 30, governo Berlusconi). L’UNICOOP Tirreno, la cui proprietà è di area PD, non fa che avallare queste tristi e squallide pratiche di gestione del personale in base all’unico scopo sociale che la muove: il profitto.

Altro che solidarietà e valori delle Cooperative (LA COOP SEI TU): Tutto fumo negli occhi.

E dicano la verità: i lavoratori interinali costano meno di quelli a tempo determinato, per di più hanno meno diritti e salari e sono più ricattabili, in base alla logica DIVIDE ET IMPERA. Ma non basta: Confindustria e poteri forti, con l’appoggio purtroppo di CGIL, CISL, UIL e UGL, vogliono smantellare l’impianto contrattuale nazionale esistente, per avere ancora più mano libera e poter decidere loro come, a chi e quanto salario dare sulla scorta delle loro determinazioni, delle esigenze delle sue imprese, e quanta produttività (sfruttamento ) chiedere in più.

Ci appelliamo ai cittadini e lavoratori livornesi, non lasciamo soli questi lavoratori e questa lotta esemplare.

Costruiamo solidarietà e mobilitazione attorno alla lotta dei lavoratori dell’Ipercoop.

Noi lavoriamo e lavoreremo in questa direzione.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Sezioni di Pisa - Livorno

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Livorno, 7 luglio 2008

Mio figlio è morto l'11 luglio nel 2003 nel carcere Le Sughere di Livorno. Faceva molto caldo come oggi, ero lì sola a combattere, o per meglio dire, cominciavo una battaglia più grande e pericolosa di me. Ricordo chiaramente che i secondini fecero di tutto per non farmi lasciare un mazzo di fiori lì, su quel piccolo spazio in un angolo vicino al cancello del carcere. Erano in 5, una donna e 4 uomini, fu proprio lei, un'ispettrice che guardandomi negli occhi mi disse che non potevo lasciare lasciare lì i fiori. Poi, vedendo la mia insistenza, mi chiese: "Signora, ma ha pagato la tassa al comune? Perché sta occupando un suolo pubblico!" Non credevo a quelle parole, mio figlio era morto, lo avevano ucciso, ma per loro c'era solo freddezza e indifferenza.

Oggi a distanza di 5 anni, grazie a voi tutti! Alle persone che ho conosciuto personalmente, ma un grazie particolare va a coloro che sono venuti da lontano per starmi vicino nella mia battaglia per la verità. Senza voi tutti non so se sarei riuscita ad andare avanti, perchè la forza me l'avete trasmessa, di mio c'è che sono una che non molla. Ci sono stati degli indagati, e siamo arrivati quasi al capolinea, una battaglia che piano piano abbiamo percorso insieme, ed insieme la dobbiamo vincere.

SABATO 12/7 DALLE ORE 18 SARÒ ANCORA DAVANTI AL CARCERE PER RICORDARE L'ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI MIO FIGLIO MARCELLO. SPERO CHE SAREMO IN TANTI.

UN ABBRACCIO FORTE E UN GRAZIE A TUTTI

MARIA CIUFFI

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Comunicato stampa del Partito Comunista dei Lavoratori
Sezioni di Pisa  - Sez.  Livorno

Ora e sempre resistenza

In merito alla decisione del Consiglio Comunale di Livorno di non concedere la sala consiliare per il solito squallido dibattito teso a riabilitare i repubblichini di Salò ed i loro eredi attuali e ad aprire una revisione storica con la presenza del solito ” parziale” giornalista di turno, non possiamo che condividere la ferma opposizione ad un’iniziativa per nulla culturale come Alleanza Nazionale cerca far credere.
 
Ci auguriamo che anche la Provincia segua la medesima linea e che non ci sia spazio per questi tentativi provocatori di revisionismo, tesi a modificare la memoria storica della resistenza antifascista. I massacratori di Salò, come ha dimostrato l’inchiesta parlamentare sugli Armadi della Vergogna, sono stati riutilizzati nel dopoguerra in strutture clandestine come GLADIO e quindi furono compartecipi nella strategia della tensione che ha portato alle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia e Bologna. Gli orfani di Salò non possono essere messi sullo stesso piano di chi ha combattuto per la liberazione di Livorno dai nazifascisti come lo è stato Ilio Barontini.

Non saranno i Pansa ed i Carioti con i loro risibili libri privi di valore storiografico a mettere in discussione le fondamenta della nostra storia e se pur la resistenza è stata tradita nelle sue aspirazioni migliori di uguaglianza e giustizia sociale, non per questo accetteremo di accodarci alla canea razzista, revisionista e fascista in ultima analisi, che monta nel paese.

Come già a San Giuliano Terme, alla Versiliana di Pietrasanta ed ora anche a Livorno la mobilitazione antifascista e antirazzista saprà dare risposte unitarie e di massa a queste operazioni di sdoganamento del fascismo vecchio e nuovo.

Vogliamo salvare dalle amnesie l’esponente toscano di AN Totaro, impegnato totalmente a stilare interpellanze in parlamento in appoggio a queste squallide operazioni. Contro gli antifascisti spiccano i suoi richiami alla polizia in Versilia perché a suo parere non ha mostrato durezza verso chi contestava civilmente dimostrazioni palesi di apologia fascista. Non solo si dimentica le stragi compiute insieme da SS e repubblichini di Salò come quella della 570 vittime di Sant’Anna di Stazzema, ma si dimentica dei giovani di sinistra accoltellati pochi giorni fa a Roma e tutte le aggressioni subite in questi mesi nella caccia ai diversi da parte squadraccie fasciste . Basti ricordarsi del giovane ucciso a Verona da alcuni esponenti del Fronte Veneto Skinheads.

Noi saremo sempre presenti per difendere la nostra memoria storica, per ricordare con la controinformazione che l’oppressione e la violenza generate dal fascismo sono continuate con gli stessi orfani di Salò.
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Il futuro del capitalismo

CHE DICONO ADESSO I PROMOTORI CONFEDERALI DEI FONDI PENSIONE?

Tutti si ricordano della martellante campagna confederale a favore dei FONDI PENSIONE, culminata nel referendum farsa del luglio 2007. La campagna acquisti non andò così bene per le tre scimmiette confederali (non avevano visto, non avevano sentito, non avevano parlato), che, pur cantando vittoria per i risultati globali ampiamente truccati, dovettero accontentarsi di un deludente 20% di consensi da parte dei lavoratori dell'industria (fortunatamente per questi ultimi).

Certo i Lavoratori deil'NCA, della Eaton, del Porto, della Pignone di Massa Carrara, ricorderannno i banchetti che avevamo allestito ed i volantini che avevamo distribuito, assieme ai sindacati di base, per smascherare l'imbroglio confederale; ma la trimurti ci derideva e invitava i suoi iscritti a non dar retta a quei pericolosi estremisti, per di più legati a quella sorpassata ed arcaica visione comunista dell'economia. Meglio modernizzarsi, aprirsi al mercato, investire in moderni e più produttivi fondi, come i Cometa, Comit, Fonchim, Espero, benedetti e santificati dalla triplice alleanza. Cosa curiosa, però, sembra che impiegati e dirigenti della maggior parte delle aziende, nonchè delle gerarchie concertative, abbia preferito lasciare il proprio tfr in azienda (misteri imperscrutabili della fede).

Noi, in tutte le assemblee cui riuscivamo ad accedere, citavamo gli esempi disastrosi della Enron, dei bond argentini, della Cirio e della Parmalat: ma dalle tre scimmiette solo sorrisetti compassionevoli. Adesso il castello di carte (tali letteralmente sono i fondi pensione, sub-prime e derivati vari) è crollato e sta travolgendo il mercato mondiale, e i nostri autorevoli bonzi incravattati sono in difficoltà: qualcuno di loro, citando il famoso "economista" americano Humphrey Bogart, mormora "E' il mercato, bellezza!"; qualcun altro, più prudente, confida nelle assicurazioni tranquilizzanti dell' illusionista di Arcore e di Robin-Tremonti, fingendo di non sapere che le assicurazioni del primo valgono quanto i bond argentini, e le frecce del secondo (cui riteniamo manchi perlomeno il fisico dell'arciere di Sherwood) devono ancora essere fabbricate. Intanto, dalle poche trasmissioni televisive e dagli articoli dei pochissimi giornali non "embedded" (in italiano "non berlusconizzati"), filtrano notizie su lavoratori e risparmiatori italiani rovinati dai "derivati". A questo punto crediamo sia del tutto insufficiente vagire, come ha fatto recentemente anche Cremaschi (a suo tempo sponsor dei fondi Cometa), perchè il governo "garantisca i risparmi dei lavoratori": il governo deve fare marcia indietro, e come minimo eliminare la norma-trabocchetto che vincola praticamente a vita il TFR ai fondi pensione.

Noi riteniamo che i lavoratori abbiano un solo mezzo per rimandare al mittente le politiche schiavistiche dei padroni (pardon, "datori di lavoro") e dei loro servi: programmare uno sciopero generale serio, alla francese, prolungato e non concordato, mandando a quel paese i bonzi summenzionati e consigliando loro di andare a riscuotere i loro 30 denari per investirli, quelli sì, nei fondi pensione.

 Il PCL della Toscana

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